La spesa pubblica italiana di ogni anno corrisponde a 5 Pnrr

Secondo la Cgia è necessario riportare negli argini la corsa alla crescita degli ultimi anni.

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Tra pensioni, stipendi, consumi intermedi, sanità, assistenza, etc., ogni anno la spesa pubblica italiana è superiore di oltre cinque volte il PNRR; nel 2023 le uscite dello Stato supereranno, in termini assoluti, i mille miliardi di euro, ma, a differenza del PNRR – che tra il 2021 e la metà del 2026 permetterà di investire poco più di 194 miliardi -, non c’è la stessa attenzione della politica e dell’opinione pubblica su come vengono spese queste risorse pubbliche.

Se i soldi del PNRR dovranno essere investiti in opere, infrastrutture, aiuti e servizi da ultimare entro due anni e mezzo, alle singole voci che compongono la spesa pubblica italiana sono destinate annualmente delle risorse economiche complessivamente cinque volte superiori, alle quali, però, non viene riservata la stessa oculatezza. In quella di natura corrente, ad esempio, spesso si annidano sprechi, sperperi e inefficienze che nessuno riesce a sradicare; le politiche di revisione della spesa realizzate in questi ultimi 10 anni sono state un autentico fallimento.

Due pesi e due misure che, tra le altre cose, non permettono alla nazione di tagliare in misura strutturale le tasse. Se il Paese avesse una spesa pubblica più contenuta, sarebbero necessarie meno entrate per mantenere in equilibrio i contidello Stato, con grossi vantaggi economici per le tasche dei contribuenti italiani e, probabilmente, anche maggiore efficienza della macchina pubblica.

Secondo l’Ufficio studi della CGIA, tra il 2022 e il 2024, in termini assoluti, la spesa pubblica italiana si attesta stabilmente poco sopra i mille miliardi di euro. La componente più importante è quella di parte corrente (costituita dal pagamento delle pensioni, delle retribuzioni dei dipendenti pubblici, dalla sanità, etc.), che incide, al netto degli interessi sul debito, attorno al 90% circa della spesa totale, quando nel 2022 era attestata all’85,1%. La voce più onerosa è riconducibile alle pensioni che “costano317,5 miliardi di euro. Seguono le uscite ascrivibili al personale con 188,7 miliardi, i consumi intermedi con 170,8 miliardi, la sanità con 134,7 miliardi e l’assistenza e le misure di sostegno al reddito con 106,5 miliardi. Nel 2023 il costo per ripagare il debito ammonta a 78,4 miliardi di euro, con uno scenario di superare i 100 miliardi nel 2024.

Insomma, per il governo di Giorgia Meloni è necessario applicarsi di più nella corretta gestione dei conti della famiglia Italia, cercando quei risultati miseramente mancati ai governi dei tecnici e del centrosinistra.

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