Pil 2023 italiano parte da uno +0,4% già acquisito

Continua la stretta sulla spesa delle famiglie che patiscono anche il caro mutui.

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L’economia italiana entra nel 2023 con luci e ombre, ma meno peggio delle previsioni di qualche mese fa che annunciava l’entrata in recessione: il Pil 2023, solo con la spinta del 2022, ha già acquisito una crescita dello 0,4%.

Permangono comunque segnali di incertezza che rischiano di incidere sull’andamento dell’economia nazionale, ancora esposta all’andamento dei corsi internazionali dell’energia e delle materie primeFondamentale è la spesa delle famiglie, che solitamente assicura circa il 50% del Pil italiano, che sotto il peso del caro prezzi e caro energiainverte la rotta e segna un calo di oltre un punto percentuale. Un dato che alimenta le preoccupazioni dei consumatori, mentre il governo si muove tenendo d’occhio la Bce, nel timore che una nuova stretta sui tassi possa avere un impatto sulla crescita.

Secondo l’Istat, la rilevazione sui conti economici sull’ultimo trimestre 2022 conferma «la lieve contrazionedell’attività produttiva», mentre prosegue «per l’ottavo trimestre consecutivo la ripresa in termini tendenziali, anche se a ritmi via via più contenuti». Il Pil ha chiuso il quarto trimestre con una contrazione dello 0,1%rispetto al trimestre precedente e un +1,4% (rivisto dal +1,7% della stima preliminare) rispetto al quarto trimestre 2021.

Alla luce di questo andamento, la crescita acquisita per il Pil 2023, quella che si otterrebbe se tutti i trimestri di quest’anno registrassero una variazione nulla, è positiva e pari allo 0,4%. Un dato che, concordano le previsioni ufficiali, dalla Nadef all’Upb al Fmi, dovrebbe alla fine attestarsi al +0,6%, con un’aspettativa di un rialzoulteriore fino a sfiorare il +1%.

A pesare sul Pil nel quarto trimestre 2022 è il calo dei consumi finali nazionali: le famiglie infatti tirano la cinghia, con la spesa dei nuclei residenti che segna un -1,6% e, in particolare la spesa delle famiglie sul territorio economico (al netto cioè delle spese all’estero dei residenti e delle spese in Italia dei non residenti) che registra un calo congiunturale dell’1,3%. Un cambio di rotta rispetto alla crescita dei trimestri precedenti.

Ad incidere è l’inflazione che, nelle previsioni della Banca d’Italiafrenerà i consumi delle famiglie anche nel 2023. La corsa dei prezzi è rallentata a febbraio al +9,2%, ma non il carrello della spesa (salito al +13%) che sconta gli aumenti dei mesi scorsi che ora stanno arrivando ai consumatori finali.

A pesare anche il rialzo dei tassi di interesse specie quelli sui mutui che iniziano a mordere sulla capacità di spesa delle famiglie, con aumenti che possono arrivare anche a qualche centinaio di euro al mese, costringendo ad una profonda revisione della spesa per fare quadrare i conti in presenza di guadagni stagnanti e, di fatto, in calo erosi dall’inflazione.

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