Bankitalia, l’economia migliora, ma famiglie faticano, specie quelle delle Partite Iva

La pandemia ha frenato drasticamente i consumi. A marzo riprende a salire il fatturato della manifattura. In difficoltà il 65% delle famiglie con capofamiglia un lavoratore autonomo. 

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C’è qualche spiraglio all’orizzonte, ma l’uscita dal tunnel della crisi economica sembra ancora lontana: appare così agli occhi delle famiglie italiane, specie quelle delle Partite Iva, la situazione dell’economia alle prese con gli effetti del Covid-19 secondo l’indagine condotta dalla Banca d’Italia, che fotografa un contesto in cui l’emergenza sanitaria continua a pesare sui consumi e sempre più famiglie (oltre il 60%) faticano ad arrivare alla fine del mese. Qualche segnale positivo arriva dall’industria, con il fatturato che mette a segno il quarto rialzo mensile consecutivo.

«Le attese sulle prospettive dell’economia e sul mercato del lavoro sono migliorate; tuttavia le famiglie non si aspettano che l’emergenza sanitaria sia superata in tempi brevi» sintetizza l’Indagine straordinaria sulle famiglie italiane di Bankitalia.

Il saldo delle risposte relative alle prospettive generali dell’economia, pur restando negativo, è tornato a migliorare, collocandosi su un livello più elevato rispetto a quello dei mesi estivi, dopo la prima ondata della pandemia. Anche le aspettative sul mercato del lavoro nei successivi dodici mesi sono divenute più favorevoli, sebbene i nuclei con capofamiglia nella posizione di lavoratore autonomo restino più pessimistia conferma come il settore delle Partite Iva sia stato quello più penalizzato e meno garantito dalle decisioni governative per contenere la pandemia.

Le famiglie non si attendono che l’emergenza sanitaria venga superata entro un orizzonte ravvicinato: solo il 16% ritiene che verrà meno nel corso del 2021, mentre un terzo stima che si protrarrà almeno fino al 2023. In questo scenario, con l’emergenza sanitaria che continua a condizionare i comportamenti di consumo e le disponibilità economiche che si assottigliano, aumentano le famiglie che fanno fatica a far quadrare i conti: oltre il 60% dei nuclei dichiara di avere difficoltà economiche ad arrivare alla fine del mese (10 punti in più rispetto al periodo precedente la pandemia), una percentuale che sale al 65% (con un aumento di 20 punti) per i nuclei il cui capofamiglia è un lavoratore appartenente alle Partite Iva.

Poco meno del 40% delle famiglie dice che negli ultimi dodici mesi il proprio reddito familiare non è stato sufficiente a coprire le spese; e di queste quasi la metà, in assenza di reddito o trasferimenti, non disponedi risorse finanziarie proprie per far fronte ai consumi essenziali nemmeno per un mese.

E se per le famiglie che arrivano con difficoltà alla fine del mese l’ostacolo è rappresentato dalle minori disponibilità economiche, per i nuclei più abbienti «pesano soprattutto le misure di contenimento e la pauradel contagio», anche se l’effetto finale è identico: cresce il risparmio e la tesaurizzazione di quanto le famiglie riescono a mettere da parte. Circa il 40% dice di aver speso meno del reddito annuo nel 2020, riuscendo ad accumulare un po’ di risparmio. Solo un terzo del risparmio accumulato nel 2020, tuttavia, evidenzia l’indagine, verrà consumato nel 2021.

Qualche segnale positivo, intanto, arriva dall’industria: a marzo il fatturato registra un aumentocongiunturale dell’1,6%, e un aumento tendenziale (corretto per gli effetti di calendario) del 38,1%, grazie soprattutto alla crescita sul mercato interno. E se «nel confronto tendenziale, i risultati molto positivi derivano dal livello eccezionalmente basso di marzo 2020, in piena emergenza sanitaria – spiega l’Istat – su base mensile si tratta del quarto incremento consecutivo». Anche nel complesso del primo trimestre si registra, al netto della stagionalità, «un aumento significativo rispetto al trimestre precedente (+3,5%)».

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