Estate 2021 nuovamente all’insegna della stangata energetica

La ripresa economica internazionale spinge al rialzo i prezzi delle materie energetiche. Sulle strade scatta la tassa delle vacanze con il caro carburanti. Da evitare il rifornimento in autostrada. 

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Puntuale come un orologio svizzero, anche per l’estate 2021 scatta la stangata sulle vacanze intesa come un deciso rincaro delle quotazioni internazionali dei prodotti energetici che si riflettono sul pieno di carburante, cui va aggiunto anche il deciso rincaro delle bollette domestiche, con il prezzo del gas metano e dell’energia elettrica in deciso rialzo.

Iniziando dalle bollette, dal 1° luglio rincarano in modo deciso, ma meno del previsto grazie alla decisionedel governo Draghi di stanziare 1,2 miliardi di euro per la riduzione degli oneri generali di sistema per il prossimo trimestre, utilizzando una parte del gettito ricavato proprio dalle aste del mercato europeo dei permessi di emissione di CO2. In questo modo, l’aumento di luce e gas per il terzo trimestre 2021 è stato contenuto al 9,9% per l’elettricità e al 15,3% per il gas metano per la famiglia tipo con contratti di tutela, ovvero con consumi medi di energia elettrica di 2.700 chilowattora l’anno e un contatore con il contratto classico domestico da 3 chilowatt; per il gas i consumi sono di 1.400 metri cubi annui.

In concreto, la spesa elettrica per la famiglia-tipo nel periodo 1° ottobre 2020-30 settembre 2021 sarà di circa 559 euro, con un aumento del 12% rispetto ai 12 mesi dell’anno precedente (1° ottobre 2019 – 30settembre 2020), con un rincaro di 62,4 euro in più l’anno. Nello stesso periodo, la spesa della famiglia-tipoper il gas metano sarà di circa 993 euro, con una variazione in calo del -1,3% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente, corrispondente a una riduzione di circa 13 euro su base annua.

Aumenti che fanno scattare la reazione delle associazioni consumeristiche che chiedono al governo di ristrutturare le tariffe energetiche, eliminando le accise improprie e spostando gli oneri generali di sistemanon attinenti al comparto energetico sulla fiscalità generale.

Dalle bollette alle pompe del carburante per il rifornimento dei veicoli. Anche qui gli aumenti sono scattati ripetutamente dall’inizio dell’anno, sospinti dalla crescita delle quotazioni internazionali del petrolio e derivati. I prezzi rilevati al 2 luglio su una media di 15.000 impianti, la benzina self service a 1,630 euro/litro (+3 millesimi, compagnie 1,636, pompe bianche 1,613), diesel a 1,490 euro/litro (+3, compagnie 1,499, pompe bianche 1,466). Benzina servito a 1,752 euro/litro (+3, compagnie 1,798, pompe bianche 1,664), diesel a 1,626 euro/litro (+2, compagnie 1,678, pompe bianche 1,521). Gpl servito a 0,657 euro/litro (+1, compagnie 0,668, pompe bianche 0,641), metano servito a 0,977 euro/kg (invariato, compagnie 0,984, pompe bianche 0,972), Gnl 0,977 euro/kg (compagnie 0,965 euro/kg, pompe bianche 0,987 euro/kg). In autostrada le cose, come al solito, vanno pure peggio complice la “tangenteriscossa dai concessionari autostradali sugli impianti di servizio, con la benzina al servito che sfiora i 2 euro al litro.

Anche per i carburanti decisa la reazione dei consumatori. «Dopo aver sfondato a metà giugno la soglia di 1,6 euro, cosa che non succedeva da due anni, dal 10 giugno 2019, la benzina non arresta la sua corsa e arriva a 1,625 euro al litro. Anche il gasolio raggiunge il valore massimo dal 20 gennaio 2020, quando si attestò a 1.489 euro al litro, un anno e 5 mesi fa – denuncia Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori -. In poco meno di 6 mesi, un pieno da 50 litri è aumentato di 9,16 euro per la benzina e di 8,34 euro per il gasolio, con un rincaro, rispettivamente, dell’12,7% e del 12,6%. Incremento che, su base annua, si traduce in una stangata ad autovettura pari a 220 euro all’anno per la benzina e 200 europer il gasolio».

Per il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, «gli aumenti sui carburanti determinano una vera e propria stangata per le tasche dei consumatori: solo per i maggiori costi di rifornimento, una famiglia deve metterein conto un aggravio di spesa da 270 euro annui a causa dei rincari senza sosta di benzina e gasolio».

Ecco, per un paese come l’Italia che mette buona parte delle proprie possibilità di rilancio economico sul turismo il tema del caro carburanti dovrebbe essere affrontato con serietà, anche alla luce del fatto che, fino a prima della pandemia, circa l’80% degli arrivi dall’estero avveniva a mezzo dell’automobile. Se si considera la politica decisamente più favorevole ai consumatori di realtà turistiche concorrenti come la Croazia e pure la stessa Francia, c’è il rischio che il turista motorizzato scelga altre destinazioni per la propria vacanza.

Di qui l’esigenza di rivedere una volta per tutte la politica fiscale italiana sui carburanti, visto che il pesodelle accise è tra il più elevato d’Europa, così alto che di fatto è recessivo, con la riduzione dei consumi e della competitività intera del sistema paese. Se ridurre il peso del fisco sui carburanti comporta problemi al bilancio dello Stato, è necessario agire a compensazione sulle voci di spreco (ad iniziare dalla progressiva riduzione fino all’azzeramento del reddito di cittadinanza) che si annidano nella spesa pubblica.

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