Alto Adige, crollano fatturati e investimenti delle imprese

La crisi da Coronavirus “morde” con decisione su metà delle imprese locali.

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Nonostante il progressivo allentamento delle misure di confinamento da Coronavirus, quasi la metà delle imprese altoatesine, secondo la ricerca estiva dell’Istituto di ricerca economica della Camera di commercio di Bolzano, prevede per quest’anno una redditività insoddisfacente: crollano fatturati, investimenti e le assunzioni previste sono in deciso calo. 

Le previsioni degli imprenditori altoatesini per l’anno in corso confermano la gravità della situazione: circa la metà di loro lamenta una redditività insoddisfacente. Il settore più in difficoltà rimane quello turistico, con oltre tre quarti degli operatori che giudicano negativamente la redditività, ma notevoli criticità si registrano anche nei trasporti e in varie branche del commercio all’ingrosso e al dettaglio.

Le imprese intervistate indicano una drammatica contrazione dei fatturati: dopo che a marzo l’economia altoatesina aveva perso circa un terzo del volume d’affari, in aprile la perdita ha raggiunto il 41%, per poi attestarsi al 29% a maggio, a seguito dell’allentamento delle misure di confinamento. Tuttavia, si osserva una situazione molto eterogenea tra i vari settori. Nel comparto turistico, la diminuzione del giro d’affari a maggio era di oltre il 70% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. 

Gravemente penalizzata dalla crisi è anche la branca del trasporto persone, che ha registrato una perdita del 54%. Significative difficoltà si riscontrano anche tra le cantine sociali e in diversi comparti del commercio e della manifattura. Le uniche branche che evidenziano un aumento del giro d’affari sono le cooperative ortofrutticole e la grande distribuzione alimentare. Nel complesso, tre quarti delle imprese non credono di poter recuperare gli ingenti cali di fatturato entro la fine dell’anno, tanto più che anche a giugno oltre il 60% di esse osservava una domanda inferiore rispetto ai livelli precrisi. Sulla dinamica dei ricavi pesa anche l’andamento dei prezzi di vendita, il cui aumento quest’anno sarà estremamente contenuto.

Si segnala inoltre un incremento dei costi, in parte legato ai cambiamenti organizzativi e all’adozione delle misure di sicurezza volte a limitare la diffusione del Coronavirus, come l’adattamento dei locali aziendali, l’acquisto dei dispositivi di protezione individuali per clienti, collaboratori e collaboratrici, il maggiore utilizzo di imballaggi per i prodotti, le spese di sanificazione dei locali ecc.

A preoccupare le imprese è soprattutto la carenza di liquidità. Questa è dovuta al crollo dei fatturati, ma anche al forte peggioramento della puntualità dei clienti nei pagamenti. Oltre un quarto degli operatori intervistati segnala inoltre un aggravamento delle b di accesso al credito, nonostante le misure di sostegno promosse a livello nazionale e provinciale e l’impegno degli istituti finanziari, che segnalano un forte aumento degli impieghi.

Anche in Alto Adige l’elevata incertezza ha indotto una caduta degli investimenti, che sono stati ridotti dalla maggior parte delle imprese, e delle assunzioni programmate. A giugno gli occupati dipendenti in Alto Adige erano circa 16.000 in meno rispetto allo stesso mese del 2019, con un calo del 7,5%. Nel settore turistico la riduzione sfiora addirittura il 45%. 

In base alle informazioni attualmente disponibili, l’IRE stima che nel 2020 il PIL provinciale farà registrare una contrazione compresa tra il 7% e l’11%.

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