Giunta Valduga 1 & 2: la condanna della Corte dei conti apre uno scenario penale

Si complica la posizione del sindaco, cui viene rilevata una responsabilità per dolo su cui la Procura del Tribunale pare già aver avviato un procedimento penale.

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Francesco Valduga

Si complica la posizione del sindaco di Rovereto, Francesco Valduga, dopo la sentenza di condanna in primo gradoemessa dalla Corte dei conti di Trento che ha ritenuto colpevole il sindaco e la precedente giunta comunale di avere nominato un direttore generale del comune privo di requisiti e “forzando” le norme.

La sentenza, a quasi sei anni dal compimento dei fatti, scompagina gli equilibri politici della città e anche il futurodella nuova amministrazione comunale roveretana, un centro sinistra che ha confermato nella stessa funzione il direttore generale scelto da una maggioranza di centro sempre guidata da Valduga della scorsa legislatura.

Oltre ad avere condannato il sindaco Valduga e i componenti dell’allora giunta comunale alla rifusione di un dannoerariale di circa 300.000 euro (120.000 in carico al solo sindaco), il problema è l’ulteriore accertamento di come il fatto è avvenuto, con la condanna al solo sindaco Valduga di avere utilizzato il dolo nel favorire la nomina del direttore generale del comune. Un dettaglio affatto trascurabile, perché il reato è perseguibile penalmente (e pare che la Procura del Tribunale si sia già mossa al riguardo con l’apertura di un’inchiesta) e perché esponeall’annullamento di tutti gli atti presi dal direttore generale in via autonoma, cosa che terremoterebbe ulteriormente la già non salda guida della città.

La condanna di Valduga e della prima giunta a sua guida non è stata un fulmine a ciel sereno come afferma il sindaco nella sua autodifesa. All’epoca dello svolgimento della selezione per la nomina cui avevano partecipato 26 candidati, il consigliere provinciale Claudio Cia (esponente di Fratelli d’Italia, già di Agire ed ex assessore regionale agli Enti locali) sei anni fa aveva presentato delle interrogazioni per fare luce sulla gestione di tutta la vicenda di selezione del direttore generale, una posizione sostenuta anche da tutte le opposizioni in Consiglio comunale e anche dai sindacati. Già allora Cia metteva nero su bianco in documenti ufficiali che il direttore generale prescelto dal sindaco non aveva i titoli per partecipare alla selezione, per essere preposto alla funzione. Insomma, un vero e proprio pasticcio procedurale dinanzi al quale Valduga ha fatto spallucce e tirato dritto per la sua strada, strada che ora lo ha portato ad una clamorosa condanna per danno erariale e per dolo. E anche la dichiarazione di allora di Valduga «Cia dice il falso: nessuna illegittimità» assume ora una luce decisamente diversa togliendo credibilità e legittimità al proseguimento del mandato di Valduga, soprattutto considerando che il direttore generale è stato riconfermato anche nella nuova legislatura in corso.

Per le opposizioni la soluzione è solo una: «dinanzi ad una sentenza di condanna così netta da parte della Corte dei conti per giunta con l’accusa di dolo e in presenza di una probabile inchiesta penale credo che il minimo da parte del sindaco Valduga sarebbe di rassegnare le proprie dimissioni» afferma la consigliere comunale (e avvocato) di Rinascimento Rovereto, Gloria Canestrini.

Richiesta di dimissioni anche da parte del coordinatore comunale di Forza Italia, Paolo Vergnano: «nella scorsa legislatura noi opposizioni abbiamo cercato di fare rinsavire la giunta comunale e il sindaco a rispettare il chiaro dettato legislativo e regolamentare nelle procedure di nomina del direttore generale. La situazione odierna si devesolo ad una posizione preconcetta da parte del sindaco Valduga che per direttore generale del comune voleva proprioquella persona e per centrare il suo obiettivo non ha esitato a scavalcare le norme. La condanna da parte della Corte dei conti per danno erariale con l’aggiunta dell’accusa del dolo è la pietra tombale per il proseguimento della legislatura da parte del sindaco e della sua maggioranza».

E’ probabile che la sentenza di condanna della Corte dei conti dia la stura ad una serie di ricorsi, sia per i provvedimenti presi dal direttore generale privo di titoli e nominato con una procedura illegittima, oltre che per altri provvedimenti presi senza la necessaria trasparenza e consultazione pubblica.

Prima si conclude la triste esperienza di Francesco Valduga, figlio dell’ex sindaco Guglielmo, l’unico che negli ultimi vent’anni era riuscito a centrare una rielezione, meglio è per la città di Rovereto, che ha la necessità di girare pagina e ripartire con il piede giusto verso il rilancio e la ripresa economica dopo anni di trascuratezza e di abbandono.

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