Unioncamere Emilia Romagna: sensibile rallentamento dell’economia regionale

Prestiti alle imprese in calo, così come la fiducia degli imprenditori. Cala il numero delle imprese attive.

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Nel secondo trimestre del 2023 hanno trovato conferma i segnali di rallentamento evidenziati nei primi mesidell’anno dell’economia regionale secondo l’analisi di Unioncamere Emilia Romagna.

Il volume della produzione delle piccole e medie imprese manifatturiere dell’Emilia Romagna si è ridotto lievemente (-0,3%) rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, mentre in termini di fatturato l’aumento dei prezzi di vendita ha determinato un aumento dello 0,7%. In calo anche gli ordini (-1%), sia quelli interni che quelli esteri, frena il commercio con l’estero.

Le previsioni per i prossimi mesi vedono prevalere le imprese che temono un peggioramento rispetto a quelle più ottimiste. Su questi numeri incidono le difficoltà nelle catene di fornitura internazionali, la forte inflazionecon i suoi effetti redistributivi, la politica monetaria restrittiva adottata per contrastarla. A ciò si sono aggiunti gli effetti dell’alluvione che ha colpito larga parte della Romagna.

I dati settoriali dell’indagine Unioncamere Emilia Romagna evidenziano come quasi tutti i comparti siano interessati dal rallentamento, in particolare è l’industria del legno e dei mobili a registrare la flessione più ampia, -5% in termini di volumi produttivi, -4,3% in termini di fatturato. Gli unici settori con variazione positivadella produzione sono l’industria meccanica (+1,5%) e l’industria alimentare (+2,5%). L’alimentare è il solo settore a presentare un portafoglio ordini in aumento, in particolare nella componente estera, così come è l’unico comparto nel quale il numero delle imprese che prevede una crescita della produzione nei prossimi mesi è superiore a quello che stima una diminuzione.

A mostrare le difficoltà maggiori sono le imprese più piccole, l’intensità del calo della produzione (-2,1%) ha comportato una flessione anche del fatturato (-1%). Le imprese con numero di addetti compreso tra 10 e 49mostrano variazioni di segno negativo ma più contenute rispetto alle piccole, le aziende con almeno 50 addettiincrementano, seppur di poco, i livelli produttivi (+0,7%) e in misura più consistente il fatturato (+1,9%). Il calodegli ordini e le previsioni formulate dalle imprese portano a ipotizzare che nei prossimi mesi anche le aziende più strutturate dovranno fare i conti con il progressivo rallentamento che caratterizza l’intero scenariointernazionale.

A ulteriore conferma del contesto non brillante delineato dall’indagine Unioncamere Emilia Romagna, i dati Istat delle esportazioni delle regioni italiane, pur rimanendo in soglia positiva, segnalano una brusca frenata. Nei primi sei mesi dell’anno l’export dell’Emilia Romagna è cresciuto del 2,8% in valore rispetto allo stesso semestre del 2022, mentre in quantità ha perso oltre il 10%. Va sottolineato che il dato delle quantità riferito al totale export rappresenta un indicatore molto grezzo, in quanto somma materie prime a bassissimo valore aggiunto a prodotti finali con forte componente high tech. Il confronto tra valori e quantità riferito ai singoli prodotti evidenzia come molte imprese abbiano significativamente rivisto al rialzo i propri listini di vendita, dinamica giustificata da un altrettanto consistente aumento dei costi di produzione.

Bene la meccanica, la moda e l’alimentare, cali export più sensibili per la ceramica e per i metalli. Cina e Stati Uniti sono i mercati più importanti nei quali l’export emiliano-romagnolo diminuisce, cresce il mercato francese e tiene quello tedesco, nonostante la recessione che sta interessando la Germania.

In controtendenza agli altri indicatori economici dell’indagine Unioncamere Emilia Romagna l’occupazione in regione aumenta. Secondo l’indagine Istat nel secondo trimestre dell’anno l’occupazione complessiva è cresciuta dell’1,2%, variazione che sale al 3,7% per l’industria. In valori assoluti l’aumento nell’industria equivale a oltre 20.000 nuovi occupati.

A fine giugno 2023, il manifatturiero emiliano romagnolo conta circa 1.500 imprese in meno rispetto alla stessa data dell’anno precedente, ma anche 6.500 occupati in più. Prosegue il processo di rafforzamento strutturaledel manifatturiero regionale, passaggio ineludibile per poter accedere ai nuovi fattori competitivi che le transizioni in atto – quella digitale e quella ecologica su tutte – richiedono.

Le previsioni delle imprese da qui a fine anno confermano il peggioramento del clima di fiducia degli imprenditori tra variabili esterne sempre più incerte e anche la proiezione al 2024 mostra un quadro difficile. L’economia dell’area euro, in un contesto geopolitico mondiale complesso, continua ad essere penalizzata dal costo dell’energia. In Italia imprese e famiglie devono fare i conti con inflazione e costo del credito elevati, che deprimono gli investimenti. Maggior pessimismo tra le medie imprese rispetto alle piccole e grandi, in un contesto di generale ridimensionamento delle aspettative su produzione e ordini.

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