Nel contenzioso senza fine tra Italia e Austria sui divieti di circolazione al Brennero, l’Italia incassa una prima vittoria che può diventare decisiva. Per l’avvocato generale della Corte Ue, Manuel Campos Sánchez-Bordona, sono contrari al diritto europeo il divieto notturno, quello settoriale e quello invernale imposti dal governo austriaco su pressioni di quello tirolese al passaggio dei Tir, mentre salva il sistema di contingentamento orario del traffico pesante sulla A12, il cosiddetto sistema “a contagocce”.
Il parere dell’avvocato generale non vincola i giudici della Corte, ma spesso ne anticipa la sentenza. L’Italia incassa comunque già una vittoria politica contro blocchi denunciati da anni come un ostacolo alla libera circolazione delle merci e all’economia. La Salvini premier parla di una “prima vittoria”: l’eurodeputato veronese Paolo Borchia rivendica la battaglia italiana. «Per troppo tempo imprese, autotrasportatori e territori italiani hanno subito limitazioni che hanno penalizzato la libera circolazione delle merci e alterato il funzionamento del mercato unico europeo. Abbiamo denunciato la situazione in tutte le sedi istituzionali europee, chiedendo il rispetto delle regole comuni e la tutela di uno dei principali corridoi strategici del continente. Ora – continua Borchia – il parere rafforza la posizione italiana e riconosce le criticità che da anni evidenziamo nei confronti delle misure adottate da Vienna. La questione del Brennero non riguarda soltanto l’Italia, ma l’intera competitività europea e la necessità di garantire collegamenti efficienti tra Nord e Sud Europa».
La Confederazione dei trasporti Confetra saluta il parere come lo smantellamento dell’«impalcatura discriminatoria» austriaca, ma avverte che comunque il “contagocce” continua a creare code in Italia come in Germania ai valichi con l’Austria, ritardi e inefficienze lungo la catena logistica. E anche l’associazione degli autotrasportatori Anita vede riconosciute le ragioni sostenute dall’Italia.
Il presidente del Trentino, Maurizio Fugatti, parla di un «passo avanti fondamentale» contro divieti che hanno strangolato il corridoio del Brennero, sottolineando come «il parere della Cgue, che giudica contrari al diritto comunitario il divieto di transito notturno, quello settoriale e quello invernale imposti dal Tirolo sulla A12 e sulla A13, restituisca dignità a un asse di collegamento che è il cuore pulsante del corridoio alpino e che non può essere ostacolato da decisioni unilaterali. Bloccare o limitare in modo discriminatorio questo passaggio – spiega Fugatti -, non fa che danneggiare la competitività di tutti i territori e scaricare pesanti disagi viabilistici sulla viabilità ordinaria delle aree limitrofe, tra cui il Trentino, che si trova spesso a gestire flussi congestionati a causa di queste barriere».
La causa nasce dal ricorso per inadempimento presentato dall’Italia contro l’Austria nel 2024. Nel mirino quattro misure sulle autostrade tirolesi A12 e A13, l’arteria che collega l’Italia alla Germania e da lì all’Europa settentrionale. Vienna ammette l’effetto restrittivo di parte dei divieti, ma li difende invocando la tutela dell’ambiente, salute e sicurezza stradale. Il divieto notturno fermava tutto l‘anno i mezzi oltre le 7,5 tonnellate su 84 chilometri della A12.
Per l’avvocato generale della Corte a Lussemburgo, l’Austria non ne ha riesaminato la proporzionalità alla luce dei nuovi dati. Il divieto settoriale bloccava su circa 65 chilometri alcune merci considerate adatte al trasporto su ferro. Ma Vienna avrebbe dovuto rivederlo quando, dal 2021, i limiti di qualità dell’aria sono tornati rispettati. Il blocco invernale fermava per otto ore i Tir diretti all’estero nelle giornate di sabato tra gennaio e l’inizio di marzo. Era discriminatorio e, sommato agli altri divieti, lasciava libera la circolazione soltanto per circa il 46% della settimana. Sul “contagocce”, invece, secondo il parere dell’avvocato Campos Sánchez-Bordona, Roma non ha dimostrato una restrizione quantitativa. Già nel 2005 e nel 2011 la Corte aveva bocciato altri divieti austriaci. Ora la parola passa ai giudici.
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