Confapi Padova: «le rinnovabili non bastano per soddisfare la domanda di energia»

Trevisan: «serve un’Europa che sappia fare da massa critica per assicurare la cmpetitività delle Pmi».

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Da sx direttore Davide D'Onofrio, presidente nazionale Cristian Camisa e presidente padova Marco Trevisan.

Un confronto sui grandi temi che stanno ridisegnando il futuro della manifattura del NordEst: energia, geopolitica, politiche industriali europee, competitività globale con oltre 350 imprenditori, amministratori e portatori d’interesse che hanno animato Villa Molin per l’Assemblea pubblica 2026 di Confapi Padova, trasformando l’evento in uno dei momenti più partecipati dell’anno per la piccola e media industria del territorio.

Tra i vari interventi, Paolo Scaroni, esperto di geopolitica energetica, parlando di lotta al cambiamento climatico ha sottolineato come questa rimanga una delle grandi sfide del nostro tempo, anche se oggi l’attenzione pubblica è comprensibilmente concentrata sulla sicurezza degli approvvigionamenti. «Dopo oltre vent’anni di investimenti nelle nuove rinnovabili, solare ed eolico – ha evidenziato Scaroni – il mondo, purtroppo, non sta ancora sostituendo le fonti fossili, ma sta semplicemente aggiungendo nuova energia a una domanda globale in continua crescita. Siamo ancora lontani dagli obiettivi dell’Accordo di Parigi e serve però un approccio pragmatico, capace di tenere insieme decarbonizzazione, competitività e indipendenza energetica».

«La Cina lo ha compreso da tempo, investendo in reti, rinnovabili, batterie, nucleare, idroelettrico e centrali elettriche e a carbone per garantirsi elettricità abbondante e competitiva e ridurre la dipendenza dall’estero – sottolinea Scaroni -. L’Europa, con il “Green Deal”, ha scelto la strada più ambiziosa, ma oggi deve confrontarsi con costi dell’energia molto più elevati rispetto ai principali concorrenti internazionali. Per questo l’Europa deve rilanciare con decisione una strategia energetica fondata su elettrificazione dei consumi, rinnovabili e nucleare, così da garantire energia domestica competitiva».

Un messaggio condiviso con forza dal presidente di Confapi Padova, Marco Trevisan: «viviamo un passaggio storico che sta mettendo alla prova anche le imprese più solide. Le dinamiche globali incidono in modo diretto sulla nostra vita aziendale e nessuno, soprattutto nel NordEst delle piccole e medie imprese, può affrontarle da solo. Il nostro è un sistema manifatturiero straordinario per capacità di trasformazione, flessibilità e intuizione, ma resta esposto: dipendiamo dall’energia, dalle materie prime, dalla tecnologia e dalle competenze».

Per Trevisan «dobbiamo smettere di pensare in piccolo. Servono una visione nazionale e, soprattutto, una visione europea: temi come la sovranità energetica, la sicurezza delle filiere o la capacità negoziale nelle guerre commerciali non sono alla portata di un singolo Stato, figuriamoci di una singola regione. L’Europa deve diventare la nostra massa critica. Il NordEst ha tutte le carte per giocare un ruolo da protagonista – imprenditoria diffusa, competenze, università d’eccellenza -, ma gli ingredienti non bastano se la ricetta è vecchia. Servono scelte nuove: consolidamento delle filiere, attrazione di capitali, infrastrutture adeguate, logistica moderna, investimenti nella formazione scientifica e tecnologica. È il momento di aggiornare il modello di sviluppo e di farlo con coraggio».

Molto atteso l’intervento del presidente nazionale di Confapi, Cristian Camisa: «il NordEst e il Veneto hanno sempre dimostrato una straordinaria capacità di andare in controtendenza grazie allo spirito imprenditoriale che caratterizza questa Regione. I nostri imprenditori sanno leggere prima della politica i segnali del mercato, le difficoltà e i punti di crisi del sistema produttivo. Oggi più che mai l’Italia ha bisogno di una politica industriale costruita davvero sulle Piccole e Medie Industrie private, che sono state decisive nella ripartenza post‑Covid e continuano a reggere l’urto delle crisi internazionali.

Per questo, prosegue Camisa, «chiediamo con forza al Governo un programma industriale a misura di PMI. Mi fa piacere che il ministro Giorgetti abbia ripreso una proposta che avevo avanzato: lo Stato raccoglie oltre 3.200 miliardi di risparmio tramite titoli pubblici. Destinare anche una parte di queste risorse al rafforzamento patrimoniale e ai piani di investimento delle PMI avrebbe un impatto immediato su crescita, occupazione e gettito fiscale. C’è poi il tema dell’energia, oggi più che mai cruciale. L’Italia parte con un costo energetico molto più alto rispetto ai competitor europei: non possiamo più permettercelo. Serve una politica energetica europea e servono scelte chiare a livello nazionale. Abbiamo chiesto l’azzeramento degli oneri di sistema anche per le PMI e misure per favorire autoproduzione e autoconsumo. Ma dobbiamo dirlo con chiarezza: le rinnovabili non bastano. Se vogliamo garantire competitività al nostro sistema industriale, il Paese deve tornare a considerare seriamente il nucleare».

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