«I dati dell’economia del NordEst sono allarmanti».

Analisi della Fondazione NordEst sui dati Istat. Carraro: «per il dopo Coronavirus serve un piano di interventi rapidi».

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«Fondazione NordEst ha confrontato i saldi dell’Italia con quelli dell’economia del NordEst da cui se ne ricava un quadro allarmante. Serve un piano di interventi rapidi, rigorosi e selettivi per ridare fiducia alle imprese. Il pericolo è quello di un immediato stop degli investimenti e dei consumi»: lo afferma il presidente di Confindustria Veneto, Enrico Carraro, dopo la lettura dell’analisi di Fondazione NordEst che ha confrontato i dati Istat con gli indici di questo territorio.

I dati elaborati delineano un momento fosco dell’economia del NordEst: liquidità a maggio passata da un saldo di +1,6 a -36,9; giudizi sul livello della produzione. che passa da gennaio a maggio da -12,1 a -55,3; deterioramento delle attese sulla situazione generale dell’economia, tra febbraio e marzo, con un saldo che scende da -11 a -65,6; crollo degli ordini dall’estero (tra marzo e maggio il saldo passa da -21,8 a -59,6). 

Di fronte a questi dati dell’economia del NordEst, secondo Carraro «bisogna agire subito per costruire il futuro. Non c’è altra strategia per risollevare l’Italia dalla crisi economica in cui è caduta. I dati di questi ultimi giorni definiscono uno scenario implacabile sia sul fronte contingente dei consumi, del peggiore calo del Pil italiano dal ’95 ad oggi (-5,3% nel primo trimestre 2020 rispetto al trimestre precedente), sia su quello, forse ancora più indicativo, della fiducia di imprese e cittadini. Purtroppo queste dinamiche riguardano anche il NordEst». 

Per il presidente degli industriali veneti si impone l’attivazione immediata «di concrete leve di sviluppo, non solo a livello finanziario, ma soprattutto interventi strutturali, che abbiano come obiettivo una ripresa di medio termine; la mera sopravvivenza attraverso aiuti e sussidi è sicuramente necessaria ma non sufficiente. Solo mettendo in atto politiche industriali di lungo respiro si può arginare il circolo vizioso che la perdita di fiducia innesca e che porta a rallentare gli investimenti e a frenare i consumi a favore dei risparmi di imprese e famiglie».

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