In Friuli Venezia Giulia nasce Confcooperative Alpe Adria

Racchiude 400 imprese per un fatturato complessivo di quasi 500 milioni di euro, oltre 24.000 soci e 11.000 addetti. 

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Confcooperative Alpe Adria

In Friuli Venezia Giulia nasce Confcooperative Alpe Adria, una realtà che annovera 400 imprese per un fatturato complessivo di quasi 500 milioni di euro, oltre 24.000 soci e 11.000 addetti, associazione nata a Trieste, dall’unione delle organizzazioni provinciali di Gorizia, Trieste e Udine.

«Questi ultimi anni, con la pandemia, hanno cambiato l’interlocuzione tra impresa e rappresentanti politiche – ha detto la neo presidente di Confcooperative Alpe Adria, Paola Benini -. Dobbiamo fare una politica che metta al centro l’integrità delle persone, il senso di unità. L’impresa cooperativa ha questa dimensione nel Dna».

All’evento ha partecipato anche il friulano e ministro per le Politiche agricole, il grillino Stefano Patuanelli, cui Benini ha ricordato che il mondo della cooperazione ha anche un «ruolo fondamentale» per garantire equità: «le imprese cooperative non delocalizzano, non hanno sede in paradisi fiscali, non hanno proprietari esteri. Sono radicante sul territorio dove investono e spesso lo fanno in piccole comunità locali, assumendo personale in loco. Quello che si concretizza oggi è un percorso indispensabile. Siamo leader silenziosi, forse troppo, in settori che altre realtà hanno abbandonato o dove, per la scarsa redditività, hanno preferito nemmeno entrarci».

Alla presentazione di Confcooperative Alpe Adria ha partecipato in rappresentanza della Regione il vicepresidente con delega alla Salute e alle Politiche sociali, Riccardo Riccardi: «esprimo l’apprezzamento della Giunta regionale per il grande sforzo compiuto da Confcooperative che è riuscita a unire le esperienze territoriali di Trieste, Udine e Gorizia creando una rete più forte e raggiungendo un risultato non scontato. Una rete di cui sentiamo il bisogno in questo momento di ricostruzione auspicando il superamento della pandemia».

Riccardi si è soffermato sulla capacità di risposta del sistema cooperativo attraverso la cooperazione sociale «che considero insostituibile. E’ un sistema che deve giocare un ruolo da protagonista in questa fase di ricostruzione dopo la pandemia, una ricostruzione immateriale molto diversa dall’esperienza del sisma del ’76 e più complessa. In questa cornice si inserisce la necessità di dare risposte anche ad una tensione sociale frutto delle conseguenze del periodo pandemico attraverso la grande esperienza della cooperazione, tramite la coprogettazione fondata sul principio della sussidiarietà».

Per il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, «oggi festeggiamo un’operazione meritoria, di visione strategica di sviluppo per il nostro territorio. Mi è sempre piaciuto il simbolo del melograno, perché rappresenta la forza delle singolarità e al contempo l’unione nella cooperazione. Dentro il modello cooperativistico c’è la risposta strategica per l’intero nostro Paese. Dopo il fallimento del modello economico del proletariato al potere, anche quello selvaggio liberista sta mostrando il suo fallimento, perché la pandemia renderà sempre più ricchi i ricchi e una classe media che, causa l’inflazione e l’aumento dei costi delle materie prime e delle bollette, sarà sempre più povera. Pochi ricchi si occuperanno in maniera magnanima di tanti poveri, ma facendoli diventare non più cittadini ma sudditi. Allora la risposta è nella solidarietà».

Zanin non ha risparmiato le critiche a quelle cooperative che «hanno cercato di scimmiottare società per azioni, aziende che cercano il massimo lucro attraverso lo sfruttamento della forza lavoro», mentre si deve restare «nel significato per cui nasce una cooperativa, ovvero esaltare il valore dell’uomo attraverso un’azione che si chiama lavoro, certo per fare ricchezza ma finalizzata alla condivisione sociale e solidale di quella produzione, all’esaltazione della classe media».

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