Francesco Valduga: nuova condanna della Corte dei conti per il sindaco di Rovereto

Dopo i 300.000 euro per la nomina illegittima del dirigente generale del comune (con il sovraccarico del dolo), ora altri 24.000 euro per una consulenza legale illegittima. 

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Il sindaco di Rovereto, Francesco Valduga.

La rielezione a sindaco di Rovereto di Francesco Valduga, il primo sindaco negli ultimi vent’anni a centrare il secondo mandato nonostante il repentino cambio di maggioranza (da una di centro a una di centro sinistra), non gli sta portando bene. Dopo la pesantebotta” della Corte dei conti di alcune settimane fa che ha condannato lui e la giunta comunale a risarcire 300.000 euro per la nomina illegittima del dirigente generale del Comune – di cui 120.000 euro a carico del solo Valduga, per di più bollato di aver agito con dolo, con conseguenti ripercussioni di ordine penale – ecco che la Corte dei conti fa il bis, condannando l’amministrazione Valduga ad un’altra sanzione di 24.805,24 euro, oltre alle spese legali, questa volta per aver affidato una consulenza legale ad un professionista privato invece di avvalersi del legale interno o, in subordine, dell’Avvocatura di Stato.

La nuova sentenza risale alla decisione del 2017 con cui il comune di Rovereto affida una consulenza legale ad un libero professionista per gestire una vicenda legata ad un lascito testamentario intestato all’amministrazione cittadina. La Procura della Corte dei conti ha condannato per danno erariale consistente nella parcella liquidata dal comune al legale esterno, suddiviso per il 50% ripartito in parti ugualia carico del sindaco, del dirigente responsabile settore legale e del segretario comunale; il resto a carico degli assessori della giunta Valduga che approvarono l’incarico.

Al centro del contendere la gestione di una disposizione testamentaria consistente nel lascito al municipio destinati ai lavori di potenziamento della civica scuola musicale. Secondo il sindaco Valduga e la sua giunta, l’avvocato comunale non avrebbe avuto le competenze sufficienti per svolgere l’incarico, nonostante i trent’anni di esperienza a servizio della municipalità. Nemmeno il ricorso all’Avvocatura di Stato fu ritenuto adeguato alla bisogna.

Di parere contrario il pubblico ministero, secondo cui non serviva affidare incarichi esterni legali per un lascito di carattere ritenuto ordinario e che, per le questioni di contabilità connesse, rendevano «opportuna e necessaria la presenza del legale interno» all’amministrazione comunale, per di più «cassazionista e quindi dotato di competenza professionale necessaria».

Da parte loro, le opposizioni affilano le armi annunciando reazioni nella prossima seduta del Consiglio comunale, che vanno ad aggiungersi al problema non trascurabile secondo cui il dirigente generale è stato ritenuto privo dei titoli necessari per svolgere la sua funzione, con tutti gli atti presi dalla giunta Valduga a rischio di annullamento.

Una situazione che, invece dell’arroccamento in difesa, meriterebbe un’ammissione di responsabilità e delle conseguenti decisioni per riconsegnare la città di Rovereto – la seconda del Trentino – ad un governo pienamente legittimato e privo del fumus del dolo

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