Le nuove mappe rischio alluvioni in Veneto, così come sono state predisposte dall’Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali hanno innescato la protesta dei sindaci del Bellunese e della politica regionale, con in testa gli assessori Dario Bond ed Elisa Venturini.
Per l’assessore regionale alla Montagna, Dario Bond, «i sindaci, bellunesi ma non solo, hanno ragione: le nuove cartografie rischiano di bloccare lo sviluppo delle “terre alte”, paralizzare gli investimenti e compromettere il futuro stesso delle comunità montane. Nessuno mette in discussione la necessità di garantire la sicurezza idraulica e la tutela del territorio. Ma la sicurezza non può essere interpretata esclusivamente come un insieme di vincoli e divieti. La vera sicurezza comprende anche la tenuta sociale, economica e demografica delle comunità. Se una montagna viene svuotata dei suoi residenti, se si impedisce alle famiglie di ristrutturare le proprie abitazioni, alle imprese di investire e ai comuni di programmare opere strategiche, allora non stiamo costruendo sicurezza: stiamo creando abbandono».
Secondo Bond, il problema non riguarda soltanto Belluno ma l’intero Veneto: «oggi assistiamo alla sovrapposizione di strumenti autorizzativi e vincoli sempre più stringenti. Esistono già procedure rigorose come Via, Vinca e Vas che garantiscono la tutela ambientale e la corretta valutazione degli interventi sul territorio. Ora si aggiunge un sistema di classificazioni che, in molti casi, produce effetti sproporzionati rispetto alle reali condizioni dei luoghi, andando a incidere su aree urbanizzate, terreni privati e proprietà comunali che da decenni convivono senza particolari criticità con il contesto idraulico».

L’assessore alla Montagna evidenzia inoltre come molti amministratori locali abbiano segnalato l’assenza di un adeguato confronto preventivo e la difficoltà di accedere ai modelli e ai dati utilizzati per elaborare le nuove mappe. «Quando decine di sindaci, amministratori e tecnici sollevano gli stessi dubbi, addirittura promuovendo ricorsi contro il nuovo Piano, non si può liquidare la questione come una semplice resistenza al cambiamento – precisa Bond -. Come assessore regionale avrei auspicato dall’Autorità maggior trasparenza e confronto col territorio: gli eventuali errori o le inevitabili approssimazioni dei modelli non possono essere scaricati sui cittadini, sulle imprese e sugli enti locali, che poi dovranno sostenere costi enormi per dimostrare situazioni diverse da quelle rappresentate sulla carta».
Bond contesta anche l’impostazione metodologica che considera esclusivamente il principio di massima precauzione: «la sostenibilità non è soltanto ambientale. Esistono anche una sostenibilità sociale ed economica che devono essere tenute insieme. Ignorare questi fattori significa adottare un approccio incompleto e, sotto molti aspetti, antiscientifico. Non si può valutare il rischio senza considerare gli effetti che determinate decisioni producono sulla vita reale delle persone e sulla permanenza delle comunità nei territori montani».
Sulla stessa linea di Bond anche l’assessore regionale all’Ambiente, Elisa Venturini: «stiamo raccogliendo le istanze, le segnalazioni e le necessità di sindaci, consorzi di bonifica, geni civili, ordini professionali e strutture regionali che lamentano che le nuove mappe proposte, che la Regione Veneto peraltro non ha voluto votare stanno creando difficoltà. È necessario un sistema basato su modelli scientifici condivisi e verificabili. Gli errori del Piano e i costi degli aggiornamenti delle mappe non possono essere scaricati su comuni e privati cittadini. Un confronto non adeguato con il territorio e con gli enti che quotidianamente si occupano della gestione del rischio idraulico porta con sé difficoltà e potenziale paralisi anche di interventi di messa in sicurezza nel territorio».
«Nessuno – prosegue Venturini – mette in discussione la necessità di garantire la massima sicurezza idraulica, ma la sicurezza si costruisce attraverso il confronto, la trasparenza dei dati e il coinvolgimento di chi conosce il territorio».
Bond e Venturini annunciano l’azione diretta della Regione presso il Governo: «abbiamo interpellato il ministero dell’Ambiente facendoci interpreti di queste istanze presso il ministro Pichetto Fratin proprio per intervenire nel modo più adeguato, concreto e rapido possibile».
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