Debito pubblico italiano: il 50,3% è detenuto dal sistema bancario nazionale

Ferrara: «la tassa sulle banche non mette a rischio la sicurezza del debito pubblico».

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Debito pubblico italiano

La Banca d’Italia e le banche del Paese posseggono, insieme, più della metà del debito pubblico italiano: 1.415 miliardi di euro su complessivi 2.815 miliardi. Si tratta di una percentuale pari al 50,3% superiore al 47,8% di fine 2021: in meno di due anni, dunque, il sistema bancario, con il 25,8% della Banca d’Italia e il 24,5% degli istituti, ha costituito un blocco di sicurezza per le finanze pubbliche nazionali.

I fondi d’investimento stranieri, pur avendo ridotto la loro quota di sottoscrizione di obbligazioni del debito pubblico italiano, nello stesso periodo, di quasi quattro punti percentuali, restano i primi detentori di Bot e Btp con il 26,5% dei titoli pubblici in circolazione: secondo il Centro studi di Unimpresa, il totale delle obbligazioniemesse dal Tesoro “in pancia” agli investitori stranieri ammonta a oltre 746 miliardi (dato di maggio scorso), in calo di quasi 60 miliardi rispetto a dicembre 2021, cosa che rende estremamente delicata la gestione del debito pubblico e le politiche di finanza pubblica, anche in considerazione del livello di affidabilità della finanza nazionale solo di un paio di gradini superiore al livello di inaffidabilità. Le famiglie detengono il 10,9% del debito pari a 306,8 miliardi, in aumento di quasi 80 miliardi rispetto ai 227,1 miliardi di fine 2021 che corrispondevano, in quella fase, all’8,5% dei Bot e Btp in circolazione.

«Chi pensa che la tassa sulle banche possa rappresentare un pericolo per le finanze pubbliche, e quindi un problema serio per il Paese, di fatto sostiene che i vertici del settore bancario italiano intendono ricattare il governo – commenta il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara -. Una castroneria e una assurdità allo stesso tempo: la lungimiranza e la serietà dei vertici del settore bancario italiano è nota a tutti e mai gli amministratori delegati dei principali gruppi del Paese metterebbero a repentaglio lo stato di salute delle nostre finanze pubbliche. Come abbiamo già sottolineato, rispetto ai 75 miliardi di euro di utili messi insieme dalle banchenegli ultimi cinque anni, il prelievo introdotto col decreto legge dello scorso 7 agosto potrebbe attestarsi tra gli 1,2 miliardi e i 2,5 miliardi massimo».

I dati frazionati più recenti si riferiscono a maggio 2023: a giugno il debito pubblico italiano ha raggiunto i 2.843,1 miliardi. Secondo il rapporto del Centro studi di Unimpresa, che ha elaborato dati statistici della Bancad’Italia, complessivamente, banche e Banca d’Italia hanno più della metà (50,3%) dei titoli di Stato pari a una cifra di 1.415,1 miliardi, più alta di 138,1 miliardi (+10,8%) rispetto ai 1.276,8 miliardi di fine 2021 quando Banca d’Italia e istituti detenevano, complessivamente il 47,8% del debito in circolazione ovvero 1.276,8 miliardi su 2.670,5 miliardi totali. La quota di obbligazioni pubbliche in mano alle banche (24,5%) è in lieve calo rispetto a fine 2021, quando la percentuale di Bot e Btp detenuti corrispondeva al 25,8%, con 688,7 miliardi su 2.670 miliardi totali: oggi gli istituti di credito del Paese hanno 689,1 miliardi che corrispondono al 24,85 del debito pubblico in circolazione. Gli altri grandi apporti finanziari per lo Stato arrivano dalla Banca d’Italia e dai fondi stranieri (cui spetta il record di sottoscrizioni): l’istituto di Via Nazionale oggi detiene 726,1 miliardi (25,8%), mentre all’estero sono collocati Bot e Btp per complessivi 746,3 miliardi (26,5%).

Da rilevare che negli ultimi due anni, si è registrata una “fuga” degli stranieri che a fine 2021 avevano “in pancia”, con 805,8 miliardi, una quota debito pubblico tricolore pari al 30,1%. In meno di due anni, i grandi fondi internazionali hanno disinvestito quasi 60 miliardi di euro scendendo al 26,5% del totale e il maggior soccorso è arrivato da Banca d’Italia che, al contrario, ha incrementato la sua fetta di debito di circa 137,9 miliardi, passando dal 22% al 25,8%. Anche le famiglie, il cosiddetto settore “retail”, hanno cominciato ad apprezzare di più il debito italiano, probabilmente incoraggiati dai maggiori rendimenti garantiti dal Tesoro, in linea con l’aumento del costo del denaro deciso dalla Banca centrale europea, portato in 12 mesi dallo zero al 4,25%: i piccoli risparmiatori, oggi, sono titolari di 306,8 miliardi, pari al 10,9% del totale, mentre a fine 2021 le obbligazioni pubbliche nei portafogli delle famiglie si attestavano a 227,1 miliardi (8,5%). Un’altra riduzione, seppur meno consistente, si è poi registrata per i fondi d’investimento italiani: la loro quota è calata di 13,6 miliardi, da 360,6 miliardi a 347,1 miliardi, con la percentuale scesa dal 13,5% al 12,3%.

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