Il popolo delle partite Iva torna a crescere, ma cala quello “classico”

Calano artigiani, commercianti e agricoltori, ma crescono gli autonomi senza albo. Forte calo per il Trentino Alto Adige (-8,4%).

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popolo delle partite Iva

Dopo il 2020, “annus horribilis” in cui è scoppiata la pandemia, il popolo delle partite Iva è tornato ad aumentare e oggi la platea è stabilmente sopra i 5 milioni di effettivi. Al 31 dicembre 2023, si contavano 5.045.000 lavoratori indipendenti e sebbene il numero sia in leggero aumento rispetto a quattro anni fa, va segnalato che rimane ben lontano dai 6,2 milioni che registravamo agli inizi del 2004 secondo i conteggi statistici realizzati dall’Ufficio studi della CGIA.

Non tutte le categorie appartenenti al mondo del lavoro autonomo godono di buona salute. Anzi. Molte professioni sono in grosse difficoltà e il loro numero sta diminuendo, come i lavoratori autonomiclassici”, ovvero gli artigiani, i piccoli commercianti e gli agricoltori. Diversamente, sono in espansione le partite Iva senza albo od ordine professionale come i web designer, i social media manager, i formatori, i consulenti agli investimenti, i pubblicitari, i consulenti aziendali, i consulenti informatici, gli utility manager, i sociologi, gli amministratori di condominio, etc.

Il popolo delle partite Iva, delle micro imprese e i loro dipendenti rappresentano un blocco sociale di oltre 6 milioni di persone che, prima del Covid, produceva quasi 200 miliardi di Pil e negli ultimi 40 anni è diventato centrale in molte regioni del Paese, una componente strutturale del sistema economico nazionale, soprattutto a NordEst. I valori associati a questo mondo – contare sulle proprie forze, accettare di misurarsi con il mercato senza alcun paracadute sociale, puntare al miglioramento delle proprie condizioni di vita attraverso l’autorealizzazione personale – hanno caratterizzato almeno due generazioni di lavoratori indipendenti.

L’andamento positivo registrato dallo stock di lavoratori autonomi in questi ultimi tre anni è ascrivibile alla ripresa economica maturata dopo l’avvento del Covid. Con un Pil che nel biennio 2021 e 2022 ha toccato livelli di crescita molto elevati è aumentata l’occupazione e conseguentemente anche quella indipendente. Ad allargare la platea degli autonomi ha concorso anche il fisco. L’introduzione del regime forfettario per le attività autonome con ricavi e compensi inferiori a 85.000 euro ha reso meno gravoso di un tempo gestire fiscalmente un’attività in proprio.

Non è nemmeno da escludere che la crescita numerica di questo settore sia riconducibile anche all’incremento delle “falsepartite Iva. Grazie al boom dello del lavoro da remoto avvenuto in questi ultimi anni, è probabile che le “finte” partite Iva siano aumentate, anche se, attualmente, il numero complessivo di queste ultime è stimato attorno alle 500.000 unità. Una soglia già raggiunta una ventina d’anni fa.

L’incremento dell’intera platea non ha interessato tutte le regioni. Se nell’ultimo anno il Molise (+8,4%), la Liguria (+8,2%), la Calabria e l’Emilia Romagna (entrambe con il +5,6%) hanno registrato gli aumenti più importanti, per contro l’Abruzzo (-4,9%), l’Umbria (-5,6%), il Trentino Alto Adige (-8,4%) e le Marche (-10,1%) hanno subito le contrazioni più significative (vedere Tab. 1).popolo delle partite Iva

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