
Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria incassano la prima approvazione del Senato alle preintese sull’autonomia differenziata. Sono tutte regioni amministrate dal centrodestra che hanno chiesto al governo il trasferimento di competenze in alcune materie: si va dalla protezione civile alla salute, dalle professioni alla previdenza complementare e integrativa.
Da martedì è atteso il secondo voto alla Camera, ma la strada per completare la riforma è ancora lunga. A contrastarla, da un lato ci sono le scadenze della legislatura su cui pesa il rebus dell’approvazione della legge elettorale e, soprattutto, della legge finanziaria 2027.
Giancarlo Giorgetti, da ministro dell’Economia e storico esponente prima della Lega Nord e ora della Salvini premier, è stato chiaro nei giorni scorsi: se si vuole chiudere definitivamente il dossier «non si può votare ad aprile» 2027. Dall’altro lato, resta il muro delle opposizioni. Al Senato hanno presentato 677 ordini del giorno (sugli atti di indirizzo al governo non sono previsti emendamenti). Accolti solo 5 e tutti bocciati. E simbolicamente con cartelli con gli slogan “No allo SpaccaItalia” e “Una e indivisibile”, in nome dell’unità del Paese che – per il centrosinistra – sarebbe penalizzata dalla riforma, temendo disparità tra regioni – che già esistono -, denunciano che le quattro intese sono anticostituzionali («violano lo spirito dell’articolo 116 della Costituzione») e indifferenti ai rilievi espressi dalla Consulta sulla riforma Calderoli.
In aula del Senato sono fioccate le accuse di uno scambio politico nel centrodestra tra «l’autonomia differenziata, diventata moneta di scambio per la nuova legge elettorale» (secondo Francesco Boccia del Pd). Momenti di tensione non sono mancati nemmeno con il ministro agli Affari regionali, il salviniano Roberto Calderoli, padre dell’autonomia differenziata e nel mirino per motivi procedurali sull’ultimo ordine del giorno da votare. Alla fine il voto cancella le tensioni e Calderoli non nasconde la soddisfazione a fine giornata: «passo dopo passo la meta si avvicina sempre di più» rivendicando «il pieno rispetto dei tempi e il ritmo costante» che la battaglia sta tenendo.
Dopo il voto alla Camera, la norma sulle preintese passerà al Consiglio dei ministri per un’intesa definitiva che deve essere approvata dalle singole regioni e, poi entro 45 giorni, il Cdm dovrà varare il disegno di legge (o quattro, uno per ogni regione) che il Parlamento dovrà votare a maggioranza assoluta.
Intanto, a coloro che paventano lo “SpaccaItalia”, a cancellare questo tipo di preoccupazioni arriva la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che ha ritenuto compatibile con il diritto europeo l’amnistia approvata in Spagna per gli indipendentisti catalani. Per “Patto per il Nord”, questa è una «sentenza che è particolarmente importante perché ha sancito che la concessione dell’amnistia per la responsabilità contabile relativa alle spese del processo di indipendenza non compromette le finanze europee, non lede gli interessi finanziari della UE. Inoltre, se dalla secessione di una parte del territorio nazionale deriva una diminuzione del reddito nazionale lordo, ciò non è contrario al diritto europeo. Una bellissima notizia per i nostri amici catalani, ma anche per “Patto per il Nord” e per tutte le regioni del Nord Italia che possono riprendersi indietro i 100 miliardi di residuo fiscale che ogni anno danno allo Stato centrale senza violare il diritto UE».
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