Elezioni in Trentino 2023: serve partecipazione e realismo democratico

Serve chiarezza e progetti politici concreti per rilanciare la crescita e il benessere della Provincia. Di Domenico Catalano 

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elezioni in trentino

Nell’antica Grecia, “agorà” era la piazza principale della polis dove i cittadini si riunivano per confrontarsi e per prendere decisioni di tipo collegiale all’insegna della partecipazione: ora, con l’avvinarsi delle elezioni in Trentino 2023, alcuni esponenti di gruppi politici, presenti in Provincia, hanno identificato la loro agorà con un palco dove si ritrovano per esprimere il proprio pensiero, senza alcun contraddittorio o dibattito con altre persone, trattando delle problematiche completamente avulse dalle reali problematiche che imprenditori e persone comuni devono quotidianamente affrontare.

Tra queste, particolare attenzione meritano i gruppi familiari che sono costretti a sbarcare il lunario con 1.200 euro al mese, trovandosi a sostenere affitti esosi e rincari delle bollette energetiche relative all’anno 2022, di sicuro fuori ogni preventivo.

Senza dubbio, l’attuale situazione, tralasciando le congiunture economiche, è il risultato di ciò che i dirigenti politici hanno seminato nei decenni precedenti quando, anziché attuare una seria politica di sviluppo del Trentino, si sono limitati a sovvenzionare tanti, troppi gruppi industriali che, dopo averne usufruito, hanno abbandonato il territorio lasciandolo depauperato, allargando il divario economico con l’Alto Adige.

Già allora bisognava essere lungimiranti e creare le premesse volte a rendere il Trentino in grado di esercitare una forte attrattiva su nuove realtà economiche, piuttosto che favorire le famose devastanti delocalizzazioni. Ma non si è fatto nulla di tutto ciò.

Certo è che, per rendere competitiva una zona industriale, bisognava in primo luogo spostare i servizi funzionali destinati alle aziende, inaugurando “servizi a chilometro zero”, per permettere all’imprenditore di trovare, a poca distanza dal suo opificio, uno sportello pubblico, formato da persone preparate ed esperte, le quali, recependo le sue esigenze, lo indirizzassero all’ufficio competente, mettendolo in collegamento con il dirigente designato, così da trovare la giusta soluzione ad ogni problematica dell’azienda.

In secondo luogo, bisognava studiare e realizzare un piano di collegamenti stradali del sito produttivo con altre zone altamente avanzate, poiché era prevedibile il rischio della sua marginalizzazione con la conseguente sua trasformazione, nel medio periodo, in una zona artigianale.

Inoltre, era anche necessario studiare un piano per accedere all’energia in maniera vantaggiosa, sfruttando l’opportunità offerta dall’idroelettrico in combinazione con altre fonti alternative.

Ora, individuando nei servizi offerti, nelle vie di comunicazione e nell’accesso all’energia le tre misure per il rilancio di una zona industriale, sorge una domanda: quali sono le proposte che gli aspiranti presidenti della provincia di Trentopropongono, ad esempio, per il rilancio della zona industriale di Rovereto?

Sarebbe interessante conoscere il pensiero di coloro i quali si stanno proponendo alla guida dell’Autonomia trentina in ordine alla proposta del gruppo parlamentare dei Socialdemocratici e Verdi presso il Parlamento europeo che vogliono intervenire con il limitare fortemente l’uso degli alcoolici perché ritenuti agenti cancerogeni di categoria A, con la conseguenza della crescita del prezzo del vino, dell’etichettatura allarmante delle bottiglie così come avviene nei pacchetti di sigarette e limitazioni alla pubblicità. Il tutto alla faccia della Dieta mediterraneatutelata dall’Unesco.

Queste proposte sono state recepite dalla Commissione parlamentare europea per l’Ambiente, la Sanità Pubblicae la Sicurezza Alimentare (Envi) con 29 voti a favore, un contrario e quattro astenuti. Il report passerà al vaglio della sessione plenaria del Parlamento europeo nel mese di febbraio 2022 e su tali indicazioni si baseranno le decisioni della Commissione europea per l’emanazione di direttive in materia.

Se suddette indicazioni venissero approvate, è evidente la penalizzazione della filiera del vino, i cui danni avrebbero delle ripercussioni imprevedibili e gravi sull’economia trentina.

Non sfugge il fatto di come risulti alquanto bizzarro che, mentre in Europa da un lato si suggeriscono delle iniziative tendenti a limitare l’uso delle bevande alcoliche che possono contenere sostanze potenzialmente cancerogene, pertanto volte a salvaguardare la salute delle persone, dall’altro si è favorevoli, nell’ambito della stessa area di pensiero politico, alla liberalizzazione delle droghe leggere che, come confermano svariate pubblicazioni universitarie, producono, oltre che dipendenza, danni cerebrali gravissimi, specialmente nei minori.

Sarebbe interessante conoscere l’orientamento di questi gruppi politici che si stanno formando per la sfida elettorale del 2023, in ordine alle tematiche che via via emergono, così da permettere agli elettori di avere un quadro concreto si cui basare la propria decisione di voto evitando di correre il rischio di indirizzare la sua preferenza non sul programma, bensì su un proprio tornaconto personale che potrebbe non coincidere con il bene comune.

Bisognerebbe tornare a discutere dei reali problemi delle persone che, sentendosi sempre più ai margini, sono così scoraggiate e deluse da astenersi dal voto, commettendo in tal modo un errore gravissimo. Infatti, degli aventi diritto, in media, solo il 50% degli elettori si reca alle urne. Ne consegue che il quorum, per vincere, si è abbassato ad un realistico 25% e ciò diventa facile terreno di conquista per i soliti gruppi di persone che, da tempo immemorabile, si trovano nei gangli vitali del potere di questo territorio.

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