Treviso, il giorno in cui i commercialisti in assemblea hanno parlato di futuro

Non solo numeri e delibere: l’assemblea dell’ODCEC Treviso mette al centro il futuro della professione, il rapporto con il sistema produttivo del Nord Est e la costruzione di una nuova identità professionale.

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Ci sono momenti in cui una comunità professionale smette di discutere soltanto di norme, adempimenti e organizzazione interna.
E inizia a interrogarsi sul proprio significato.

L’assemblea dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Treviso, ospitata al BHR Hotel, è stata soprattutto questo: un tentativo di ridefinire il ruolo della professione dentro un Nord Est che cambia velocemente quanto le imprese che lo attraversano.

Formalmente era la prima assemblea del nuovo Consiglio 2026–2030. Nella sostanza è sembrata molto di più: una riflessione collettiva su cosa significhi oggi essere commercialisti.

La domanda che attraversa tutta l’assemblea

Quando il presidente Pierantonio Biasotto prende la parola, la sala capisce rapidamente che non sarà una relazione tradizionale. Niente tono celebrativo. Nessuna sequenza di risultati da elencare. Nessuna retorica da insediamento. L’apertura è quasi filosofica:

“Ogni comunità professionale, prima o poi, è chiamata a interrogarsi su sé stessa. Non su ciò che fa, ma su ciò che è.”

È una frase che sposta immediatamente il livello della discussione. Perché il punto non è soltanto amministrare un Ordine. Il punto è capire quale spazio possa ancora occupare una professione economico-giuridica in un sistema produttivo sempre più attraversato da tecnologia, automazione, trasformazioni organizzative e nuove aspettative generazionali.

Ed è qui che emerge il cuore della visione del nuovo presidente: oggi imprese e territorio chiedono ai commercialisti capacità di lettura, interpretazione e gestione della crescente complessità economica. Non basta conoscere le norme. Serve interpretare i cambiamenti.

Governance, sostenibilità, organizzazione degli studi, crisi d’impresa, ricambio generazionale, evoluzione dei modelli produttivi: il commercialista che emerge dall’intervento di Biasotto non è più soltanto il professionista dell’adempimento, ma una figura chiamata a leggere sistemi complessi. È un cambio di posizionamento culturale prima ancora che professionale.

I giovani come misura della professione

Ma il tema che attraversa davvero tutto il pomeriggio è forse un altro: i giovani. Non trattati come “categoria da proteggere”, ma come criterio con cui misurare la qualità delle scelte della professione. È uno dei passaggi più lucidi dell’intervento del nuovo presidente.

Secondo Biasotto, la nuova generazione “non è meno motivata. È più selettiva. Più attenta alla qualità del tempo, alla sostenibilità del lavoro, alla coerenza dei percorsi professionali.

E soprattutto pone una domanda precisa: questa professione rappresenta ancora un luogo in cui investire il proprio futuro?

L’assemblea sembra ruotare continuamente attorno a questa domanda. Non a caso uno dei momenti più significativi arriva con la presenza dell’UGDCEC Treviso guidata da Federica Milani, chiamata sul palco come espressione di una generazione che chiede percorsi più chiari, formazione concreta e una professione più leggibile.

Non è un dettaglio simbolico. Perché il messaggio emerso dal pomeriggio trevigiano è netto: il futuro della professione non si costruisce parlando dei giovani, ma costruendo spazi in cui possano realmente riconoscersi dentro la professione stessa.

E i numeri, almeno in parte, sembrano confermare che questa vitalità esiste ancora. L’Ordine di Treviso conta oggi 1.635 iscritti tra Albo ed Elenco speciale e 80 praticanti. Nel solo 2025 sono stati registrati 33 nuovi iscritti e 56 nuovi ingressi nel Registro del Tirocinio.

La scena più potente della giornata

Ed è probabilmente proprio lì che l’assemblea raggiunge il suo momento più intenso. I nuovi iscritti vengono chiamati uno ad uno.
La sala applaude mentre leggono l’impegno deontologico davanti ai colleghi. Entrano ufficialmente nella comunità professionale trevigiana Matteo Bergamo, Giulia Camarin, Alberto Caruzzo, Mirko Cigagna, Marianna Dalla Longa, Tommaso De March, Viviana Dorigo, Annalisa Fiorin, Matteo Florian, Matteo Francescano, Lorenzo Gerlin, Lorenzo Marchioni, Lorenzo Orlandi, Chiara Reginato, Giada Simionato, Alex Turco e Sofia Vanzin.

È un passaggio semplice solo in apparenza. Perché dentro quei nomi c’è una parte importante del futuro della professione. In tempi in cui molte professioni sembrano perdere identità collettiva, il valore simbolico di questo momento resta sorprendentemente forte.

Una squadra prima ancora di una governance

L’assemblea è anche il primo momento pubblico della nuova governance dell’Ordine. Quando Biasotto richiama sul palco la presidente uscente Camilla Menini, il tono si abbassa improvvisamente. “Guidare un Ordine significa assumersi responsabilità che spesso non si vedono”, dice prima dell’applauso della sala.

Poi arriva la presentazione del nuovo Consiglio. Ma anche qui il registro scelto è particolare. Biasotto insiste sul concetto di “responsabilità diffusa”:

“Non esiste un Presidente forte senza una squadra forte.”

Sul palco salgono uno dopo l’altro i componenti del Consiglio che accompagnerà l’Ordine nel mandato 2026–2030: accanto al presidente Pierantonio Biasotto, il vicepresidente Francesco Ballarin, la consigliera segretaria Stefania Campodall’Orto, la tesoriera Monica Vettorazzo e i consiglieri Lorena Andreetta, Barbara Arcaio, Corrado Arnosti, Maura Dal Col, Angelo Bonemazzi, Gianni Da Rin De Lorenzo, Andrea Marchi, Gianluca Munarin, Emilio Vellandi, Antonio Viotto e Tiziana Simionato.

Una composizione che restituisce anche geograficamente l’immagine di una professione diffusa in tutto il territorio della Marca, da Treviso a Conegliano, da Castelfranco a Vittorio Veneto, fino a Oderzo e Pieve di Soligo.

Poco dopo sale sul palco anche David Moro, componente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, a sottolineare il collegamento tra la dimensione territoriale dell’Ordine trevigiano e quella nazionale della professione.

Formazione, cultura professionale e territorio

Uno dei messaggi più forti emersi dall’assemblea riguarda il ruolo dell’Ordine stesso. Non soltanto ente amministrativo o struttura di rappresentanza. Ma luogo di elaborazione. È dentro questa prospettiva che viene presentata anche la nuova governance della Fondazione dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Treviso.

A guidare il Consiglio di Amministrazione 2026–2030 sarà Maura Dal Col, affiancata dal vicepresidente Germano Rossi e dalla tesoriera Federica Lucchetta. Completano il Consiglio Mario Conte, Emilio Vellandi ed Ennio Vial.

Il senso politico-professionale di questo passaggio è piuttosto chiaro: rafforzare la Fondazione come spazio operativo dedicato a formazione, progettualità e sviluppo culturale della professione.

Anche Barbara Arcaio, attraverso la presentazione del Comitato Pari Opportunità e del Bilancio di Genere, porta dentro l’assemblea il tema della sostenibilità professionale e dell’evoluzione organizzativa degli studi.

I numeri raccontano una struttura formativa ormai molto articolata: nel 2025 l’Ordine ha organizzato 56 eventi formativi con oltre 5.350 partecipazioni complessive. Ma anche qui emerge una linea molto precisa.

La formazione — sostiene Biasotto — non può più essere semplice accumulo di ore. Deve produrre competenze che incidano realmente sul lavoro professionale.

Il Nord Est come terreno di interpretazione

Non è casuale che questo tipo di riflessione emerga proprio a Treviso. Perché il Nord Est continua a essere uno dei sistemi produttivi più dinamici d’Europa, ma anche uno dei territori maggiormente attraversati da tensioni strutturali: internazionalizzazione, ricambio generazionale, pressione normativa, trasformazione industriale e crescente complessità finanziaria.

Biasotto lo definisce “un sistema economico di straordinaria vitalità, ma attraversato da passaggi complessi”.

Ed è dentro questa visione che viene rilanciato il progetto ISP – Eccellenze del Nord Est le imprese più dinamiche sviluppato con l’Università Ca’ Foscari Venezia: un lavoro di analisi delle imprese del territorio che, nelle intenzioni del nuovo Consiglio, dovrà essere ampliato e aggiornato per offrire strumenti di lettura più evoluti ai professionisti e alle imprese del Nord Est.

Non un semplice osservatorio statistico. Piuttosto un tentativo di costruire nuove chiavi di interpretazione economica del territorio.

Il bilancio come fotografia di stabilità

Dentro questo quadro di trasformazione, la parte istituzionale dell’assemblea mantiene comunque un peso importante.

È la tesoriera Monica Vettorazzo a presentare il bilancio consuntivo 2025, accompagnando la sala dentro i numeri dell’Ordine: entrate, spese, equilibrio gestionale e avanzo di amministrazione.

Il Collegio dei Revisori guidato da Fabio Marchetto conferma la solidità della gestione e l’affidabilità del sistema contabile interno.

Poi arriva la votazione, scandita dal segretario Stefania Campodall’Orto. L’approvazione è unanime. Ma anche qui il dato interessante non è soltanto tecnico. Perché il bilancio appare quasi come la rappresentazione concreta di un Ordine che prova a coniugare stabilità amministrativa e ridefinizione culturale della professione.

Le incompatibilità e il tema della credibilità

Solo nella seconda parte del pomeriggio l’assemblea entra nel tema più tecnico delle incompatibilità professionali. Ed è probabilmente giusto così. Perché il focus successivo — sviluppato attraverso gli interventi dei professionisti Ennio Vial, Angelo Bonemazzi, Elisa Brunino, Silvia Zanon e Alberto Spadotto — appare quasi come la conseguenza naturale di tutto ciò che era emerso in precedenza.

Dietro le incompatibilità non c’è soltanto una questione normativa. C’è un tema molto più profondo: la credibilità della professione. Le nuove linee guida affrontano nodi sempre più delicati: società di servizi, CED, cariche gestorie, attività economiche collegate, rapporti tra professione e impresa.

Ma il punto centrale emerso dal confronto è un altro: garantire indipendenza, affidabilità e tutela dell’interesse pubblico in un contesto in cui i confini delle attività professionali diventano sempre più fluidi. Ed è forse qui che tutto il pomeriggio trova il proprio punto di sintesi.

Perché l’assemblea dell’ODCEC Treviso non è sembrata soltanto l’avvio di un nuovo mandato. È sembrata piuttosto il tentativo di ridefinire il racconto stesso della professione. Una professione che prova a restare necessaria non per inerzia, ma attraverso competenze, interpretazione della complessità e capacità di costruire fiducia.
Massimo Casagrande