Ispra, Trentino secondo in Italia per utilizzo di fitofarmaci in agricoltura dannosi per la salute

Trovate 130 sostanze nel 52% delle acque superficiali. Il dato fornito nella conferenza informativa organizzata dal Consiglio provinciale di Trento.

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fitofarmaci in agricoltura Contaminazione da pesticidi

Il Trentino è al secondo posto in Italia, dopo il Veneto, per l’utilizzo di prodotti fitofarmaci in agricoltura, con 1.254 tonnellate, pari a 54 chili per ettaro. A dirlo recenti dati Ispra, riportati da Patrizia Gentilini, medico chirurgo specialista in oncologia ed ematologia e rappresentante del Comitato scientifico dell’associazione Medici per l’Ambiente Isde Italia, intervenuta nella conferenza informativa organizzata dal Consiglio provinciale di Trento sul tema dell’uso dei fitofarmaci in agricoltura. 

«Esiste poi una diversa tossicità tra principio attivo e formulato commerciale. In quest’ultimo sono presenti decine di altre sostanze che rendono il prodotto finale molto più pericoloso del solo principio attivo. E questo è stato dimostrato per il glifosate – ha spiegato Gentilini -. Queste sostanze immesse nel territorio e disperse nell’ambiente contaminano tutto il sistema circostante, senza che vi sia la possibilità di controllarne la diffusione». 

L’Ispra ha dimostrato che in Trentino sono state trovate 130 sostanze, sopra la media nazionale, nel 52% delle acque superficiali. Si tratta di sostanza altamente nocive come l’atrazina. Fortunatamente invece nelle acque sotterranee, dove attingono molti acquedotti, non sono stati trovati pesticidi. Ai fitosanitari – è stato ricordato durante la conferenza informativa – sono esposti innanzitutto gli stessi agricoltori che li utilizzano e le loro famiglie, ma anche i semplici passanti. 

L’esposizione residenziale ha indagato rischi per persone che abitano fino a 8 km di distanza. E ha rilevato un aumento della mortalità per morbo di Parkinson, abortività spontanea, malformazioni, tumori infantili, danni al neuro-sviluppo con calo del quoziente cognitivo e disturbi dello spettro autistico. 

In Val di Non, una delle realtà ad agricoltura intensiva specializzata sulla monocoltura della mela, su 34 individui sani è stata riscontrata nelle urine e nel sangue la presenza di 10 tra pesticidi e fungicidi in quantità diverse a seconda dei periodi in cui sono avvenuti i trattamenti. 

«I fitofarmaci nell’organismo – ha aggiunto Gentiliniriducono la capacità di riparo enzimatico e quindi le difese nel nostro Dna. Da un altro studio recente realizzato dall’università di Firenze è emerso che nelle persone residenti vicino ad aree coltivate con l’agricoltura intensiva i casi di Covid-19 sono stati 134 ogni 100 km2, mentre sono risultate affette dal Coronavirus 49 persone nelle zone non coltivate con agricoltura intensiva. Dunque – ha sottolineato Gentilini -, l’esposizione a queste sostanze altera i meccanismi di difesa dalle malattie, compreso il Covid-19». 

«L’uso sostenibile dei fitofarmaci in agricoltura– ha concluso Gentilini – è di farli diventare inutili, perché sempre anche una minima quantità di queste sostanze finisce nell’ambiente. Occorre quindi puntare all’agrobiologia, contemperando produzione agricola, salute delle persone e dell’ambiente. Questo è il momento in cui avere il coraggio di cambiare».

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