Italia spaccata in due dai consumi. A NordEst bene solo Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna

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Male Veneto e Friuli Venezia Giulia. Secondo Confesercenti solo sei regioni hanno recuperato i livelli di spesa del 2007. Tutte le altre 14 sono ancora sotto

italia tricolore 3d penisola stivale belpaeseIl motore Italia gira ancora a ritmo ridotto, con ben 14 regioni che hanno un livello di consumi, secondo l’indagine effeturata da Confesercenti, al di sotto del livello di spesa medio del 2007. La ripresa è ancora troppo frammentata e concentrata nel Centro Nord del Paese.

Fatta eccezione per la Basilicata,  tutte le altre regioni che hanno recuperato i livelli 2007 di spesa sono al Nord: Trentino Alto Adige, Liguria, Valle d’Aosta, Toscana, Emilia Romagna. Tutte le altre 14 regioni sono ancora in rosso. La “maglia nera” va alle famiglie umbre, la cui spesa media annuale è stata inferiore di 5.711 euro al 2007, mentre viaggia con il vento in poppa il Trentino Alto Adige, dove il livello di spesa è cresciuto, rispetto al 2007, di ben 2.493 euro (+7,2%), seguita, per quanto riguarda il NordEst, dall’Emilia Romagna con una leggera crescita di soli 89 euro (+0,3%). Male vanno il Friuli Venezia Giulia dove mancano all’appello 1.212 euro (-3,9%), mentre nel Veneto si è dinanzi ad un vero e proprio crollo, dove mancano ancora 4.881 euro (-13,2%).

Le famiglie italiane spendono in media ancora 1.500 euro in meno rispetto al 2007, ma emerge anche il fatto di coe il tradizionale divario tra Nord e Sud si sia ulteriormente allargato: nel 2007 la differenza annua tra Trentino Alto Adige e Calabria, rispettivamente la regione più ricca e più povera d’Italia, si attestava a 8.350 euro: oggi il differenziale è quasi raddoppiato a 16.500 euro vale a dire il 97% in più. 

Secondo il segretario generale di Confesercenti, Mauro Buzzoni, è necessario un «intervento redistributivo per arginare la crescita delle disuguaglianze territoriali. Riteniamo assolutamente necessario intervenire a favore delle famiglie e alle imprese che fanno riferimento alla domanda interna, dai negozi alle botteghe artigiane» lanciando l’idea di agire sulle aliquote Irpef che non vengono più riviste ormai da una decina di anni.