In calo il numero delle imprese attive in Trentino nel 2023

Crescono le attività di servizio (+2%) a fronte di un calo di quelle commerciali (-3,5%), a testimonianza della crisi dei consumi.

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calo il numero delle imprese

In base ai dati del Registro delle imprese della Camera di commercio di Trento, al 31 dicembre del 2023 il sistema imprenditoriale trentino contava 46.539 imprese attive su 50.670 registrate, in calo il numero delle imprese attive di 273 unità (-0,6%), mentre le registrate di 335 (-0,7%) su base annua.

Tra i vari settori, quello con il maggior numero di imprese attive continua a essere l’agricoltura con 11.731 unità (il 25,2% del totale delle imprese), seguito dal commercio con 7.300 (il 15,7%) e dai servizi alle imprese con 7.083 (il 15,2%). Le costruzioni contano 6.942 attività (il 14,9%), il turismo 4.583 (il 9,8%), il comparto manifatturiero 3.870 (l’8,3%), gli altri settori 2.829 (il 6,1%), i trasporti e le spedizioni 1.198 (il 2,6%) e le assicurazioni e il credito 987 imprese, pari al 2,1% del totale.

Il settore che ha registrato la crescita maggiore nel numero di attività è quello dei servizi alle imprese. Questo ambito ha evidenziato un incremento tendenziale di 137 unità (+2,0%), trainato in particolare dall’aumento delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+86 unità), comprensive della consulenza aziendale e amministrativo-gestionale (+45).

Al contrario, il settore che ha registrato il maggiore calo di numero di imprese attive è stato il commercio (-266 unità pari al -3,5% su base annua). Questo calo è legato soprattutto all’andamento del commercio al dettaglio che, rispetto al 2022, ha subito una riduzione di 212 unità. In particolare, le attività legate alla vendita di articoli di abbigliamento hanno registrato una diminuzione di 34 unità, mentre quelle relative ai giornali e articoli di cartoleria hanno segnato un calo di 12 unità. Anche le attività di commercio ambulante di abbigliamento e calzature hanno mostrato una consistente contrazione (-50 unità).

L’analisi delle forme giuridiche rivela che le imprese individuali contano 27.435 unità e continuano a rappresentare l’assetto aziendale più diffuso. Seguono le società di capitale, con 12.345 unità, le società di persone, con 9.860, e le altre forme (soprattutto cooperative) con 1.030. Nel 2023, solo le società di capitale hanno registrato un aumento sull’anno precedente (+3,4%). Sono diminuite invece del 2,0% le imprese individuali, dell’1,8% le società di persone, mentre sono rimaste stabili le altre forme organizzative.

Al termine del 2023 le imprese artigiane, iscritte nell’apposito Albo gestito dall’Ente camerale, risultavano essere 12.255 pari a oltre il 26% del totale delle imprese attive della provincia e in calo di 66 unità rispetto all’anno precedente (-0,5%).

Da segnalare come 1.017 imprese siano in via di scioglimento e liquidazione, mentre 450 abbiano in corso procedure concorsuali.

«La contrazione del numero delle imprese trentine – commenta Giovanni Bort, presidente della Camera di commercio e di Confcommercio Imprese Trentino – non ci sorprende, ma non può certo lasciarci indifferenti. Nonostante il recente dato Istat attesti la crescita 2023 del Pil italiano a +0,7%, non dobbiamo abbassare la guardia, ma piuttosto considerare la necessità di favorire la nascita di nuove iniziative imprenditoriali sul suolo provinciale e alimentarne lo sviluppo in un contesto economico in rapida evoluzione e sempre più difficile da affrontare».

Proprio sulla qualità e consistenza del tessuto imprenditoriale trentino si allarga la differenza con l’Alto Adige, dove l’economia è decisamente migliore, con imprese di maggiore dimensione e più strutturate, con ricadute positive anche sulla redditività delle imprese e delle retribuzioni dei dipendenti.

E la stagnazione del sistema economico trentino ha effetti diretti anche sul bilancio dell’Autonomia trentina, che vede risorse in calo e, soprattutto, con la crescita del divario rispetto all’Alto Adige, ormai superiore ai 3 miliardi di euro l’anno, tanto da creare serie problemi sul finanziamento delle competenze gestite direttamente dall’Autonomia speciale.

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