Federazione trentina della cooperazione, un’altra economia è possibile

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Federazioen coop trentina assemblea 2014 diesgo schelfi 1All’assemblea annuale il punto del comparto che assicura lavoro ad oltre 20.000 persone

È cresciuto nel 2013 il sistema cooperativo trentino: è aumentata la base sociale, che oggi comprende 278.000 soci (5.176 in più rispetto allo scorso anno, +1,9%) che sono proprietari delle 533 cooperative attive sul territorio provinciale. Positivi anche i dati relativi all’occupazione: nel 2013, infatti, le cooperative trentine hanno garantito il lavoro a oltre 20.000 persone (+1,9%).

Anche i dati di bilancio del sistema fanno registrare segni postivi: il patrimonio complessivo cresce del 2,9%, superando i 3.675 milioni di euro. Il fatturato complessivo registra un +3,28%, per un totale di 2.608 milioni.

Il presidente Diego Schelfi nel leggere l’ultima relazione “politica” davanti ai soci – il prossimo anno toccherà al nuovo presidente – ha ribadito l’impegno della sua presidenza nel «cercare di costruire sistema, formare una visione, ri-costruire cooperazione. Oggi più di ieri serve pensiero cooperativo. Un’altra economia, di co-progettazione anziché concorrenza, dove la parola uguaglianza non sia una bestemmia, è possibile». Schelfi ha individuato alcune nuove strade per dare concretezza a questi concetti. Ad esempio l’utilizzo da parte delle pubbliche amministrazioni dei nuovi modelli di appalto individuati da recenti direttive europee, o la finanza di progetto anche nei servizi. O l’introduzione di una “clausola sociale” nel rilascio delle licenze per mantenere in vita la rete di negozi sul territorio. Egli ha anche chiesto una politica di welfare che valorizzi il privato sociale orientato al bisogno dell’utente e alle esigenze del territorio.

Federazioen coop trentina assemblea 2014 1Mano tesa del presidente della provincia di Trento, Ugo Rossi, il quale ha parlato della Cooperazione come terza via tra stato e mercato, un modello da integrare in un unico “marchio trentino” di qualità complessiva. «Una terza via – ha detto Rossi – che potrebbe orientare anche altri modi di fare impresa, pur nel rispetto di ognuno. Autonomia e cooperazione sono il filo che ci lega ad un cammino comune». Il presidente della Provincia ha annunciato la firma, nei prossimi giorni, di un protocollo di intesa con la Cooperazione Trentina. Esso affronterà tutti i temi di possibile collaborazione, dall’approccio agli appalti di servizi (su cui Rossi ha fatto autocritica) ad un nuovo modello di agricoltura sostenibile legato alla tipicità del made in Trentino, agli strumenti per mantenere la rete di negozi sul territorio, agli strumenti per finanziare gli investimenti delle imprese.

Un mondo vivace, quello della Cooperazione Trentina, che sta affrontando la crisi, settore per settore, con strategie e proposte differenziate. Nell’ambito delle cooperative di lavoro, servizio, sociali e abitazione, come ha detto la vicepresidente Marina Castaldo, si stanno valutando razionalizzazioni nell’ambito delle imprese di lavoro e sociali, mentre si attende con speranza il recepimento della normativa europea sugli appalti. «Alla politica proponiamo un progetto di welfare a tutto tondo, che abbia al centro la persona in tutte le sue dimensioni: salute, casa, educazione, ambiente».

Il settore del credito cooperativo, invece, affronta le difficoltà della congiuntura negativa mettendo sul tappeto grandi progetti di riorganizzazione, che riguardano la rete delle Casse Rurali, ma anche i rapporti federali con Roma (leggi Federcasse), la creazione, a secondo livello, del Gruppo bancario del NordEst, e ancora la trasformazione di Mediocredito in Banca Corporate. «In Trentino c’è uno sportello ogni 900 abitanti – ha detto il vicepresidente Giorgio Fracalossi –. In Italia uno ogni 1.800 e in Europa uno ogni 4.000. Sono importanti presidi sociali ma costano». Senza contare i costi della crisi, che nel mercato bancario nazionale ha provocato una polarizzazione tra grandi e piccole banche, le prime delle quali a controllo estero e quindi soggette agli sbalzi e spostamenti di risorse in base a logiche lontane. Per restare competitive, dunque, le banche di territorio devono poter contare su un sistema di servizi bancari ed informatici di altissimo livello.

Anche nell’ambito del settore del consumo, come ha spiegato il vicepresidente Renato Dalpalù, la parola d’ordine è stata mantenere il presidio territoriale, sostenendo direttamente i costi di quello che ha definito “un sistema di comunità” Nella rete del consumo cooperativo 22 Famiglie cooperative producono il 72% del fatturato di gruppo. In 204 paesi la Famiglia cooperativa è l’unico presidio commerciale. La Provincia ha destinato alla cooperazione il 57% dei fondi provinciali dedicati a questi punti vendita, il resto ai bar e privati. «Questo per scansare il campo dagli equivoci di chi sostiene che la cooperazione è assistita o sovvenzionata dal pubblico», ha detto Dalpalù.

Due le vie tracciate per superare la crisi che morde nel commercio: cercare strumenti urbanistici e para-commerciali che aiutino a sostenere un certo modello distributivo che fa perno sulla territorialità e aprire la porta all’ipotesi di una governance delle Famiglie cooperative allargata alla partecipazione dei lavoratori.

I buoni risultati presentati nell’ambito del settore agricolo, come ha sottolineato il vicepresidente Luca Rigotti, «costituiscono per noi una grande responsabilità che ci deve far mantenere un ruolo attivo e propositivo». Ecco quindi che le cooperative agricole, sempre più internazionalizzate, continueranno a lavorare per la qualità dei prodotti e la salubrità dell’ambiente, con grandi progetti nel cassetto per quanto riguarda l’Expo.

Ha puntato sul lavoro, la grande emergenza dell’Italia e del Trentino, l’intervento del direttore generale della Federazione Carlo Dellasega, che ha fatto comprendere ai presenti il fondamentale valore sociale e personale ancor prima che economico di questa dimensione. I dati trentini, certo, sono migliori rispetto a quelli nazionali, e quelli della cooperazione sono addirittura in controtendenza (dal 2012 al 2013 gli occupati sono diventati 20.015, 371 in più, +’1,9%), ma questo non deve farci abbassare la guardia, anzi: «bisogna operare con sempre maggiore impegno per favorire una maggiore occupazione. Autonomia e cooperazione devono collaborare perché sono modalità per far crescere il territorio trentino, insieme al volontariato, alle istituzioni che rappresentano la storia, la cultura e i valori della nostra terra. In un’altra parola la nostra identità».

Ciascun comparto cooperativo ha foniti i propri “numeri” al sistema della Federazione. Le casse Rurali hanno incrementatoil numero dei soci (1.081 in più, ora a 125.000) e i dipendenti (ora a 2.965). In crescita del 2,1% la raccolta complessiva (17,4 miliardi di euro). Il patrimonio è di 2,5 miliardi di euro. Cresce leggermente il margine di intermediazione che raggiunge i 500 milioni (+5%), stabili i costi operativi (+1%).

Le società che operano nel settore del consumo sono 81 con 363 punti vendita che in 204 località della Provincia sono l’unico negozio. I soci sono quasi 109.000. Il fatturato del sistema ammonta complessivamente a 718 milioni di euro. Il patrimonio è a quota 220 milioni di euro. Gli investimenti delle Famiglie cooperative per migliorare i negozi hanno sfiorato i 13 milioni di euro, di cui il 42% è coperto dal patrimonio netto delle stesse cooperative.

Il settore agricolo annovera 93 società con circa 20.000 soci. I collaboratori sono 2.566. Il fatturato consolidato (cooperative agricole e società controllate) nel 2013 ha superato il miliardo di euro, con investimenti netti per 745 milioni di euro ed un patrimonio complessivo di 366 milioni di euro.

Il comparto della cooperazione sociale e si servizio è composto da 293aziende con 24.722 soci. Tiene il valore della produzione che supera i 21 milioni di euro e cresce l’occupazione, dando lavoro a oltre 11 mila persone (+411).

Il bilancio 2013 della Federazione registra un volume di ricavi di 22,8 milioni di euro in crescita rispetto all’esercizio precedente di 510.000 euro; in riduzione del 2,8% i costi della produzione. L’utile di esercizio si attesta sui 529.000 euro.

Il numero totale delle società è rimasto invariato rispetto al precedente esercizio, in quanto si sono si sono verificate 16 nuove adesioni e 16 cancellazioni. Le nuove adesioni hanno riguardato cinque cooperative sociali di produzione, una cooperativa sociale, quattro di produzione-lavoro, due di abitazione, una di lavoro agricolo, un consorzio cooperativo e due cooperative del settore edilizio e di servizi.

I collaboratori sono 184, il 60% laureati, 127 iscritti ad ordini professionali. Per la prima volta la componente femminile supera quella maschile (93 a 91), mentre non si segnalano variazioni per quanto riguarda il numero di dipendenti con contratti a part-time (38, pari a circa il 20% del totale dei rapporti di lavoro), a conferma della volontà di sostenere scelte organizzative e politiche gestionali orientate alla conciliazione famiglia-lavoro.

La Federazione si occupa di vigilanza, consulenza, servizi operativi, formazione, tutela sindacale e promozione. Per la vigilanza in particolare opera una autonoma divisione, che nel 2013 ha effettuato 259 revisioni cooperative (segnalando in 29 casi “irregolarità non gravi” e in 12 “gravi irregolarità”) e 240 interventi di revisione legale dei conti (esprimendo in 14 casi giudizio “con richiami di informativa” e in 18 “con rilievi”).