Porto di Trieste in Lussemburgo per rafforzare il collegamento ferroviario

Consalvo visita il terminal Cfl Multimoda. Il servizio cresce del 15% nei 6 mesi.

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porto di trieste

Per rafforzare la collaborazione e sviluppare ulteriormente il collegamento ferroviario tra il porto di Trieste e il Lussemburgo, il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale, Marco Consalvo, ha visitato il terminal intermodale Cfl Multimodal di Bettembourg, società del gruppo delle Ferrovie lussemburghesi (Chemins de Fer Luxembourgeois).

La visita ha consentito di osservare l’operatività del terminal, «gateway strategico per la distribuzione delle merci provenienti dallo scalo giuliano verso il Regno Unito e i Paesi del Benelux e principale hub intermodale del Lussemburgo che movimenta fino a 600.000 unità di trasporto intermodale all’anno».

Attivo dal 2012, il servizio ferroviario con Bettembourg rappresenta «uno dei principali corridoi tra il Mediterraneo e il Nord Europa». Con le attuali 8 circolazioni ferroviarie di andata e ritorno a settimana, collega Trieste al terminal di Bettembourg-Dudelange e viceversa, con un tempo di percorrenza di circa 24 ore per direzione. Le principali tipologie di merce trasportate sono materiali lavorati in ferro e acciaio, oltre a componentistica e accessori per autoveicoli.

Nel 2025, la collaborazione tra Alpe Adria, operatore logistico neutrale del porto di Trieste, e Cfl Multimodal ha permesso di operare 548 treni, con una movimentazione complessiva di circa 35.700 Teu equivalenti e 16.000 unità di trasporto intermodale, confermando il Lussemburgo quinto Paese di destinazione del traffico ferroviario dello scalo giuliano, con una quota pari al 7% del totale. L’andamento di crescita del servizio è proseguito nel primo semestre 2026, con un incremento del 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

«La missione in Lussemburgo è stata anche l’occasione – ha sottolineato Consalvo – per condividere strategie utili a garantire la continuità dei traffici ferroviari durante i lavori di Tarvisio e del Brennero, e sulla rete austriaca e tedesca, attraverso l’utilizzo di valichi alpini alternativi».

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