L’economia dell’Emilia Romagna riparte: sale il fatturato, ordini, export delle imprese

Analisi sul I trimestre 2021 di Unioncamere, Confindustria e Intesa SanPaolo. 

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Riparte l’economia dell’Emilia Romagna: nel I trimestre 2021 sono evidenti i segnali di ripresa per produzione, fatturato e, ancora di più, per gli ordini, un’inversione di tendenza che pone fine alla più forte recessione industriale mai sperimentata dopo quella del 2009.

E’ quanto emerge dall’indagine congiunturale sul I trimestre 2021 sull’industria manifatturiera, realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia Romagna, Confindustria Emilia Romagna e Intesa Sanpaolosecondo cui «dopo le pesanti cadute del 2020, l’attività produttiva è in ripresa, anche se non ancora in tutti i settori e con criticità».

Nel dettaglio, il volume della produzione delle piccole e medie imprese emiliano romagnole dell’industria in senso stretto ha registrato – nel periodo gennaio-marzo – una crescita del 3,8% ed è tornato positivo, risalendo da -17,7 a +18,2 punti, il saldo tra le quote delle imprese che hanno rilevato un aumento e quelle che hanno riferito una riduzione della produzione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

Il valore delle vendite ha riportato un +4,1% e il fatturato un +3,7%. gli ordini un +7,6% mentre sul fronte delle esportazioni queste sono cresciute del 6,1%. A livello geografico l’export emiliano romagnolo è avanzato di oltre il 50% in Cina, intorno al 30% in Repubblica Ceca, Australia e Turchia. Flessione, del 27% per il commercio estero verso il Regno Unito, mentre si segnala il segno più verso Germania (+13,9%), Francia (+11,5%) e Stati Uniti (+3,5%).

Guardando ai singoli comparti produttivi, nel primo trimestre, l’industria alimentare ha fatto registrare una produzione in calo del 2,4%, un fatturato in discesa dell’1,5%, ed una crescita dell’export pari al 3,2% mentre il sistema moda – tra i più colpiti dall’emergenza Covid-19 – una produzione in flessione del 4,5%, un fatturato complessivo in frenata del 3,3% e esportazioni in calo dell’1,3%. In recupero l’industria del legno e del mobile (fatturato +6,%; export +8,5% e produzione +4,2%), l’industria metallurgica e delle lavorazioni metalliche (fatturato +7,2%; produzione +6,3% e ordini +8,3%), le industrie meccaniche, elettriche e dei mezzi di trasporto (fatturato + 5,2%, produzione +6,3%, ordini +9,3%). Il gruppo eterogeneo delle ‘altre industrie’ che comprende chimica, farmaceutica, plastica, gomma e trasformazione dei minerali non metalliferi, ovvero ceramica e vetro ha fatto segnare un fatturato in rialzo del 4,8%, esportazioni in progresso del 4,7%, b del 3,8% e ordini in progresso del 5,1%.

Sul fronte dimensionale per le imprese fino a 9 addetti la produzione è salita dello 0,3%, fatturato e ordiniintorno all’1%. Crescita più consistente per le imprese con numero di addetti compreso tra 10 e 49(produzione +4,9%, fatturato +6%, ordini +6,1%) e per le imprese con 50 addetti e oltre (produzione + 4,1%, fatturato +3,9% e export +3,3%).

Per l’economia dell’Emilia Romagna «le previsioni delle imprese per i prossimi mesi sono positive. Il contesto economico sta mostrando un rapido miglioramento, in linea con il buon andamento della campagna vaccinale e la riduzione della curva dei contagi. La fiducia degli imprenditori manifatturieri è salita in maggio ai massimi da fine 2017, grazie ad una ripresa della domanda più rapida del previsto – afferma il presidente di Confindustria regionale, Pietro Ferrari -. La migliorata situazione congiunturale favorisce la riattivazione degli investimenti, che in Emilia Romagna di fatto non si sono mai fermati. Il Pnrr e i programmi di investimenti e riforme avranno un ruolo chiave sia per l’impatto diretto sugli investimenti pubblici sia per accelerare quelli privati. Abbiamo però due seri vincoli alla crescita: il problema delle materie prime, che da mesi sono introvabili e molto costose, e il reperimento delle figure specializzate che mancano. Per questo – conclude Ferrari – dobbiamo intensificare gli investimenti in formazione, innovazione e sostenibilità: su queste priorità si deve concentrare un piano per la ripresa regionale che guardi al futuro».

Per il presidente di Unioncamere Emilia Romagna, Alberto Zambianchi, «dopo il 2020, anno straordinariamente difficile con una contrazione economica senza precedenti, i dati ora confermano i segnali di ripresa dell’economia dell’Emilia Romagna. Le aspettative sull’ampiezza e la rapidità della ripresa restano condizionate dal protrarsi delle misure anti Covid-19, e dall’accelerazione che verrà dalla campagna vaccinale. Un’altra spinta in avanti potrà sicuramente arrivare dalle ingenti risorse destinate all’Italia dal programma “Next Generation EU” – aggiunge Zambianchi -. Infine, va ricordato che le recenti indagini sulla fiducia delle imprese manifatturiere dell’Istat e sulle Pmi manifatturiere di Ihs-Markit, rilevano un certo miglioramento delle aspettative degli imprenditori. Sono buone notizie, a cui si aggiunge il fatto che, ancora una volta, è emerso come il comparto industriale sia ricco di imprese specializzate e proattive ai cambiamenti, un mix di competenze e dinamismo imprenditoriale che consentirà alla regione di tornare ai livelli pre-pandemia prima delle altre realtà».

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