I dati presentati da Eco Center relativo ai costi di gestione e di potenziamento dei depuratori altoatesini rappresentano un campanello d’allarme tra gli amministratori locali. Tre impianti dovranno essere potenziati per complessivi 56,2 milioni di euro perché, soprattutto durante l’alta stagione turistica, raggiungono i limiti della loro capacità con conseguente scarico delle eccedenze non trattate in torrenti e fiumi con forte impatto sulla qualità delle acque e dell’ambiente.
In Val Gardena la capacità del depuratore di Pontives dovrebbe passare da 78.000 a 125.000 abitanti equivalenti, a fronte di una popolazione residente di appena circa 10.000 residenti. La Val Gardena non è affatto un caso isolato. Anche nel Burgraviato in Val Venosta emerge la dimensione del problema: il depuratore di Sinigo è stato recentemente ampliato con un investimento di 26,5 milioni di euro. Sebbene nei 15 comuni serviti dall’impianto vivano stabilmente poco più di 90.000 persone la capacità del depuratore arriva a ben 619.000 abitanti equivalenti.
Solo per le opere già realizzate e per i nuovi interventi programmati di Ecocenter si arriva quindi a un volume di investimenti di circa 92 milioni di euro nelle infrastrutture per il trattamento delle acque reflue.
Per l’associazione di consumatori Robin la questione di fondo è ovvia: chi determina questo aumento della pressione sulle infrastrutture e chi ne sostiene i costi? Robin sostiene apertamente la richiesta del presidente di Eco Center, Dario Dal Medico (e già sindaco di Merano fino al 2025 battuto da una coalizione di centro sinistra guidata da Christine Zeller), e del sindaco di Bolzano, Claudio Corrarati, di una maggiore partecipazione economica del settore turistico agli investimenti necessari. Dal Medico attribuisce espressamente gli interventi necessari in Val Gardena e in Val Passiria al turismo, all’aumento delle strutture alberghiere e soprattutto alla crescita e all’ampliamento di centri wellness e piscine.
Mentre la popolazione residente rimane sostanzialmente stabile, il carico sulle infrastrutture aumenta in modo considerevole nei periodi di punta del turismo. In Val Gardena, secondo Eco Center, i consumi idrici raggiungono livelli paragonabili a quelli di una grande città.
Il caso di Sinigo dimostra, inoltre, che non si tratta del problema isolato di una singola valle. L’Alto Adige sta, infatti, potenziando i propri depuratori per far fronte a picchi di carico che sono in misura rilevante legati all’utilizzo turistico del territorio.
Non si tratta di una normale crescita demografica, ma è una conseguenza dello sviluppo turistico e questo sviluppo ha un costo. Robin vede in questo una diretta analogia con il problema che l’associazione ha già sollevato in merito all’eccesso di grassi nelle acque reflue: quando ristorazione e strutture ricettive contribuiscono in misura sproporzionata al carico sulla rete fognaria e sui depuratori i costi aggiuntivi non possono semplicemente essere trasferiti a tutte le famiglie e a tutti gli utenti del servizio.
Il comune di Castelrotto ha dimostrato, sul fronte dei grassi nelle acque reflue, come il principio «chi inquina paga» possa essere concretamente applicato. Robin chiede ora di fare un passo ulteriore: il principio deve valere non solo per i costi di gestione, ma anche per gli investimenti necessari ad aumentare la capacità degli impianti.
Il D.Lgs. 152/2006 prevede, nel finanziamento del servizio idrico integrato, la copertura dei costi di investimento e di gestione secondo il principio «chi inquina paga». Anche la direttiva quadro europea sulle acque richiede l’applicazione del principio del responsabile e un’adeguata partecipazione ai costi da parte dei diversi utilizzatori della risorsa idrica.
Per Robin il principio è chiaro: «chi inquina paga» non può fermarsi al cancello del depuratore, ma deve valere anche quando si tratta di finanziare le infrastrutture aggiuntive rese necessarie da una determinata attività economica.
Non è accettabile che l’Alto Adige continui a favorire la crescita del turismo con risorse pubbliche, mentre il settore genera miliardi di euro di valore economico e alla fine sia la collettività a pagare il conto delle infrastrutture necessarie a sostenerlo. Il turismo incassa il valore aggiunto, mentre la collettività dovrebbe pagare le infrastrutture? Per Robin questo non è accettabile.
Se un depuratore è adeguato per la popolazione residente, ma deve essere enormemente potenziato a causa dei picchi di carico turistico, almeno la quota di investimento imputabile a tale incremento deve essere attribuita, secondo un criterio di causalità, al settore turistico. Non basta destinare una parte dell’imposta di soggiorno a questi interventi. L’imposta di soggiorno non può diventare un alibi. Serve una contabilità trasparente basata sul principio «chi causa paga», magari con una sovrattassa legata ai consumi idrici di una struttura turistica, sia ristorante o di alloggio.
Robin verificherà se il finanziamento pubblico di infrastrutture rese necessarie dal turismo possa determinare eventuali vantaggi economici a favore del settore turistico. Quando risorse pubbliche vanno a beneficio di attività economiche deve essere verificata anche la compatibilità con la normativa europea sugli aiuti di Stato.
Qualora emergessero elementi concreti per ipotizzare un aiuto illegittimo, Robin valuterà la presentazione di una segnalazione alla Commissione europea.
Le infrastrutture pubbliche non possono trasformarsi in una sovvenzione nascosta al turismo, né a carico dei contribuenti e degli utenti altoatesini, né in violazione delle regole europee sugli aiuti di Stato.
«Chi vuole continuare a far crescere il turismo deve anche dire con chiarezza quanto costa questa crescita. Se alberghi, centri wellness e piscine portano i depuratori al limite durante l’alta stagione la soluzione non può essere che sia la collettività a pagare milioni di euro di investimenti – afferma il direttore dell’associazione di consumatori Robin, Walther Andreaus -. Sosteniamo Dal Medico e Corrarati, ma facciamo un passo ulteriore: il principio “chi inquina paga” deve valere non solo per la gestione di un depuratore, ma anche per il finanziamento del suo potenziamento. Chi ha bisogno di nuove infrastrutture deve pagarle, altrimenti privatizziamo i profitti e socializziamo i costi».
Robin chiede, quindi, alla Provincia una quantificazione trasparente e basata sul principio di causalità dei maggiori costi generati dal turismo e la loro piena attribuzione al settore turistico. L’overtourism non può essere soltanto una questione di numero di posti letto e di presenze, ma deve emergere anche nei conti delle infrastrutture.
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