Crolla l’artigianato: in un mese di pandemia da Coronavirus fatturato giù di oltre 7 miliardi.

A rischio sopravvivenza in tutt’Italia il 25% delle imprese per il blocco dell’attività e della mancanza di liquidità necessaria per tenere viva l’attività. 

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Crolla l’artigianato

Crolla l’artigianato: secondo l’Ufficio studi della Cgia, ammonta ad almeno 7 miliardi di euro la stima della perdita di fatturato che a livello nazionale le imprese artigiane subiranno in questo mese di chiusura a causa del Coronavirus (dal 12 marzo al 13 aprile 2020). Chiusura con tutta probabilità destinata a prolungarsi almeno fino alla fine di aprile.

I comparti più colpiti sono anche quelli più rappresentativi di tutto il settore: le costruzioni, ad esempio, vedranno una flessione del fatturato di 3,2 miliardi (edili, dipintori, finitori di edifici, etc.), la manifattura di 2,8 miliardi (metalmeccanici, legno, chimica, plastica, tessile-abbigliamento, calzature, etc.) e i servizi alla persona di 650 milioni di euro (acconciatori, estetiste, calzolai, etc.).

«L’artigianato rischia di estinguersi, o quasi, in particolar modo nelle piccole città e nei paesi di periferia, molte attività – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo – a fronte dell’azzeramento degli incassi, degli affitti insostenibili e di una pressione fiscale eccessiva, non reggeranno il colpo e saranno costrette a chiudere. Se la situazione non migliorerà entro la fine del prossimo mese di maggio, è verosimile che entro quest’anno il numero complessivo delle aziende artigiane scenderà di almeno 300.000 unità: vale a dire che il 25% delle imprese artigiane presenti in Italia chiuderà i battenti».

L’artigianato in queste settimane sta vivendo una situazione molto difficile che si sovrappone ad un quadro generale altrettanto pesante che negli ultimi 10 anni ha visto crollare il numero delle imprese presenti in questo settore. Tra il 2009 e il 2019, le aziende artigiane che hanno chiuso definitivamente sono state poco meno di 180.000 (per la precisione 178.664), pari al -12,2%. Se nel 2009 lo stock era pari a 1.465.949, al 31 dicembre dell’anno scorso il numero è sceso a 1.287.285.Crolla l’artigianato

La crisi in corso non farà altro che estinguere molte professioni tradizionali, dall’arrotino al calzolaio, al canestraio al ceraio, arrivando anche a professioni più note come sarti e fotografi.

Tornando alle chiusure imposte dalla legge in queste ultime 2 settimane a causa del Coronavirus, sono 752.897 le imprese artigiane che sono state costrette a sospendere l’attività (pari al 58,5% del totale); il conto sale a 799.462 se si considerano anche le attività per le quali è prevista la possibilità di fare solo somministrazione per asporto. A livello regionale si sono registrate punte del 65,6% in Toscana, del 63,9% in Valle d’Aosta e del 61,1 per cento in Umbria. Nel NordEst, le chiusure hanno toccato quota 60,7% in Veneto, incalzato (60,6%) dal Friuli Venezia Giulia, dal Trentino Alto Adige (59,6%), dallaLombardia (59,2%) e dall’Emilia Romagna (59,2%).

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