Giornata della bioeconomia del NordEst

Appuntamento alla Fondazione Mach in Trentino tra enti di ricerca e aziende dell’agroalimentare e agroindustriale.

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Nella sede della Fondazione Edmund Mach a San Michele all’Adige in Trentino si sono riuniti numerosi enti di ricerca ed aziende del settore agroalimentare ed agroindustriale di diverse regioni del NordEst, impegnati nello sviluppo della bioeconomia, ossia dell’economia basata sull’uso sostenibile delle risorse naturali rinnovabili, inclusi scarti e rifiuti residui dei processi di lavorazione e produzione.

«L’obiettivo di questa giornata che la FEM ha sempre puntualmente valorizzato con attività convegnistiche e più in generale di divulgazione è sensibilizzare cittadini, istituzioni e imprese sull’importanza di un’economia che utilizza risorse biologiche rinnovabili per promuovere modelli di produzione e consumo sostenibili» ha evidenziato il presidente della Fondazione, Francesco Spagnolli.

L’evento nordestino s’inserisce tra gli oltre 20 eventi che si tengono in occasione della VIII giornata della Bioeconomia, promossa dal Cluster nazionale della Bioeconomia circolare e Assobiotec – Federchimica.

Dalla produzione delle biomasse alla trasformazione industriale, fino allo sviluppo di nuovi ingredienti, materiali e applicazioni, ogni fase esprime pienamente il proprio potenziale solo se integrata in un sistema più ampio. La Filiera Bioeconomia Circolare nasce con questo obiettivo: costruire connessioni strutturate tra mondi oggi separati capaci di evolvere in modelli generativi.

Tra gli enti partecipanti, oltre alla Fondazione Mach nel ruolo di organizzatore, l’Università di Trento, il Centro Sperimentazione di Laimburg, l’Università di Bolzano, la Fondazione Agrifood Friuli Venezia Giulia, il Centro INNOSAP della regione Veneto e il Cluster Agrifood dell’Emilia Romagna. Ognuno di questi enti è stato accompagnato da un’azienda del territorio per raccontare in prima persona la propria esperienza. Circa 60 i partecipanti che hanno beneficiato di una visione estesa di come territori con caratteristiche differenti affrontano questa sfida e di come le aziende, spesso pioniere e certamente lungimiranti, hanno saputo individuare ed applicare alla loro realtà le soluzioni vincenti per migliorare la sostenibilità ambientale ma anche economica e sociale.

I sistemi bioeconomici non hanno confini territoriali corrispondenti ai confini amministrativi, ma possono beneficiare dell’interazione con altre realtà e di esempi vincenti concreti. In tal senso le aziende partecipanti all’evento hanno portato le loro esperienze dirette applicate a settori differenti: acquacoltura, distillazione bevande, industria trasformazione frutta, riprocessamento scarti alimentari.

Con il termine bioeconomia si intende l’insieme di attività economiche connesse all’invenzione, sviluppo, produzione e uso di prodotti e processi a base biologica all’interno di tre macro-settori: agroalimentare, foreste e bioindustria, bioeconomia marina. Questi settori sono accomunati dal fatto che utilizzano materie prime rinnovabili e dalla possibilità di recuperare, riciclare e reinserire nei cicli produttivi gli scarti di lavorazione e i rifiuti organici residui dei processi lavorativi. La bioeconomia, quindi, rappresenta la componente rinnovabile dell’economia circolare, l’economia in cui non esistono più rifiuti da smaltire, ma in cui tutti gli scarti, siano essi rifiuti o sottoprodotti, sono risorse utilizzate per produrre nuove materie prime, energia, alimenti e mangimi, ed altre sostanze ad alto valore aggiunto.

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