Patentino di bilinguismo: a Bolzano 1.700 indagati per falso ideologico

Si allarga l'inchiesta della Gdf sugli esami fatti a Roma e Caserta. Necessario superare una regola ormai ingiustificata sia dall’evoluzione tecnologica che della necessità di assicurare i servizi pubblici.

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patentino di bilinguismo

Certificazioni farlocche di conoscenza della lingua italiana o tedesca legate al patentino di bilinguismo obbligatorio in Alto Adige per lavorare nel pubblico impiego sono finite all’attenzione della Procura di Bolzano che sta indagando su oltre 1.700 documenti presentati da altrettanti dipendenti pubblici in servizio nei vari enti locali e della Provincia.

Il comparto maggiormente interessato è quello della sanità, seguito dagli enti locali, provinciali, regionali e statali, come anche società a partecipazione pubblica e aziende del trasporto pubblico. La Procura procede per falso ideologico.

Nelle scorse settimane, la Guardia di finanza di Bolzano ha effettuato perquisizioni in tre scuole di lingua in provincia di Caserta e a Roma, sedi d’esame accreditate per il rilascio delle certificazioni linguistiche necessarie per l’accesso al patentino di bilinguismo articolato su più livelli, a seconda del ruolo ricoperto. La nuova fase delle indagini è partita dal flusso anomalo e particolarmente rilevante di richieste di riconoscimento di certificazioni conseguite a centinaia di chilometri dal capoluogo altoatesino, nonostante in Alto Adige ci siano numerosi enti accreditati.

All’inizio delle verifiche un’ex guardia giurata dell’ospedale di Bolzano era apparsa come una figura chiave, ora sono state individuate ulteriori persone che avrebbero reperito, dietro compenso, dei candidati evidenziano l’esistenza di una sorta di mercato del patentino di bilinguismo.

Gli sviluppi hanno riacceso il dibattito sugli esami di bilinguismo che oggi regge una delle gambe dell’Autonomia speciale dell’Alto Adige e il suo sistema basato su tre gruppi etnici (italiano, tedesco e ladino) che la politica della Svp tenta di mantenere tra loro segregati, ripartendo i posti di lavoro pubblici e parapubblici e l’accesso a benefici come quello della casa in base alla consistenza dei vari gruppi etnici residenti in Provincia.

In campo sanitario, il più esposto alla carenza di personale, alcuni primari propongono una formazione orientata sui vocabolari specifici delle varie professioni. Per abbattere le barriere linguistiche negli ospedali, suggerisce l’impiego di mediatori linguistici e dell’intelligenza artificiale, peraltro sempre più efficace e capace pure di tradurre in tempo reale senza latenza tra quello che si parla e si ascolta tramite un auricolare.

E mentre la politica locale si divide tra falchi (con Svp e Süd-Tiroler Freiheit che chiedono un rafforzamento delle regole e dei controlli sul patentino di bilinguismo) e colombe (i partiti italiani che guardano ad un addolcimento delle regole, specie ora che settori come la sanità hanno bisogno di personale che non si trova a livello locale con la necessità di “importarlo” da altre realtà), forse sarebbe opportuno fare un passo in più e affrontare una realtà che è già andata oltre gli steccati che una politica miope e retrograda si sforza sempre a tenere ben alti, anche a discapito della qualità dei servizi e facendo finta di non vedere come tanti altoatesini di lingua tedesca, oltre a conoscere poco la lingua di Goethe preferendo usare il dialetto locale, spesso ignorano anche i rudimenti di quella di Dante, per non dire dei tanti professionisti di origine germanica o austriaca dove si sorvola sulla conoscenza adeguata dell’italiano, nonostante che «il principio di potersi esprimere nella propria madrelingua negli ospedali e enti pubblici» invocato dalla Svp valga, oltre che per il gruppo etnico tedesco, pure per quello italiano.

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