“Io sono cultura” rapporto Fondazione Symbola: con la cultura si mangia, eccome!

Nel 2020 il settore in Italia ha generato un fatturato di 84,6 miliardi, anche se il settore ha pagato duramente la pandemia. Francheschi: «strategico investire in cultura per un’italia più sostenibile». 

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Con la cultura si mangia, eccome: lo affermaIo sono cultura”, il rapporto sulle industrie culturali e creative da 11 anni realizzato dalla Fondazione Symbola in collaborazione con UnionCamere, Camera di commercio delle Marche e altri partner, alla presenza del presidente di Symbola, Ermete Realacci, del presidente di Unioncamere, Andrea Prete, e del ministro della Cultura, Dario Franceschini.

Il sistema produttivo culturale e creativo è quello che ha pagato il prezzo più alto alla crisi sanitaria provocata dal Covid-19. La ricchezza prodotta dalla filiera si è ridotta del –8,1% contro il -7,2% medio nazionale; anche l’occupazione è scesa notevolmente, con un -3,5% (-2,1% per l’intera economia italiana). In entrambi i casi, le attività principali hanno sofferto maggiormente, con una contrazione che, rispettivamente, si è attestata al -9,3% e -4,8%.

Nonostante il difficile anno trascorso, la filiera culturale e creativa si conferma comunque centrale all’interno delle specializzazioniproduttive nazionali, grazie a 84,6 miliardi di euro di valore aggiunto prodotti e poco meno di 1,5 milioni di persone occupate; valori che, rispettivamente, incidono per il 5,7% e 5,9% di quanto complessivamente espresso dall’intera economia italiana e una capacità moltiplicativa pari a 1,8 (per un euro prodotto se ne generano 1,8 nel resto dell’economia) che sale a 2,0 per il patrimonio storico e artistico e a 2,2 per le industrie creative.

Alcuni comparti culturali e creativi hanno comunque mostrato segnali di tenuta generale. In particolare, le attività di videogiochi e software, pur registrando una leggera riduzione degli occupati (-0,9%), hanno aumentato la ricchezza prodotta del +4,2%, anche per via della spinta al digitale e all’home entertainment che i vari confinamenti succedutesi hanno prodotto. Al contrario, una crisi generalizzatasembra aver interessato le attività di valorizzazione del patrimonio storico e artistico e le arti di spettacolo. Il comparto del patrimonio storico e artistico ha registrato una contrazione del -19,0% relativamente alla ricchezza prodotta e del –11,2% in termini occupazionali; peggio ancora per gli spettacoli, rispettivamente scese del –26,3% e del -11,9%.

Sia in termini di valore aggiunto che di occupazione emerge una chiara differenziazione tra il Nord Italia e il Mezzogiorno, con quest’ultimo capace di assorbire appena il 15,5% del valore aggiunto nazionale della filiera e il 19,5% relativamente all’occupazione. Il differenziale tra le due aree del Paese appare ulteriormente peggiorato alla luce dei risultati del 2020, stante un quadro congiunturale negativo. Sia il valore aggiunto (-8,6%) sia l’occupazione (-3,8%) della filiera hanno registrato una dinamica peggiore di quella media nazionale, a riprova dell’importanza di intervenire a sostegno delle aree più svantaggiate del Paese anche e soprattutto in relazione alle attività produttive culturali e creative.

Nessuna regione italiana, tra il 2019 e il 2020 e per entrambi gli indicatori di contabilità nazionale, ha fatto registrare variazioni positive. Tra le regioni che hanno maggiormente risentito della crisi la Toscana, il cui valore aggiunto generato ha subito una contrazione a doppia cifra (-10,4%). Particolarmente accentuate sono state anche le contrazioni registrate in Basilicata (-9,9%) e nel Molise (-9,7%). In termini occupazionali, invece, le dinamiche peggiori sono da associare alla Sicilia (-4,3%) e alla Sardegna (-4,2%), seguite dalla Valle d’Aosta(-4,1%).

L’area metropolitana di Milano è al primo posto nelle graduatorie provinciali per incidenza di ricchezza e occupazione prodotte, con il 9,7 e il 9,8%. Roma è seconda per valore aggiunto (8,7%) e quarta per occupazione (7,8%) mentre Torino si colloca terza (8,4%). Seguono, per valore aggiunto Arezzo (7,6%), Trieste (7,1%), Firenze (6,7%), Bologna (6,2%) e Padova (6,1%). In termini di occupazione, la posizione di vertice per incidenza dei posti di lavoro sul totale dell’economia è di Milano.

Il ruolo della cultura non si ferma alla sola quantificazione dei valori della filiera. Importanti sono anche i legami tra cultura e turismo. La Lombardia è la prima regione per spesa turistica attivata dalla domanda di cultura (3,9 miliardi di euro) e quinta per incidenza della stessa sul totale della spesa culturale (47,6%, quasi 10 punti in più della media nazionale). Il legame tra cultura e manifattura appare evidente nelle realtà distrettuali, ovvero in quelle aree dove è presente una rilevante concentrazione di professioni artigianali, che valorizzano competenze creative del “Made in Italy”. Fra queste eccellenze distrettuali, fortemente orientate ai mercati esteri, Monza-Brianza, Arezzo, Alessandria, Modena, Reggio Emilia, Pesaro-Urbino.

«L’Italia deve essere protagonista del nuovoBauhaus” voluto dalla Commissione europea per rinsaldare i legami tra cultura, creatività, produzione, scienza, tecnologia e affrontare la transizione verde – ha auspicato il presidente di Symbola, Ermete Realacci -. Cultura, creatività e bellezza sono la chiave di volta di molti settori produttivi di un’Italia che fa l’Italia e consolidano la missione del Paese orientata alla qualità e all’innovazione».

Secondo Andrea Prete, presidente di Unioncamere, «le attività culturali e creative sono un settore che per il suo altissimo apportoall’economia del Paese, merita la massima attenzione da parte di tutti i soggetti che possono contribuire alla sua ripresa e al suo sviluppo, tra i quali le Camere di commercio».

Particolarmente soddisfatto il ministro alla Cultura, Dario Franceschini: «gli investimenti in cultura in Italia non sono soltanto un adempimento di un dovere costituzionale, ma sono anche una grande opportunità di sviluppo economico e di crescita sostenibile. Rispetto a una marginalità rassegnata, via via nel tempo si è acquisita una nuova centralità degli investimenti in cultura. Anche quest’anno il Rapporto Symbola dimostra con la forza dei numeri quanto sia importante per questo settore investire, crescere, per tutta l’economia del Paese».

«Io credo che tutto questo diventi ancora più attuale dopo la pandemia – ha aggiunto Franceschini – durante cui si è capito quanto sia utilel’intervento del pubblico per sostenere il settore con ammortizzatori sociali che non c’erano e con interventi che si sono aggiunti a quelli universali. Le grandi crisi portano grandi problemi, ma creano anche nuove opportunità e mi pare che molti decisori politici che cosa vuol dire l’Italia senza cultura. Questo ha portato e porterà credo in modo stabile – spero non più legato alla presenza delle persone fisiche o al colore della maggioranza di governo – che l‘investimento in cultura è una delle priorità per l’Italia proprio per lo sviluppo sostenibile dei prossimi anni. Lo abbiamo dimostrato concretamente nel Pnrr che ha quasi sette miliardi di investimenti in cultura».

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