Quattro regioni del Nord (Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto) hanno incassato l’approvazione della Camera alle risoluzioni di maggioranza sugli schemi di intesa preliminare sull’Autonomia differenziata.
Dopo il via libera del Senato la scorsa settimana, si completa così un altro tassello del percorso verso la riforma rimasta lettera morta dalla riforma costituzionale del 2001. In attesa che la legge quadro, dopo i profili di illegittimità sollevati dalla Consulta nella sentenza 192 del 2024, riemerga dalla commissione Affari costituzionali al Senato, che il ministro agli Affari regionali, Roberto Calderoli si è impegnato a disincagliare al più presto.
Le pre-intese si occupano di materie che non richiedono la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep) prima dell’avvio della devoluzione di funzioni alle Regioni e vertono su protezione civile, le professioni e la previdenza complementare e integrativa.
Se dalla Salvini premier si festeggia, dalle opposizioni di centro sinistra si è tentato di bloccare le pre-intese senza successo, con toni particolarmente accesi da parte degli esponenti del Sud Italia che paventano la nascita di «italiani di Serie A e di Serie B».
Il prossimo passaggio prevede l’inserimento delle singole pre-intese in altrettanti disegni di legge – uno per ciascuna regione – da approvare a maggioranza assoluta da parte di Camera e Senato e senza variare il contenuto. In caso di approvazione di emendamenti, il gioco dell’oca della maggiore Autonomia torna alla casella di partenza, con la necessità di siglare un nuovo accordo con la regione.
Uno scenario che depone ad una sostanziale delusione per gli esponenti di “Patto per il Nord” che annoverano i federalisti duri e puri della prima Lega Nord finiti traditi dalla deriva nazionalista della Salvini premier. «Alle elezioni politiche del 2001, la Lega Nord di Bossi raggiunse appena il 3,9% dei voti, però, poiché i voti si pesano e non si contano, ottenemmo la devolution. Nel 2022 la “Lega” di Salvini ha avuto più del doppio del consenso, l’8,9% dei voti, ma porta a casa soltanto qualche pre-intesa per 4 regioni, praticamente nulla di concreto per cittadini, famiglie e imprese» afferma il segretario federale, Paolo Grimoldi.
«Vengono così mortificati il federalismo e il patrimonio politico, morale e sociale di milioni di cittadini che si battono da più di 40 anni a difesa delle istanze del Nord e per un assetto federalista dello Stato, a partire da Umberto Bossi e Gianfranco Miglio – prosegue Grimoldi -. La loro battaglia per una società più giusta, quella in cui lo Stato non depreda la ricchezza dei territori del Nord per distribuirla altrove senza che i cittadini sappiano dove vanno i loro soldi, chi e come li spende, continua con “Patto per il Nord”».
Grimoldi plaude all’intervento in dichiarazioni di voto alla Camera di Luigi Marattin, segretario del Partito Liberaldemocratico: «abbiamo convintamente apprezzato la serietà e la competenza con cui è intervenuto nell’Aula della Camera sul tema dell’Autonomia. Ha zittito la propaganda dei finti federalisti che festeggiano un provvedimento inutile per i cittadini, ma buono solo per la campagna elettorale. Il vero federalismo, a partire da quello fiscale, e come diminuire il miliardario residuo fiscale che ogni anno il Nord versa a Roma non sono stati neppure accennati. Su questi temi, l’attuale legislatura è stata inutile e il governo totalmente inconcludente».
Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie de “Il NordEst Quotidiano”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata.
Telegram
https://www.linkedin.com/company/ilnordestquotidiano
https://www.facebook.com/ilnordestquotidian
X
© Riproduzione Riservata

































