Accumulare acqua contro la siccità costruendo nuovi bacini e sghiaiando quelli esistenti

Bond: «governo nazionale e regionale stanzino fondi per la necessità strategica».

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Dario Bond, assessore Veneto montagna risorse del Bellunese.

La siccità perdurante degli ultimi due mesi evidenzia come sia sempre più necessario accumulare acqua, di trattenere una parte maggiore delle piogge che bagnano la penisola, visto che al momento se ne trattiene meno del 5%, con il risultato che questa manca quando avvengono momenti prolungati di siccità che compromettono la portata dei fiumi, l’irrigazione e, soprattutto, l’approvvigionamento idropotabile.

Una situazione che, anno dopo anno, diventa sempre più grave, rendendo necessario passare dalle parole ai fatti, che si concretizzano in una rapida realizzazione di bacini d’accumulo diffusi specie in quota e nello sghiaiamento dei fondali dei bacini idroelettrici esistenti che, in carenza di una rimozione costante dei sedimenti, oggi hanno in media perso il 50% della capacità di accumulo originaria.

Una situazione che ha portato l’assessore del Veneto alla Montagna, Dario Bond, a chiedere un stanziamento straordinario per la realizzazione di nuovi bacini e la manutenzione di quelli esistenti, che potrebbe anche essere attuata tramite i fondi per il sostegno all’energia rinnovabile, visto che l’opera di pulizia riguarda in particolare bacini di impianti idroelettrici, mentre per quelli da costruire ex novo si potrebbe passare attraverso i fondi per sostenere il sistema di accumulo dei picchi di produzione di energia rinnovabile, tramite la realizzazione di bacini idrici a doppio utilizzo tra loro sfalsati di quota: nel momento in cui serve acqua questa viene prelevata dal bacino superiore facendola fluire a quello inferiore previa generazione di energia. Quando non serve prelievo idrico, l’acqua viene pompata dal bacino inferiore a quello superiore assorbendo l’energia elettrica in eccesso contribuendo così ad equilibrare la rete distributiva, funzionando praticamente a costo zero.

«Il problema degli invasi è importante: l’accumulo dell’acqua in montagna, in media collina e in pianura deve diventare una priorità per la Regione Veneto – ha detto Bond -. Specie in montagna si è sofferta maggiormente la siccità di questi mesi».

La dichiarazione dello stato di emergenza per deficit idrico su tutto il territorio della Regione Veneto emessa a inizio luglio, potrebbe essere il grimaldello per far leva su una richiesta di finanziamenti mirata alla realizzazione delle opere. Opere che potrebbero anche essere validamente realizzate in sotterranea, mediante lo scavo di gallerie, magari utilizzando una di quelle talpe utilizzate per realizzare le gallerie delle reti ferroviarie che hanno terminato il loro compito, cosa che avrebbe anche il vantaggio di limitare le perdite di acqua per evaporazione, che diventano elevate quando la temperatura ambientale è alta per lunghi periodi temporali, come avvenuto tra luglio e agosto.

Anche per lo sghiaiamento dei bacini idroelettrici, il vantaggio oltre che per ripristinare la capacità originaria di accumulo, può trasformarsi in produzione di materiali inerti di ottima qualità senza la necessità di aprire nuove cave che finiscono con il danneggiare il territorio.

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