Vitalizi e liquidazioni milionarie ai consiglieri regionali del Trentino Alto Adige: è polemica

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AgFB Sala Consiglio 01 1La riforma del 2012 è un pannicello caldo che non risolve lo scandalo di un trattamento abnorme ed ingiustificato, che spesso si cumula ad altri trattamenti

Liquidazioni ad ex consiglieri regionali del Trentino Alto Adige di oltre un milione di euro, oltre a pensioni di 2.800 euro netti mensili, pensioni di reversibilità di molte migliaia di euro erogate anche da oltre quarant’anni rese note dal nuovo presidente del consiglio regionale Diego Moltrer fanno discutere e fanno scandalo, sia tra i comuni cittadini che trattamenti simili se li sognano, che tra il mondo sindacale, oltre che tra qualche “ex” che in un sussulto di dignità riconosce effettivamente che il trattamento è eccessivo, specie in considerazione che in molti casi questo va a cumularsi – altra anomalia rispetto ai normali lavoratori – con i trattamenti pensionistici ordinari in capo a quei consiglieri che scelgono l’aspettativa non retribuita durante il mandato politico, periodo durante il quale i contributi pensionistici continuano a correre e a maturare.

Per non dire del fatto che molti ex politici con tre-quattro legislature alle spalle possono godere di liquidazione e pensione ben prima dei fatidici 65-67 anni cui la riforma Fornero ha costretto la generalità dei cittadini lavoratori, che si cumula con altri redditi da lavoro o da pensione.

La riforma del 2012 dei vitalizi ha introdotto al sistema solo un blando rimedio, perché si è sì ridotto il trattamento pensionistico goduto dai singoli consiglieri (compresi quelli che già lo percepiscono) istituendo un tetto di circa 2.800 euro netti al mese, contro i 5-6.000 mensili ante riforma. Ma la differenza del montante pensionistico la si è instradata parte verso una liquidazione immediata in contanti e parte verso un fondo pensionistico vincolato la cui disponibilità da parte degli interessati è rimandata al 2018, con una liquidazione, interessi compresi, in quattro rate annuali. Per non dire del fatto che per tutti i nuovi consiglieri vige un sistema che, con versamenti di soli 5 anni, maturano a 65 anni 800 euro lordi (1.600 per due legislature): un privilegio che nessun lavoratore ordinario si sogna con così pochi versamenti.

Emerge in tutta evidenza che l’elezione in Consiglio regionale corrisponde ad una sorta di vittoria al lotto. Anche dalla maggioranza si levano mugugni, come dal movimento giovanile del PD: “vitalizi e pensioni d’oro sono un pugno in un occhio ai tanti giovani (e meno giovani) che cercano lavoro, totalmente inconcepibili queste elargizioni milionarie a chi è stato eletto per servire la propria terra». Sull’argomento interviene anche la neo-segretaria altoatesina del PD, Liliana di Fede: «sono privilegi decisi nel passato che però vanno a gravare sul futuro della nostra terra e dei cittadini che li hanno finanziati con i loro contributi. Non può essere compreso che chi ha un ruolo politico e amministrativo abbia un trattamento pensionistico che si differenzia dai comuni cittadini. Per questo dobbiamo intervenire». Interventi annunciati anche dal nuovo presidente della provincia di Bolzano, il giovane Arno Kompatscher, che ha annunciato di cercare l’accordo con il suo omologo trentino Ugo Rossi per arrivare rapidissimamente ad una riforma della riforma. Una nuova riforma che potrebbe essere anche molto semplice, introducendo un semplice e democratico concetto: quello che chi fa politica a titolo del tutto volontario mantiene il reddito e il trattamento pensionistico di cui gode precedentemente nello svolgimento della propria attività lavorativa, da dipendente o da libera professione. Un principio semplice ed equo, che evita di penalizzare tutti coloro che rifuggono dall’impegno politico per non danneggiare la propria professione e il proprio reddito e per non trasformare la politica in un modo rapido di arricchimento per tanti (troppi!) politici di basso profilo e di basso reddito professionale.