La crisi dei servizi di prossimità non riguarda soltanto i negozi e il commercio al dettaglio, ma anche i luoghi di ritrovo con la moria di bar. Secondo Confesercenti, in Trentino dal 2019 al 2025, il numero di bar presenti sul territorio provinciale è sceso da 1.591 a 1.448, una riduzione del 9% che ha portato a un impoverimento di circa 43 milioni di euro.
Attualmente, in Trentino, il rapporto è di circa 2,4 bar presenti sul territorio ogni mille abitanti: nel 2019, il dato si attestava a 2,7. Guardando alla forma giuridica, nel 2025 fra i pubblici esercizi trentini quella più diffusa è quella della società di persone (40.16%), seguita da imprese individuali (38.98%), società di capitale (20.30%) e altre forme (0.56%). Rispetto al 2019, sono cresciute soprattutto le società di capitale, che rappresentavano il 14.16%, mentre calano leggermente quelle di persone (erano il 44.13%) e individuali (40.16%).
Allargando lo sguardo sulla moria di bar a livello nazionale e del NordEst, il calo è a doppia cifra a livello macroregionale. Tra il 2019 e il 2025 il comparto ha perso oltre 24.000 imprese, circa 11 al giorno. Con un impatto non solo sociale per le città, che si impoveriscono di luoghi di ritrovo e socializzazione, ma anche economico: le saracinesche abbassate hanno comportato una perdita per i territori superiore ai 7,2 miliardi in sei anni, tra minori consumi, occupazione e gettito fiscale.
Secondo l’indagine di Confesercenti, le imprese nel servizio bar, che nel 2019 erano 169.839, nel 2025 sono scese a 145.766, il 14,2% in meno. Il calo interessa tutte le regioni, ma procede a velocità diverse. Nel Centro la riduzione è particolarmente marcata: 7.323 bar in meno, oltre un quinto rispetto al 2019 (−20,8%). Seguono il NordEst, con una flessione del 16,3%, e il NordOvest, con il 16,1%. Il calo è più contenuto nel Sud (−6,7%) e nelle Isole (−6,5%), ma anche in queste aree il saldo è negativo.
In valore assoluto è la Lombardia a registrare la perdita maggiore, con 4.957 bar in meno. Seguono il Lazio (−4.405), il Veneto (−2.806), l’Emilia Romagna (−1.916) e il Piemonte (−1.915). Guardando invece alla variazione percentuale, la contrazione più forte si registra nelle Marche, dove i bar diminuiscono del 25%. Nel Lazio il calo è del 23,9%, in Valle d’Aosta del 22,2% e in Veneto del 20,1%. Sul piano delle città, un dato su tutti: Roma perde 2.827 bar, più del 30%, uno dei cali più alti in Italia. Una vera e propria emorragia – osserva Confesercenti – che neanche i flussi turistici da record della Capitale sono riusciti ad arrestare.
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