Sanità trentina tra continui disservizi nei sistemi informatici e nelle liste d’attesa

L’assessore alla sanità Tonina si assume le responsabilità politiche, ma i vertici tecnici della sanità dribblano. Il Pd chiede la dimissione del direttore generale Asuit Ferro.

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Sanità trentina
Il direttore generale di Asuit Antonio Ferro.

Non c’è pace per la sanità trentina che, oltre alle liste d’attesa ancora insostenibili per l’accesso alle prestazioni specialistiche, vuoi per una maggiore sensibilità dei cittadini verso la prevenzione, vuoi per la tendenza alla sanità difensiva da parte dei medici, deve confrontarsi con i continui disservizi al sistema informatico aziendale che finiscono con il rallentare consistentemente i vari reparti colpiti a macchia di leopardo.

Ma ad aggravare la situazione c’è anche la tendenza dei vertici tecnici della sanità trentina a dribblare alle proprie responsabilità, a differenza di quanto fatto da parte del responsabile politico, l’assessore Mario Tonina, che prima di mollare vuole risolvere i problemi. Anche se in mezzo ci si mette il presidente del Trentino, il salviniano Maurizio Fugatti, che di fatto ha blindato il direttore generale dell’Asuit, Antonio Ferro, mentre Tonina lo avrebbe già rimosso e rimandato alla sanità veronese da cui era stato distaccato.

I consiglieri provinciali del Partito Democratico del Trentino, Paolo Zanella e Francesca Parolari, bollano le dichiarazioni del direttore generale di ASUIT, Antonio Ferro, come «semplicemente fuori luogo e irrispettose dopo i ripetuti blocchi del sistema informatico aziendale. Sentire Ferro citare Don Puglisi ed evocare frasi come “Non mi fermo neanche se m’ammazzano“, paragonando la propria posizione a quella di chi ha dato la vita nella lotta alla mafia, è del tutto inaccettabile, Invece di nascondersi dietro martiri del tutto fuori contesto o invocare la “Provvidenza“, Ferro dovrebbe spiegare alla cittadinanza e agli operatori perché la digitalizzazione della sanità trentina sta affondando nel caos».

Un vero dirigente posto a capo di una realtà che assorbe quote rilevanti del bilancio dell’Autonomia provinciale più che affidarsi alla “Provvidenza”, dovrebbe agire ora per ora a individuare i problemi e a risolverli puntualmente, senza scaricare sull’imponderabile le proprie responsabilità, lamentandosi anche con la stampa colpevole di non spazzare una situazione insostenibile pietosamente sotto un tappeto, allineandosi al “tutto va bene, madama Autonomia” che s’intona compulsivamente dalle parti di Piazza Dante a Trento.

Parolari e Zanella sottolineano la distorsione della realtà emersa dalle parole della direzione: «Ferro dice di affidarsi alla Provvidenza per andare avanti nel suo ruolo, ma la realtà è ben diversa. Sono i cittadini trentini che, vista la disastrosa gestione organizzativa e la carenza di gestione di ASUIT, si trovano costretti ad affidarsi alla Provvidenza (e al proprio portafoglio) ogni volta che telefonano al CUP! E sono gli operatori sanitari che devono farlo ogni volta che si siedono davanti a un computer aziendale». 

«Ancora una volta Ferro si rifiuta di assumersi le proprie responsabilità fino in fondo, scaricando tutta la colpa sulla ditta fornitrice e riducendo il problema al solo sistema informatico del Pronto Soccorso – affermano Parolari e Zanella -. Ma i blocchi non riguardano solo il reparto dell’emergenza: negli ultimi giorni abbiamo assistito anche al blocco della cartella oncologica — che ha causato difficoltà nell’impostare terapie delicate —, oltre ai continui blocchi nei sistemi dei prelievi, della radiologia e del CUP. Non siamo di fronte a semplici intoppi tecnici causati da terzi, ma a un fallimento totale di gestione della digitalizzazione: pianificazione delle priorità, presidio delle esternalizzazioni, attenta supervisione».

Per i due esponenti Dem, «la sanità pubblica non ha bisogno di citazioni ad effetto né di dirigenti che si descrivono come vittime. Servono competenza, governo dei processi e rispetto per i pazienti. Ferro e la Giunta provinciale smettano di fare propaganda e si assumano la responsabilità di questo disastro».

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