Fiducia dei consumatori trentini a picco

Raggiunto il valore di -26,4, in flessione di 9 punti, ben più basso del NordEst (-18m7) e d’Italia (-19,3). Pesa la gestione fallimentare dell’economia locale da parte dell’Autonomia speciale.

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fiducia dei consumatori trentini

Nel mese di novembre l’indice del clima di fiducia dei consumatori trentini ha raggiunto il valore di -26,4, in flessione di 9 punti rispetto alla rilevazione dello scorso settembre (era -17,4). In base all’indagine curata dall’Ufficio studi e ricerche della Camera di commercio di Trento, il dato è inferiore sia a quello registrato a livello nazionale (-19,3), sia a quello del NordEst (-18,7) e risulta peggiore in rapporto al valore medio europeo(-18,8).

I giudizi dei consumatori, relativi all’andamento dell’economia trentina negli ultimi dodici mesi, sono in ulteriore peggioramento rispetto alla rilevazione dello scorso settembre. Le valutazioni negative raggiungono, infatti, il 75,6% (dal 66,8%), mentre la quota di chi riscontra un miglioramento si riduce quasi completamente(1,1% dal 6,3% della precedente indagine). I giudizi di stazionarietà registrano un calo di circa 3 punti percentuali e si stabilizzano al 23,1%. In prospettiva, i consumatori che si aspettano un ulteriore deterioramentodella situazione economica locale raggiungono il 66,6% (dal 50,0% dello scorso settembre), mentre la percentuale di chi immagina un quadro stazionario si assesta al 26,4%, in calo di circa dieci punti percentuali rispetto a quanto emerso nella precedente rilevazione (36,1%).

La fiducia dei consumatori trentini si riflette sulla situazione economica della propria famiglia, percepita nell’ultimo anno, si assiste a un aumento di coloro che riscontrano un peggioramento (55,7% dal 47,0% di settembre) e a una contrazione di coloro che la giudicano stabile (40,6% dal 46,1%). Anche per quanto riguarda le valutazioni prospettiche, si assiste a un calo dei giudizi di stazionarietà (dal 58,0% di settembre al 43,7% di novembre) a favore delle previsioni pessimistiche (dal 31,9% al 49,9%).

La quota di coloro che ritengono di non riuscire a risparmiare si conferma elevata (oltre il 70%) e solo il 5,8% dei consumatori trentini intervistati dichiara di essere in grado di farlo.

Peggiorano le attese rispetto all’andamento della disoccupazione nei prossimi dodici mesi. Il 34,7% dei consumatori prevede un peggioramento del mercato del lavoro, il 10,3% ipotizza un calo della disoccupazione, mentre i giudizi di stazionarietà superano la metà degli intervistati (52,7%).

La fiducia dei consumatori trentini nelle intenzioni di acquisto di beni durevoli (elettrodomestici, prodotti elettronici e mobili) si registra un deciso peggioramento: diminuisce infatti di quasi 11 punti percentuali la quota dei consumatori che intendono aumentare il volume di spese di questo tipo, che passa dal 18,2% dell’ultima rilevazione all’attuale 7,5%, mentre aumenta quella di coloro che intendono spendere di meno (37,7% contro il 30,2% di settembre). Oltre l’85%non prevede l’acquisto di un’autovettura e il 90% di un’abitazione.

Da ultimo, l’indagine prende in esame le tendenze di acquisto dei prodotti a chilometro zero e le motivazioni che le orientano. La frequenza dei consumi evidenzia che per la gran parte degli intervistati è diventata un’abitudine consolidata privilegiare la cosiddetta “filiera corta”: oltre l’80%, infatti, compra spesso, o sempre, prodotti a chilometro zero, mentre solo per il 18,9% si tratta di una scelta di consumo occasionale.

«Se si considera che i consumi delle famiglie trentine rappresentano quasi il 60% del Pil provinciale – commenta Alberto Olivo, segretario generale della Camera di commercio di Trento – si comprende quanto sia rilevante prevederne l’andamento. È facile intuire che le preoccupazioni innescate dalla perdita del potere d’acquisto, causato dell’aumento dei prezzi, dalle misure restrittive, adottate dal sistema bancario sul costo del denaro, e dal rallentamento economico, aggravato dalle guerre in atto, siano elementi che gettano pesanti ombre di incertezza sul futuro di tutti, ed è in ogni caso in aumento il numero di famiglie che dichiara di riuscire a malapena a far quadrare i conti a fine mese”.

“Il clima di fiducia dei consumatori – spiega Carlo Biasior, presidente del Centro di ricerca e tutela dei consumatori e degli utentiricalca la situazione economica congiunturale del Trentino, rilevata da Banca d’Italia in novembre di quest’anno, caratterizzata dal rialzo dei prezzi, dai maggiori costi di indebitamento e dal conseguente rallentamento dei consumi. Strumenti propri del mercato possono aiutare le famiglie in difficoltà, consentendo risparmi, sia in ambito alimentare che bancario. Ci si augura che vi siano concreti segnali di riduzione dei tassi, già nella prima parte dell’anno prossimo».

Soprattutto, pesa l’andamento dell’economia trentina che paga la mancata cura e le strategie di crescita e consolidamento attuato dal governo provinciale negli ultimi anni, che hanno comportato la perdita di una ingente quota di bilancio provinciale, tanto che il fosso nel confronto con Bolzano è ormai salito a quota 3 miliardi. E con tre miliardi in meno nel bilancio provinciale crolla la capacità di azione e pone seri dubbi sulla sostenibilità finanziaria di molte competenze a carico del bilancio provinciale, altrove sostenute dallo Stato. Un bel problema per il Fugatti Bis fresco di rielezione.

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