Analisi della crisi del settore della cantieristica navale in Italia

0
317

La fine del 2011 gela i segnali di ripresa del settore navale del primo semestre. Per Fincantieri “i carichi di lavoro per il 2011 e quelli previsti per il 2012 sono dimezzati rispetto ai livelli pre-crisi”, afferma il direttore generale Vitalino Pappaianni nel corso di un incontro con i sindacati aziendali e territoriali a Roma, secondo cui “la situazione dei carichi ha riflessi sull’occupazione, ma l’azienda si impegna a evitare i licenziamenti impiegando tutti gli ammortizzatori sociali a disposizione”.

I dipendenti in cassa integrazione di Fincantieri, al 10 ottobre, sono 1.968 su un totale di 8.200 e gli ultimi accordi prevedono un tetto massimo di 3.285 persone. I cassintegrati erano in media 713 nel 2010 e 175 nel 2009.

Gli amministratori della società descrivono difficoltà per tutti gli stabilimenti, attivi in un settore che ha bruciato 50 mila posti di lavoro in Europa negli ultimi anni. I traghetti in costruzione in tutto il mondo sono tre (di cui uno, della Daewoo per la Tunisia, è a rischio), le navi da crociera sono sette (di cui due ordinate a Fincantieri), e le commesse militari sono congelate, se non cancellate. Le ore di lavoro previste a breve termine sono il 20% in meno rispetto al livello pre-crisi per Monfalcone, il 40% in meno per Marghera e il 50% in meno per Castellammare di Stabia, mentre Sestri e Ancona sono ferme a zero ore dopo la consegna di marzo.

Paolo D’AmicoLa crisi di Fincantieri e di tutta la cantieristica navale italiana è vista differentemente dagli armatori, il cui presidente Paolo D’Amico chiede un deciso cambio di rotta per salvare la presenza in Italia di quest’industria e aziende come Fincantieri. Il leader degli armatori, intervenuto a Napoli alla seconda edizione della conferenza internazionale ‘Shipping and law’, ha affrontato la questione Fincantieri affermando che “un certo tipo di carpenteria metallica purtroppo oggi non si può più produrre perché non è più competitiva e quindi pretendere di andare in una certa direzione è sbagliatissimo”.
Secondo D’Amico, il lavoro fino a oggi svolto da Fincantieri “ha permesso, bene o male, di difendere Castellamare, ma è necessario guardare al futuro” Il nodo centrale secondo D’Amico, è come avviare la riconversione della cantieristica italiana: “prima o poi la riconversione arriverà e quindi è meglio ragionarci insieme in serenità per il bene e la tranquillità della gente che lavora nelle imprese perché se facciamo muro contro muro, non si va da nessuna parte”.