
Dalle parti della sede del governo dell’Autonomia trentina le idee paiono essere piuttosto confuse sulla questione della crisi del commercio e dei servizi, a partire da quelli relativi alla chiusura di bar denunciati da Confesercenti che ha predisposto una petizione per sensibilizzare il governo locale ad intervenire promuovendo una legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”.
Da una parte gli allarmi degli esercenti sono stati derubricati dall’assessore al Commercio Roberto Failoni nella sua risposta al consigliere d’opposizione di Campobase, Roberto Stanchina: «è necessario non confondere la riduzione dei bar con le chiusure. Un’attività che cambia classificazione non è necessariamente un’attività che chiude: può aver semplicemente cambiato modello e continuare a operare sul territorio».
Anche se spesso alla chiusura dell’attività, i locali occupati rimangono per lungo tempo inutilizzati, con il fiorire di serrande abbassate lungo le principali vie del centro storico di Trento in quello che dovrebbe essere un centro commerciale naturale, di fatto sempre meno attrattivo vuoi per i continui fenomeni di degrado urbano non sufficientemente gestiti dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco PD Franco Ianeselli, vuoi per il caro locazioni che mette una pesante incognita su ogni nuovo avvio di attività, vuoi per l’annosa questione della mancanza di un’adeguata disponibilità di parcheggi in prossimità del centro, con quelli esistenti, tutti a pagamento, sempre più cari.
Ha però stupito che, dinanzi alle affermazioni di Failoni, il giorno dopo il presidente della giunta e compagno di partito (entrambi della Salvini premier), Maurizio Fugatti, abbia firmato la petizione di Confesercenti, evidenziando una stridente contraddizione tra i due esponenti del governo dell’Autonomia speciale, immediatamente fatta risaltare dall’opposizione.
La risposta data da Failoni all’interrogazione di Stanchina che aveva chiesto lumi sull’effettiva aderenza dei numeri denunciati da Confesercenti circa la chiusura degli esercizi in Trentino e a Trento in particolare e la successiva reazione di Fugatti confermerebbe una sorta di doppio binario o di doppia visione esistente all’interno del governo dell’Autonomia, cosa che secondo Stanchina «è necessario affrontare seriamente con i mezzi e le competenze proprie dell’Autonomia del Trentino».
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