Polo europeo per le materie critiche: Porto Marghera in concorrenza con Trieste

Visita del commissario Ue Séjourné con il ministro Urso alle aree del gruppo Eni.

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Polo europeo per le materie critiche
Da sx, il commissario Ue Industria Stéphane Séjourné, il ministro all'Industria Adolfo Urso e il presidente autorità portuale venezia Matteo Gasparato.

Scatta la concorrenza tra le infrastrutture del NordEst per ospitare il polo europeo per le materie critiche: dopo il porto di Trieste tocca ora a Porto Marghera a Venezia che ha ospitato la visita del vicepresidente della Commissione e responsabile europeo dell’industria, Stéphane Séjourné e il ministro delle Imprese e del “Made in Italy”, Adolfo Urso, impegnati in un sopralluogo, accompagnati dagli amministratori locali, nelle aree del Gruppo Eni disponibili all’interno del sito di Porto Marghera, per un totale di 12 ettari.

L’areale si inserisce nel più ampio contesto del Porto di Venezia, un sistema infrastrutturale di eccellenza europea con oltre 2.500 ettari di superficie, 6,4 miliardi di euro di valore infrastrutturale complessivo, 65 chilometri di rete ferroviaria interna direttamente connessa alla rete nazionale e 40 chilometri di rete stradale raccordata alle autostrade e ai corridoi TEN-T.

Il porto garantisce una profondità dei canali di 12 metri, idonea all’accesso di navi Panamax, e una banchina complessiva di 22 km. Oltre 1.200 aziende operano già nell’area, generando un indotto socioeconomico di rilievo. Il sito si trova all’intersezione dei corridoi europei di trasporto Mediterraneo e Baltico-Adriatico, posizionandosi come scalo naturale tra l’Europa e i mercati globali.

Per il presidente della regione Veneto, Alberto Stefani, «Porto Marghera non è solo storia industriale ma un territorio che ha saputo trasformarsi nel pieno rispetto dell’ambiente e della circolarità. Al Commissario Séjourné e al ministro Urso abbiamo presentato un sito unico, già industrializzato, dotato di infrastrutture portuali e ferroviarie di primissimo livello, inserito in un tessuto produttivo vivo e competitivo. E’ esattamente quello che l’Europa cerca per affrontare la sfida strategica delle materie prime critiche».

L’hub per le materie prime critiche è un progetto strategico a livello europeo, finalizzato a garantire l’approvvigionamento, la trasformazione e la distribuzione delle materie prime essenziali per la transizione verde e digitale dell’Unione europea. La scelta di Porto Marghera risponde a criteri tecnici, logistici e ambientali di alto livello: la presenza di infrastrutture industriali già esistenti, la piena accessibilità via mare, ferrovia e strada, e un contesto normativo semplificato grazie alla Zona Logistica SemplificataBluegate” (Porto di Venezia-Rovigo) rendono questa localizzazione ideale.

La Zls Bluegate offre alle imprese insediate nell’area vantaggi competitivi come il credito d’imposta per l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature fino al 30% per le piccole imprese, 20% per le medie e 10% per le grandi, nonché procedure autorizzative semplificate con tempi ridotti di un terzo rispetto agli iter ordinari, attraverso un’unica istanza amministrativa.

La realizzazione dell’Hub per le materie prime critiche si inserisce nel piano di sviluppo già avviato nell’area Montesyndial di Porto Marghera, dove è in corso la costruzione del Nuovo hub multimodale su una superficie complessiva di 90 ettari. Il progetto – del valore totale di circa 500 milioni di euro, con 189 milioni già in fase di erogazione – prevede una banchina di 1.627 metri per navi Panamax, una piattaforma intermodale con 10 binari ferroviari e un futuro corridoio multimodale con stazione ferroviaria dedicata a doppio binario. Il completamento di tutte le autorizzazioni, incluse la Valutazione di Impatto Ambientale e l’approvazione dell’operazione di bonifica, garantisce che i lavori procedano senza ostacoli burocratici, in un quadro normativo già definito e operativo.

La zona ospita anche il progetto di Alkeemia per la purificazione della grafite per applicazioni nelle batterie e nelle tecnologie avanzate, il progetto di 9-Tech per il recupero di materie prime seconde ad alto valore, come pannelli fotovoltaici. Oltre agli ingenti investimenti posti in essere da realtà come il Gruppo ENI, Edison, Sapio, nella produzione di biofuel e nelle filiere energetiche avanzate (idrogeno rinnovabile).

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