Congresso Simi Triveneto denuncia le carenze di personale sanitario negli ospedali

Gli specialisti della Medicina interna evidenziano l'impatto di invecchiamento e dipendenze sul sistema sanitario del NordEst. Presentato un piano in tre punti per sbloccare le prescrizioni e valorizzare gli internisti contro il fenomeno dei “bed blocker”.

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Congresso Simi Triveneto
Il presidente Simi Triveneto, Andrea Delbeni.

Reparti sovraffollati da pazienti cronici che non si riescono a dimettere, definiti in gergo “bed blocker” (“blocca letti”), tetti di spesa regionali che bloccano ai medici la prescrizione di farmaci salvavita già approvati dallo Stato e una cronica carenza di organico: il congresso Simi Triveneto dei medici di Medicina interna del NordEst lancia un duro grido d’allarme alla politica in occasione dell’assise della Sezione Triveneto della SIMI, la Società Italiana di Medicina Interna, che si è tenuta a Trento.

L’evento, guidato dal presidente SIMI Triveneto, Andrea Dalbeni, dirigente dell’Unità di Medicina Generale C e “Liver Unit” dell’AOUI e Università di Verona, ha segnato anche una svolta storica per la Società scientifica locale grazie al passaggio di consegne a Elena Campello, che da luglio sarà la prima donna presidente della sezione Triveneto. Il congresso ha sottolineato inoltre una forte sinergia sul territorio grazie a collaborazione con enti e società, tra cui la FADOI e la partecipazione della sua ex presidente, Rosalba Falzone.

Il NordEst affronta un invecchiamento senza precedenti. In Friuli Venezia Giulia l’indice di vecchiaia è altissimo, con 244 anziani ogni 100 bambini, rendendola la quarta regione più vecchia d’Italia. In Veneto l’età media è di 47,1 anni e ben 600.000ultra 65convivono con una o più malattie croniche come ipertensione, diabete e demenze. Il Trentino Alto Adige resiste invece come area più giovane e longeva, pur seguendo l’andamento di crescita nazionale.

«La figura del medico internista interviene anche accanto ai geriatri nella gestione del fine vita e delle cure palliative ospedaliere per pazienti complessi afferenti da altri reparti – ha detto Dalbeni –. Pur essendo la medicina della complessità, la Medicina interna viene declassata a livello assistenziale, con meno disponibilità di personale medico e infermieristico rispetto ad altre specialità. I professionisti subiscono inoltre il blocco regionale sulla prescrivibilità di alcuni nuovi farmaci, come le innovative molecole per l’obesità o lo scompenso. Nonostante a livello nazionale siano approvati, sul territorio – denuncia Dalbeni – i medici si trovano impossibilitati a curare i pazienti nel migliore dei modi. L’appello va quindi alle amministrazioni per accendere i riflettori su queste iniquità».

A questa emergenza demografica si aggiunge l’allarme alcol e oppiacei, con il Triveneto che supera la media nazionale per consumo a rischio. Il 35% dei quindicenni veneti pratica il “binge drinking” e il 93% di chi ha danni alcol-correlati non riceve cure. Si registra inoltre un aumento delle dipendenze da farmaci come gli antidolorifici oppiacei.

Durante il congresso, una tavola rotonda istituzionale ha permesso il confronto tra i diversi modelli sanitari delle tre regioni del NordEst. In questa occasione, la SIMI ha voluto sottoporre all’assessore alla Sanità della Regione Veneto, Gino Gerosa, un documento di valorizzazione basato su tre punti critici. «Il primo obiettivo è la transizione dall’internista all‘hospitalist, superando il concetto di reparto di Medicina interna come reparto polmone o puramente assistenziale che accoglie ciò che gli altri non gestiscono. L’internista deve invece diventare parte integrante dei team multidisciplinari anche nei reparti chirurgici e specialistici, ottimizzando le dimissioni e risolvendo il problema dei “bed blockers”, ovvero quel fenomeno per cui i pazienti, pur essendo guariti dalla fase acuta della malattia e pronti per essere dimessi, restano ricoverati occupando posti letto. Abbiamo richiesto – sottolinea Dalbeni – inoltre il pieno riconoscimento delle semi-intensive, poiché nel post-Covid la gestione dell’alta complessità in terapia semi-intensiva è affidata a internisti e pneumologi, senza che vengano però riconosciute le adeguate dotazioni organiche e strumentali. Infine abbiamo sottolineato la necessità dello sblocco della prescrivibilità per superare le barriere regionali e garantire l’accesso immediato ai nuovi approcci farmacologici validati dalle linee guida internazionali».

Dal programma scientifico del Congresso SIMI Triveneto 2026 è emerso come la figura del medico internista possa essere il coordinatore principale dei percorsi diagnosticoterapeutici, i cosiddetti “Diagnostic-Therapeutic Pathways”, del paziente polipatologico, affetto dalle patologie metaboliche a quelle cardiovascolari, dalle malattie immuno-ematologiche a quelle endocrinologiche e alle patologie respiratorie o infettive.

Infine Dalbeni rivolge un appello ai suoi associati: «circa il 60% dei soci di SIMI Triveneto è composto da giovani professionisti. A queste nuove generazioni di internisti ci rivolgiamo affinché proseguano insieme l’obiettivo di costruire la sanità di domani».

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