Decreto Rilancio: per Confindustria Veneto c’è grande frammentazione

Carraro: «serve una riforma fiscale coerente, mancano interventi a favore di Industria 4.0». 

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Decreto Rilancio promosso a metà da parte degli industriali del Veneto: si tratta di un provvedimento «decisamente corposo, che ingloba provvedimenti e materie di natura molto diversa», che raccoglie le istanze di Confindustria ma «che però andrà completato con una riforma fiscale complessiva» e sulle cui misure «registriamo ancora una grande frammentazione». 

Per il presidente di Confindustria Veneto, Enrico Carraro, commentando i contenuti del decreto Rilancio appena varato dal governo BisConte con due mesi di ritardo, «mancano ancora diversi capitoli. A partire da Industria 4.0, che la stessa pandemia ha dimostrato essere un asset strategico e che andrà affrontato con decisione nell’ambito della legge di bilancio, e la necessità di accelerare gli investimenti pubblici e privati, assolutamente cruciali. Ci risolleveremo solo se sapremo essere più competitivi e se agli imprenditori verrà riconosciuta la fiducia che meritano, superando l’atteggiamentoinquisitorio” da parte dello Stato o peggio l’inclinazione alla nazionalizzazione».

Secondo Carraro «è sicuramente da apprezzare il fatto che il Governo abbia ascoltato e accolto alcune delle istanze sollevate anche da Confindustria come il taglio dell’Irap per il primo trimestre per tutte le imprese, che però andrà completato con una riforma fiscale complessiva e lo sblocco di 12 miliardi per la liquidazione dei debiti della pubblica amministrazione, ma anche qui bisogna arrivare ad estinguere tutto l’arretrato e rispettare i tempi di pagamento. Questi infatti non sono certo aiuti – sottolinea – ma semplicemente corrispondere quanto già dovuto da tempo». 

Misure «interessanti, da valutare» sono secondo Carraroecobonus” e “sismabonus”, stanziamenti per ricerca, aiuti a fondo perduto, interventi per la patrimonializzazione delle imprese, ma «registriamo ancora una grande frammentazione. Proprio nel momento in cui servono poche regole certe, si va nella direzione opposta. Anche in tema di procedure per la riapertura, dobbiamo districarci tra norme, linee guida, decreti, ordinanze locali, non sempre coerenti tra di loro, che creano maggiore incertezza sia in chi deve applicarli sia in chi deve farli rispettare». 

Fra gli aspetti mancanti, a detta di Carraro, figura «la necessità di accelerare gli investimenti pubblici e privati, assolutamente cruciali. E’ inoltre urgente che il Governo intervenga con misure esimenti la responsabilità civile, penale e amministrativa dei datori di lavoro in caso di contagio da Covid-19 per i dipendenti. Il permanere di tale norma, specie per le aziende medio piccole, sta destando enorme preoccupazione tra imprenditori. Come si può determinare che l’eventuale contagio si sia determinato nel luogo di lavoro o, finito il confinamento in altri momenti della vita sociale del lavoratore?». Già una tipica “probatio diabolica” che nemmeno l’Avvocato del Popolo sarebbe probabilmente in grado di dimostrare, figlia solo di un atteggiamento contrario all’imprenditorialità e al rischio d’impresa di frange ancora troppo ampie di un sindacalismo rimasto a Cipputi.

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