Esposizione a sostanze nocive durante missione Nato in Kosovo: riconosciuta la causa di servizio

La scoperta di un tumore dopo il servizio per un carabiniere. La soddisfazione delle richieste dopo sei anni di battaglia giudiziaria.

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Esposizione a sostanze nocive

Dopo sei anni, un primo diniego e una lunga battaglia giudiziaria e amministrativa, arriva il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio per il carcinoma papillare della tiroide di cui è affetto un luogotenente dei carabinieri, tuttora in servizio nella Bassa Friulana dopo che il militare si era ammalato dopo aver partecipato alla missione Nato Kfor in Kosovo con esposizione a sostanze nocive.

La domanda era stata presentata nel 2020, ma il Comitato di verifica aveva espresso parere negativo, ritenendo non sufficientemente documentata una esposizione specifica a fattori cancerogeni. Il militare, assistito dai legali di fiducia, aveva quindi avviato una battaglia giudiziaria. La svolta era arrivata con la sentenza 173/2024 del Tribunale di Pordenone, che aveva riconosciuto il militare equiparato a vittima del dovere in relazione alla missione svolta dal 12 gennaio 2007 al 5 gennaio 2008.

Il carabiniere, allora Capo analisi della Cellula G2 del Reggimento Msu-Kfor, aveva operato in aree interessate da precedenti bombardamenti, in condizioni ambientali e operative caratterizzate dall’esposizione a nanoparticelle di metalli pesanti e sostanze nocive. I relativi decreti concessivi dei benefici erano stati emanati il 7 maggio 2025. Restava però il diniego sulla causa di servizio.

Ora il Comitato di verifica, alla luce della sentenza e dei successivi provvedimenti dell’amministrazione, ha ritenuto che il precedente giudizio «non può più ritenersi attuale», riconoscendo il carcinoma e la conseguente tiroidectomia totale come dipendenti da fatti di servizio. La patologia è stata ricondotta alle particolari condizioni ambientali e operative della missione, considerate causa o «concausa efficiente e determinante».

«Oggi posso finalmente dire che è stata resa giustizia fino in fondo – è il commento che il luogotenente che vuole rimanere anonimo – Ho avuto una fortuna enorme: ho avuto il tempo. Sono ancora qui, ho avuto la forza di affrontare la malattia, di aspettare e di continuare a lottare. Penso ai tanti militari che non hanno avuto questa possibilità e alle loro famiglie. Una giustizia che arriva dopo anni rimane giustizia, ma per chi non ha avuto il tempo di aspettarla rischia di arrivare troppo tardi».

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