Famiglie trentine: a settembre deciso peggioramento della fiducia

Indagine periodica della Camera di commercio di Trento: cresce la preoccupazione per l’andamento dell’economia locale che alimenta il bilancio dell’Autonomia speciale.

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Il sensibile calo di ottimismo delle aspettative delle famiglie trentine rispetto all’andamento dell’economia localee i giudizi sulla loro situazione economica determinano un peggioramento significativo del clima di fiducia dei consumatori che, dall’ultima rilevazione condotta nel maggio scorso dall’Ufficio studi e ricerche della Camera di commercio di Trento, registra una contrazione di oltre 8 punti del suo indice, passato da -9,2 a -17,4 punti.

Da un confronto con i territori di riferimento, il valore appare sostanzialmente in linea con la media nazionale(-16,8), risulta lievemente peggiore rispetto a quello registrato nel NordEst (-15,3), ma leggermente superiore a quello europeo (-18,6).

Le famiglie trentine che esprimono opinioni negative sull’andamento dell’economia negli ultimi dodici mesi raggiungono il 66,8% degli intervistati e sono in netto aumento rispetto al 44,4% registrato nel maggio scorso; la percentuale di chi riscontra un’evoluzione positiva (lieve o netta) subisce quasi un dimezzamento e passa dal 13,1% al più recente 6,3%. Solo il 26,6% delle famiglie trentine esprime un giudizio di stazionarietà con un calo di oltre 15 punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione.

I giudizi in prospettiva segnalano attese in peggioramento (50,0% degli intervistati), confermate da un calo di chi si dichiara ottimista (9,6%) e di coloro che credono in una stabilità della situazione economica trentina (36,1%).

Se si considera la situazione economica della propria famiglia, nell’ultimo anno, il 46,1% degli intervistati la giudica sostanzialmente stabile, valore in calo di oltre 17 punti rispetto al 63,6% rilevato a maggio. Contemporaneamente, si assiste a un aumento della quota di chi riscontra un peggioramento (lieve o netto), che raggiunge il 47,0% (dal 32,1%); risulta invece stabile la percentuale di chi esprime un giudizio positivo (3,1% dal 3,9% di maggio).

Analogo andamento anche per le opinioni in prospettiva che registrano una contrazione del giudizio di stazionarietà (dal 73,3% di maggio al 58,0% di settembre), un aumento delle previsioni pessimistiche (dal 18,8% al 31,9%) e un lieve calo per quelle positive (dal 5,3% al 2,9%).

Le attese in merito all’andamento della disoccupazione nel corso del prossimo anno appaiono nel complesso più negative rispetto a quanto emerso nella precedente rilevazione. I giudizi di stazionarietà risultano in contrazione e si assestano al 48,7% (dal 63,9% di maggio), la quota di chi immagina un aumento del numero dei disoccupati cresce di quasi 20 punti percentuali (32,3%), mentre quella di chi ne prevede un calo scende dal 16,7% al 10,4%.

Con riferimento alle intenzioni di acquisto di beni durevoli (elettrodomestici, prodotti elettronici e mobili), si registra una contrazione significativa dei giudizi di stazionarietà, che passano dal 59,3% del mese di maggio al 44,4% di settembre. Cresce sia la quota di consumatori propensi a spendere di meno (dal 24,6 al 30,2%) sia la quota di coloro intenzionati a spendere di più (dal 13,1 al 18,2%).
Con riferimento alle spese di maggior valore (autovettura, abitazione, manutenzione e miglioramento abitazione), gli orientamenti dei consumatori rimangono per lo più stabili rispetto a maggio.

«L’andamento del clima di fiducia dei consumatori trentini, registrato a fine settembre – commenta Giovanni Bort, presidente della Camera e di Confcommercio Trentino – non ci ha certo colti di sorpresa. Nonostante l’inflazione continui a diminuire (5,4%), crescono i prezzi dei beni energetici non regolamentati e dei servizi di trasporto, così come quelli del “carrello della spesa” (+8,3%)».

Il dato sul clima di fiducia delle famiglie trentine stride con il risultato delle elezioni provinciali appena celebrate, con la riconferma del governo uscente, che nel corso della legislatura appena trascorsa ha visto calare drasticamente il bilancio provinciale, complice il cattivo andamento dell’economia trentina.

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