Una Zes al Nord dinanzi al continuo calo di consensi, la base dell’ormai fu Lega Nord rivestita sotto le spoglie della Salvini premier si sta accorgendo come la linea politica tracciata dal fu Capitano del 34.25% delle Europee del 2019 sia ormai concretamente fallimentare, dinanzi ai risultati delle ultime Politiche e Amministrative, con un partito che viaggia attorno a quota 5,4% delle intenzioni di voto degli ultimi sondaggi Swg, ampiamente superata da pure quel Roberto Vannacci che alle Europee 2024 con i suoi 500.000 voti abbondanti ha salvato in corner la segreteria di Matteo Salvini.
Ecco che i maggiorenti della Salvini premier tirano fuori dagli armadi quel nordismo mai sopito tra le anime della popolazione per cercare di risollevare la situazione. Ne è conscio da qualche tempo il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, che dalla festa della Salvini premier di Sumirago e Albizzate, in provincia di Varese, ha sbottato in puro stile padano intervenendo sulla questione dell’estensione delle Zes, le Zone economiche speciali che stanno risollevando consistentemente l’economia del Centro Sud tanto da avere percentuali di crescita superiori di quella del Nord, dove, invece, la povertà dilaga paurosamente secondo anche i dati comunicati dalla Caritas.
Fontana è tornato al vecchio tema “Roma ladrona” caro alla fu Lega Nord attaccando il ministro dell’Industria e del “Made in Italy”, Adolfo Urso: «Roma non ci vuole bene, noi le stiamo sulle balle, appena può ci mette due dita negli occhi – ha detto Fontana in un video pubblicato sul sito Malpensa24 -. Chiediamo da anni le Zes (Zone Economiche Speciali): adesso siamo riusciti a presentare una proposta di legge come Lega. Benissimo, che figata, anche noi abbiamo la Zes? E’ intervenuto subito il ministro del “Made in Italy”, come si chiama, Adolfo Urso, e ha detto “sì alla Zes alla Lombardia, ma niente soldi eh”. E allora cosa me ne faccio? Allora vuol dire che mi prendi veramente per il c…».
Fontana ha ricordato che la «Zes serve per trattenere i nostri lavoratori che scappano, per evitare che gli imprenditori vadano in Svizzera invece che rimanere in Italia. E’ inutile farla tanto lunga: se noi vogliamo vivere in questa isola felice che è la Lombardia – ha concluso -, dobbiamo combattere contro questo centralismo che si sta ricreando in questo Paese, dobbiamo tornare a essere i leghisti che facevano paura a tutti».
A Fontana risponde a stretto giro il segretario federale di “Patto per il Nord”, Paolo Grimoldi: «ben tornato al Nord, Attilio! Bravo! Solo che non è il ministro Urso a prenderti in giro, ma è il tuo segretario nazionale della Salvini premier e vicepremier Matteo Salvini e con te tutto il Nord. Chi dovrebbe mettere i soldi per la Zes lombarda? Il governo di cui la Salvini premier è parte importante».
Per Grimoldi «se mancano i fondi per la Zes lombarda è perché ci sono 13,5 miliardi di euro bloccati per il ponte dei desideri di Salvini, quello sullo Stretto di Messina, mentre mancano i fondi per le strade e le ferrovie del Nord. Quindi, delle due, l’una: Fontana non è credibile quando se la prende col centralismo romano, perché il centralismo romano è rappresentato dal vicepremier Salvini e dai ministri del suo partito. Nell’attuale panorama politico c’è un solo movimento autenticamente federalista e liberale a difesa delle istanze del Nord e che pone al centro del dibattito la questione settentrionale: “Patto per il Nord”».
Grimoldi lancia un appello: «se veramente crede nel Nord e nelle sue necessità, per Fontana e i tanti esponenti della Salvini premier che ancora credono nel Nord e nelle sue aspirazioni è pronta una tessera di “Patto per il Nord”. Aspettiamo Attilio Fontana a braccia aperte. Continuare a rimanere in un partito centralista che continua a penalizzare il Nord senza restituirgli almeno una parte dei 100 miliardi di residuo fiscale che produce ogni anno equivale ad un insulto alla propria coscienza, oltre che alla storia politica della Lega Nord».
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