La presentazione dell’assestamento di bilancio 2026 della provincia di Trento da parte della giunta Fugatti con una posta da 600 milioni di euro, che porta la dotazione complessiva a 6,7 miliardi di euro, viene criticata dalle opposizioni per via delle modalità con cui le varie poste sono state contabilizzate e sulle relative destinazioni.
Particolarmente critico il Partito democratico che, per bocca del capogruppo Alessio Manica e dei consiglieri componenti della Prima commissione, dove il presidente Maurizio Fugatti ha presentato l’assestamento assieme al suo vice Achille Spinelli, Mariachiara Franzoia e Paolo Zanella, secondo i quali «siamo ormai all’ottavo anno di questa gestione e la manovra di assestamento di bilancio presentata dalla Giunta provinciale ricalca, in modo quasi ossessivo, lo stesso identico spartito: massicci investimenti in opere pubbliche e i soliti aiuti ai medesimi settori economici, mentre per le famiglie e i servizi essenziali, in parte in capo ai comuni e alle comunità di valle, restano solo le briciole».
A lasciare fortemente perplessi Manica, Franzoia e Zanella «è la composizione dell’avanzo di amministrazione. Anche quest’anno ci troviamo di fronte a ben 293 milioni di euro di maggiori trasferimenti statali legati a entrate tributarie non previste. Ci chiediamo come sia possibile. Se la crescita del Pil prevista nella Nadefp 2025-27 – sulla quale si stima l’andamento economico provinciale per definire il bilancio – era del 1,1% (rivista poi al ribasso con il Defp tra 0,5% e lo 0,7% riducendo di 53 milioni le entrate) e in realtà si è attestata allo 0,5% come è possibile che vi siano tutte queste maggiori entrate tributarie?»
Secondo la nota diffusa dai tre esponenti Dem, «nemmeno l’inflazione che potrebbe giustificare maggiore Iva spiega questi numeri, perché per il Trentino nel 2025 era stata stimata dall’Istat all’1,8% ed è fortunatamente stata dell’1,2%, prima di riprendere a salire nel 2026. Mancano quindi i presupposti macroeconomici per giustificare un simile boom spontaneo di gettito. Il sospetto, che ormai è quasi una certezza vista la sistematicità del fenomeno negli anni, è che si tratti di un deliberato eccesso di prudenza per sottostimare le entrate. Un espediente contabile utile a generare un avanzo programmato da destinare poi alle spese in conto capitale – le opere – a scapito di maggiori investimenti in spesa corrente».
Manica, Franzoia e Zanella criticano anche la destinazione privilegiata delle nuove risorse – così come di gran parte delle poste ordinarie del bilancio – alle opere pubbliche, lasciando le briciole al resto: «mentre Fugatti investe solo in opere, il bilancio di molte famiglie trentine è in rosso a causa dell’erosione del potere d’acquisto dei loro salari. Eppure, in questa manovra non c’è nulla di nuovo per contrastare questo fenomeno e la difficoltà ad arrivare a fine mese. Le misure per le famiglie sbandierate nella relazione illustrativa all’assestamento sono semplicemente la prosecuzione di interventi già in atto: non c’è nulla di nuovo che sia realmente incisivo».
Tra le proposte avanzate dal Partito democratico, l’indicizzazione dell’Icef, l’assegno di cura per i non autosufficienti, a partire dalla platea in continuo aumento degli anziani, o al rinnovo contrattuale dei lavoratori, specie di quelli pubblici i cui stipendi sono stati falcidiati dall’inflazione. Oltre alla mancanza di un serio piano di crescita e sviluppo economico che sta allargando in modo irrecuperabile il solco che divide il Trentino dall’Alto Adige, dove è sempre più evidente la differenza di qualità e di strategia dell’azione politica del governo locale.
Per Manica, Franzoia e Zanella «non possiamo accettare che l’Autonomia si riduca a un grande ufficio tecnico che progetta asfalto e cemento – adesso pure cercando di velocizzare le tante opere ferme con l’escamotage del massimo ribasso che riduce la qualità e penalizza le imprese locali – dimenticandosi delle persone. In vista della discussione in aula, ci faremo carico di fare le nostre proposte che rimettano al centro le persone: il potere d’acquisto delle famiglie e il recupero salariale dei lavoratori, il diritto alla salute e alla casa».
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