Comunità di valle, il referendum arriva al voto

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LNT gazebo referendum Bridi Giugliani Cia Fugatti 1Il governatore della provincia di Trento fissa l’appuntamento con le urne per il 29 aprile 2012

Tra poco più di un mese e mezzo, dopo un lungo tira e molla, i trentini dovranno recarsi alle urne: il governatore della provincia di Trento, Lorenzo Dellai, ha fissato la data in cui gli elettori saranno chiamati ad esprimersi sul futuro delle Comunità di valle, il quinto livello di governo della provincia di Trento nato appena un anno fa, ma immediatamente finito tra le critiche dei sui tanti detrattori.

Fin dalla loro apparizione, le Comunità di valle sono nate minate nella legittimazione popolare, complice il fatto che alla votazione per l’elezione delle pletoriche assemblee e delle relative giunte si è recato alle urne meno del 50% degli aventi diritto. Nemmeno il cammino successivo è stato facile, complice il continuo conflitto d’interessi e di competenze con i comuni che non hanno ceduto volentieri potestà e bilanci ai nuovi enti intermedi inseritesi tra l’onnipresente Provincia e i 217 piccoli comuni che affollano il Trentino. Se poi s’aggiunge che le 15 comunità spesso non hanno mai veramente funzionato, si chiude il cerchio della critica che ha bollato le Comunità fortissimamente volute dalla maggioranza di centro sinistra autonomista che governa la provincia di Trento come un “inutile spreco, che assorbe per le sole indennità di carica di presidenti e delle giunte qualcosa come 1,5 milioni di euro, 7,5 milioni per tutta la legislatura”.

La maggioranza del governatore Dellai ha fatto di tutto per tutelare il nuovo livello istituzionale, nato per fare massa tra i tanti, troppi piccoli comuni e per svolgere funzioni delegate dalla Provincia stessa. Nonostante tutto, le Comunità non sono mai entrate nel cuore della popolazione e degli amministratori locali, eccetto per quelli che dalla Comunità prendono incarichi e relative ricche indennità di funzione.

Per cancellare il nuovo livello di governo del territorio trentino, alla fine del 2011 la Lega Nord ha proposto la richiesta del referendum abrogativo, raccogliendo in pochi giorni le firme necessarie per la sua indizione. Dopo il vaglio delle firme e l’ammissibilità dei quesiti, è toccato al governatore trentino fissare la data del voto, scegliendo birichinamente l’ultima domenica di aprile, guarda caso proprio a ridosso del ponte di primavera. Scelta legittima, per carità, ma con la non velata speranza di contribuire a tenere lontani gli elettori dalle urne, in modo da fare mancare il quorum del 50% + 1 degli elettori aventi diritto al voto e tenere in piedi in carrozzone tanto criticato.

Gli organizzatori fanno buon viso a cattivo gioco: “siamo contenti che il governatore Dellai abbia finalmente fissato la data della votazione, ma avremmo preferito un giorno lontano da ponti” dice il segretario della Lega Nord Trentino, Maurizio Fugatti, che ha già avviato la macchina organizzativa per non lasciare nulla di intentato per raggiungere il quorum al referendum. “Ci sono ottime probabilità che tutti i trentini che non hanno legittimato un anno fa con il loro voto le Comunità di Valle ora si rechino alle urne per completare la missione votando per la loro abrogazione – dice Fugatti – Il Trentino non ha bisogno di un nuovo livello di governo, il quinto, ma di semplificazione, facilitando la fusione tra i comuni confinanti per raggiungere una sufficiente massa critica per gestire economicamente ed efficacemente i servizi pubblici. Le Comunità fino ad oggi si sono rivelate solo un colossale spreco clientelare che va cancellato senza alcun rimpianto”.

A favore dell’abrogazione si è dichiarato, oltre alla Lega Nord, il PdL e l’IdV. Apertamente contro l’Upt e il Patt. Divisi tra il voto contrario e l’astensionismo il Pd e i Verdi.