Tamponi Covid al Brennero: coda di Tir per 40 km

La protesta di Conftrasporto Confcommercio: «applicare subito la reciprocità. Il ministro Giovannini intervenga su Bruxelles». Confartigianato Trasporti: «provvedimento eccessivamente penalizzante».

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coda di tir

Per controllare la situazione sanitaria degli autisti di Tir in transito sulla parte austriaca dell’asse del Brennero si sta facendo esplosiva, con la creazione sull’Autostrada del Brennero in direzione nord in uscita dall’Italia di una coda di Tir di 40 km di mezzi pesanti, tanto che è dovuta intervenire la sanità miliare per approntare in emergenza dei punti di controllo e test mobili, oltre che a Bressanone, pure a Rovereto, Affi e a Verona.

La situazione è grave non solo al Brennero, ma anche ai valici di Resia e di San Candido-Prato alla Drava perché per passare in Austria e anche in Germania è necessario che ogni autista esibisca un tampone negativo Pcr o antigenico effettuato nelle 48 ore precedenti, oltre a registrarsi online su https://www.einreiseanmeldung.de/#/ prima di entrare in Germania. In assenza di un certificato, i veicoli vengono deviati verso l’A4, l’A23 per entrare in Austria attraverso il valico di Tarvisio, in modo da bypassare il Tirolo che attualmente è isolato dal resto dell’Austria dal governo di Vienna per l’esplosione dei contagi da Covid-19 e, soprattutto, delle sue varianti.

Al Brennero il blocco è stato particolarmente odioso per gli autisti anche per le condizioni ambientali in cui hanno dovuto aspettare l’esito del test, con oltre 800 mezzi accumulati in un piazzale al freddo rigido. Solo con esito negativo del test i conducenti potranno proseguire il viaggio. 

La coda di Tir ha suscitato la reazione di Conftrasporto Confcommercio: «ma gli autisti che dovessero risultare positivi dove verranno indirizzati? – si domanda il presidente Paolo Uggè – Dovranno abbandonare il mezzo, e dove? Anche l’Italia faccia i tamponi ai conducenti provenienti dalla Germania e dall’Austria, disponendo unità mobili di controllo – propone Uggè in pieno clima di reciprocità –. Se gli autisti italiani vengono considerati portatori di virus, non si vede perché il principio non debba valere per tutti. Chiedo poi che fine abbia fatto il Corridoio verde europeo che ha consentito fino a oggi di gestire con equilibrio la crisi emergenziale e la necessità di garantire la circolazione di mezzi indispensabile per l’approvvigionamento dei beni».

Sui blocchi ai valici di confine interviene anche Michele Varotto, presidente di Confartigianato Trasporti del Veneto: «il provvedimento che ha innescato la creazione di una lunga coda di Tir in uscita, con disagi crescenti per gli autotrasportatori e danni ingenti per tutte le imprese sta penalizzando non solo i nostri autotrasportatori, ma l’intera economia italiana».

Il Brennero, secondo gli ultimi dati disponibili al 2018, è il primo valico alpino per trasporto di merci su strada, con 38,8 milioni di tonnellate, un quarto (25,3%) delle merci che passano per i 15 valichi alpini. La direttrice del Brennero viene utilizzata per il trasporto dei prodotti del “Made in Italy” verso l’Austria e altri sei paesi europei quali Germania, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia e Svezia. 

«Possiamo anche capire le motivazioni sanitarie per la limitazione messa in atto ma non le modalità di attuazione troppo repentine e senza comunicazioni agli addetti ai lavori – prosegue Varotto -. Bene quindi che, tempestivamente, la Polizia abbia istituito filtri più a valle, a Bressanone e perfino a Verona Nord, dove i camion sono dirottati verso altri confini, come quello di Tarvisio. E bene che il nuovo ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Enrico Giovannini, il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, e il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, abbiano concordato di far allestire dalla  Sanità Militare-Ministero della Difesa, postazioni per effettuare i test agli autotrasportatori. Ma – conclude Varotto serve il che il nostro Governo istituisca la reciprocità del tampone. Se noi veniamo considerati portatori di virus, non si vede perché il principio non debba valere per tutti. Mi chiedo poi che fine abbia fatto il Corridoio verde europeo che ha consentito fino a oggi di gestire con equilibrio la crisi emergenziale e la necessità di garantire la circolazione di mezzi indispensabile per l’approvvigionamento dei beni».

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