In Trentino le piste ciclabili continuano a crescere come funghi con la Provincia che interviene anche laddove non dovrebbe, come ha fatto con la trasformazione della vecchia strada della “Maza”, declassata a interpoderale dopo la realizzazione della nuova statale, in una nuova pista ciclabile che collega Nago con la piana dell’alto Garda, sollevando le ire degli agricoltori di Arco.
Di fatto, prima della trasformazione della strada interpoderale in pista ciclabile, gli agricoltori con i vari mezzi d’opera potevano accedere rapidamente ai propri appezzamenti partendo direttamente dalla piana e poi salire lungo la collina. Ora, sono costretti a risalire da Arco fino a Nago con i loro mezzi, spesso causando incolonnamenti lungo la statale spesso intasata da camion e da auto di turisti, e poi ridiscendere lungo la pista ciclabile, con un senso unico a discendere. Con gli annessi problemi di manovra e di accessibilità ai vari fondi, per di più in presenza di un traffico di ciclisti spesso incuranti della propria e, soprattutto, dell’altrui sicurezza che discendono lungo la ciclabile a rotta di collo, salvo dovere inchiodare repentinamente trovandola ostruita dal mezzo agricolo impegnato in manovra.
Lo stesso comune di Arco si è mosso a sostegno dei propri agricoltori, conscio del fatto che le nuove modalità di accesso ai vari fondi agricoli coltivati spesso ad olivo costituiscono un eccessivo onere, oltre a compromettere la sicurezza e anche le possibilità di coltivazione, chiedendo di garantire ai coltivatori un migliore e più rapido accesso ai fondi, attivando un’idonea segnaletica.
Di fatto, chi ha concepito la trasformazione di una viabilità interpoderale in una pista ciclabile senz’altro piacevole da percorrere con uno splendido affaccio sul lago di Garda trentino, non ha tenuto in debito conto le esigenze di coloro che con la terra lavorano e che sono tra i protagonisti di quel paesaggio invidiato coltivato ad ulivi che piace così tanto ai turisti.
Lo stesso comune di Arco è stato messo di fronte al fatto compiuto dalla Provincia che ha deciso le modalità di uso del tracciato trasformato in pista ciclabile da parte degli agricoltori, modalità che secondo l’amministrazione comunale espongono anche ad un deprezzamento del valore delle coltivazioni, oltre ad aumentare il rischio di abbandono con i conseguenti danni paesaggistici
Per evitare una pericolosa commistione tra trattori e ciclisti spesso incauti, la soluzione potrebbe essere la realizzazione, oltre che di adeguata cartellonistica con limitazione della velocità, di frequenti dossi rallentatori per scoraggiare discese a rotta di collo, oltre ad applicare delle sbarre sulla pista ciclabile in prossimità degli accessi ai fondi agricoli, azionabili dai coltivatori, utili a fare discendere dalle bici i ciclisti e procedere a piedi, sollevando gli agricoltori dalla responsabilità di possibili danni da comportamenti sconsiderati dei ciclisti.
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