Un anno dalla tempesta Vaia che ha colpito Trantino Alto Adige e Veneto

Distrutti boschi delle Alpi: in Trentino Alto Adige 25.000 ettari, 20.000 in Veneto. Danni per quasi un miliardo di euro. Necessario attuare la legge forestale italiana per la gestione del patrimonio silvicolo nazionale. 

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Gli effetti della tempesta Vaia al lago di Carezza in Alto Adige.

E’ passato un anno dalla terribile tempesta Vaia che ha causato ingenti danni tra le montagne del NordEst, con quasi 50.000 ettari di foreste distrutti, strade interrotte, allagamenti vari.

Tra sabato 27 e le prime ore di martedì 30 ottobre 2018, sull’Italia si sono abbattute violentissime raffiche di scirocco, mareggiate, straordinarie onde di marea sull’alto Adriatico e piogge alluvionali soprattutto sulle Alpi orientali, che hanno colpito circa 500 comuni e un territorio complessivo di 2,3 milioni ettari, di cui 1,4 milioni di foreste, dalla Lombardia al Veneto, fino al Friuli Venezia Giulia.

In Trentino, la tempesta Vaia ha causato danni per 360 milioni di euro, schiantando oltre 4 milioni di metri cubi di legnamesu 19.545 ettari di superficie, di cui 7.800 ettari con un danno superiore al 90%. Più della metà dei danni è stata localizzata nelle Valli di Fiemme e Fassa (soprattutto Cavalese e Primiero), nell’Alta Valsugana (Borgo e Pergine) e Grigno.

In Alto Adige, è stato registrato 1 milione e mezzo di metri cubi di legname distrutto, che corrisponde circa a 2 milioni di alberi, una superficie totale di 5.930 ettari ripartita in 1.463 superfici per un totale di 2.110 proprietari colpiti, par all’1,7% della superficie forestale totale della Provincia di Bolzano. La tempesta qui ha avuto quattro epicentri: uno in val d’Ultimo, uno nella zona del Catinaccio e del Latemar, uno in val Badia e val Aurina ed uno in val Pusteria.

In Veneto la superficie boschiva colpita è stata di 20.000 ettari con 3 milioni di metri cubi di legname abbattuto. Il 90% del legname è stato venduto, ma molti tronchi non possono essere rimossi perché devono fungere da difesa paravalinghiva.

Per il ripristino delle foreste, nei vivai provinciali dell’Alto Adige, sono stati seminati in primavera 9,5 chili di semi di abete rosso e 17,5 di semi di larice. Tra il 2020 e il 2025 è stata pianificata la messa a dimora di oltre un milione piantine, di cui 487.700 abeti rossi, 372.000 larici, 47.000 cirmoli, 10.000 pini silvestri e 101.100 latifoglie varie.

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Gli effetti distruttivi della tempesta Vaia.

In Trentino, invece, dove l’estensione della devastazione è stata maggiore, è impossibile sgomberare rapidamente i boschi abbattuti se non nell’arco di alcuni anni, si stima almeno tre. Per soddisfare le nuove richieste di piante forestali, a fronte delle quali l’ordinaria produzione vivaistica (circa 60.000 piante) è largamente insufficiente, è stato approvato per i prossimi anni un piano di attività specifico in modo da permettere il rimboschimento di almeno una parte delle superfici schiantate. Già nell’autunno 2018, a poche settimane dagli eventi, è stato raccolto materiale di propagazione di qualità per impostare la produzione di circa 500.000 piantine, con un’attività di ripristino che avverrà a partire dal secondo e terzo anno: sono previste 7.000 piante nel 2019, 330.000 piante nel 2021 e 480.000 piante nel 2023.

In Veneto si lavora senza sosta per il ripristino delle infrastrutture con 1.746 cantieri aperti e 468 milioni di euro di appaltigià in corso nell’ambito «di un colossale lavoro di squadra» afferma il governatore del Veneto e commissario straordinario alla ricostruzione, Luca Zaia.

Un plauso al lavoro commissariale messo in atto in Veneto è arrivato anche dal direttore generale del Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, Angelo Borrelli, e dal Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Fabio Dattilo, presenti a palazzo Balbi per la celebrazione di un anno dalla tempesta più devastante che si ricordi in Italia.

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La commemorazione ad un anno dalla tempesta Vaia a Venezia con il governatore del Veneto, Luca Zaia, che consegna un riconoscimento al capo del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, Fabio Dattilo.

L’evento è stato ricordato anche dal presidente dell’Uncem, Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani, Marco Bussone, che richiama l’esigenza «della prevenzione in primo luogo, che per le foreste significa avere una politica forestale moderna da troppo tempo inattuata negli 11 milioni di ettari di boschi del Paese, il 33% della superficiedell’Italia. Boschi che crescono troppo e che oggi, inutilizzati in gran parte della loro ricrescita annua, sono più improduttivi del deserto. Le aree aride hanno più valore dei nostri boschi. Invece in Italia, per troppi anni non abbiamo avuto una visione. Solo lo scorso anno è stata approvata in Parlamento la legge forestale italiana, tra le più moderne d’Europa, che ora va applicata al più presto».

Secondo Bussone «in molte aree montane, piantare nuovi alberi senza uno scientifico controllo, può rappresentare un danno. In molte aree degli schianti della tempesta Vaia, può avere invece senso ricostruire del prato-pascolo, al posto di boschi, visto che il primo in tre anni assorbe CO2 più che un bosco di nuovo impianto».

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