Galeotta è stata l’iniziativa del deputato di Fratelli d’Italia, Alessandro Urzì, coordinatore dei meloniani in regione Trentino Alto Adige ed eletto in un collegio blindato del Veneto, di proporre un emendamento alla legge elettorale appena approvata alla Camera volta a ridisegnare la geografia del collegio alla Camera di Bolzano e bassa Atesina, espungendo i comuni a maggioranza tedesca aggregati ai due collegi storicamente feudo della Svp, per favorire l’elezione di un deputato italiano, forse anche per riportare a casa la candidatura dello stesso Urzì dopo l’asilo elettorale assicuratogli dai colleghi del Veneto. Ma anche a favorire l’elezione autonoma di un esponente del centro destra, visto che un deputato italiano nelle tornate passate era stato eletto grazie ad un’alleanza tra Svp e centro sinistra.
Una decisione che ora viene messa in forte discussione dalla base della Svp, con i comuni del collegio di Bolzano della bassa Atesina riaggregati agli altri due che non hanno affatto gradito la decisione, per altro approvata senza l’opposizione ufficiale della Svp e dei suoi parlamentari.
Di fatto, la base del partito tedesco della bassa Atesina è in rivolta verso i vertici e verso gli stessi parlamentari, colpevoli di avere tradito il mandato. Tanto che ora si medita di fare una marcia indietro in occasione della riapertura dei giochi al Senato, dove tranelli e voti segreti non saranno ammessi e tutti dovranno giocare a carte scoperte, con la Svp che ancora una volta dovrà fare valere i suoi tre voti all’interno del gruppone delle Autonomie che, spesso, hanno costituito una stampella al governo Meloni.
Il segretario generale della Svp, Martin Karl Pircher invita alla calma: «ogni questione ha almeno due facce. È ora di discutere apertamente anche dell’altro punto di vista», invitando coloro che «invocano uno scontro senza compromessi» sulla modifica del collegio senatoriale Bolzano-bassa Atesina a considerare che «esiste uno scenario peggiore per l’Alto Adige che, però, nell’attuale clima surriscaldato, non riceve quasi alcuna attenzione».
Pircher ricorda che «i seggi alla Camera dei deputati non sono garantiti da alcuno» né tantomeno dalla tutela austriaca sulla minoranza tedesca e ciò significa che «qualsiasi maggioranza di governo italiana può, in qualsiasi momento, modificare le regole del gioco con una maggioranza parlamentare. Per l’Alto Adige ciò potrebbe significare, ad esempio, che su tre deputati, ne resti uno di lingua tedesca. Dal punto di vista giuridico – prosegue – non si può dedurre una violazione dei diritti delle minoranze qualora due collegi elettorali diventino più “tedeschi” ed uno diventi più “italiano”».
Per l’ex senatore e costituzionalista Francesco Palermo, eletto nel 2013 da un’alleanza Svp–centrosinistra proprio nel collegio Bolzano-bassa Atesina, «la modifica è legittima da un punto di vista giuridico, ma rischia di rafforzare i muri etnici in Alto Adige». Una contrapposizione definita «triste» da Palermo, che non si riconosce né nel modo in cui è stata posta la richiesta di un “collegio italiano”, né nelle motivazioni contrarie che puntano a blindare il collegio “tedesco”.
Il centrodestra invece difende l’emendamento: per Christian Bianchi, coordinatore di Forza Italia in Alto Adige, la riforma elettorale garantisce un riequilibrio per la rappresentanza italiana senza ledere quella di lingua tedesca.
A rinfocolare la protesta ci sono anche gli Schützen che hanno svolto una fiaccolata di protesta con torce e fuochi bengala accesi tra Ora e Salorno , non escludendo ulteriori azioni di protesta.
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