Il Diesel non inquina se alimentato con carburanti Hvo: lo afferma Audi.

Intanto, la causa promossa Centro europeo consumatori Italia di Bolzano davanti alla Corte d’appello di Braunschweig in Germania ha ammesso le richieste di risarcimento di automobilisti italiani truffati dal gruppo Volkswagen nel caso “Dieselgate”. 

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Il motore Diesel non inquina: passo avanti sulla verità relativa all’effettivo impatto ambientale dei motori termici e del Diesel in particolare, finito nel gorgo dello scandalo delle emissioni truccate del “Dieselgate” a seguito del “magheggio” dei vertici del gruppo Volkswagen nel passaggio dallo standard Euro 5 ad Euro 6, per risparmiare qualche centinaio di euro a motore per l’adeguamento tecnologico.

Secondo l’Audi, il motore Diesel non inquina se alimentato con i nuovi carburanti a basso tenore di carbonio come il gasolio HVO ricavato da scarti agricoli che riesce ad abbattere dal 70 al 95% le emissioni inquinanti. Lo certifica il costruttore tedesco che, contemporaneamente alla sua azione di spinta verso l’elettrificazione della mobilità che prosegue più a rilento di quanto sperato perché i consumatori non hanno abboccato alla martellante pubblicità spesso fuorviante, sta riomologando i suoi motori Diesel all’utilizzo dei nuovi carburanti che possono essere un’alternativa concreta, sostenibile, a ridotto impatto ambientale e, soprattutto, privo di conseguenze geopolitiche e strategiche rispetto alla dipendenza del monopolio cinese, capace di intervenire subito su gran parte dei 350 milioni di veicoli circolanti sfruttando l’attuale, esistente rete logistica.

Secondo Audi, i carburanti Hvo sono prodotti a partire da scarti vegetali dell’industria alimentare e da residui agricoli e zootecnici, e possono arrivare a sostituire completamente il gasolio di origine fossile se utilizzati in purezza invece di quote sempre maggiori rispetto a quello fossile come avviene oggi.

Una testimonianza ulteriore di come il motore Diesel non inquina, specie in un momento che il governo italiano si appresta a rilanciare gli incentivi all’acquisto di auto nuove, sia necessario evitare di sostenere maggiormente l’auto elettrica rispetto a quelle con motore termico: il governo farebbe meglio a sostenere da subito un piano massiccio volto alla produzione e diffusione di carburanti a basso tenore di carbonio, che consentono da subito di limitare l’inquinamento.

Intanto, sempre in ambito dello scandaloDieselgate” che ha coinvolto i modelli del gruppo Volkswagen arriva la notizia che la Corte d’appello di Braunschweig in Germania ha ammesso la richiesta di risarcimento degli automobilisti italiani truffatinello scandalo. L’iniziativa promossa dal Centro europeo consumatori Italia di Bolzano per dare ai consumatori italiani lo stesso trattamento di quelli tedeschi ha avuto successo.

Il gruppo Volkswagen, difeso da una società multinazionale di studi legali del calibro di Freshfields Bruckhaus Deringer, che ha preannunciato la presenza di cinque suoi avvocati. Si affiancheranno a tre professionisti che lavorano nell’ufficio legale della casa automobilistica, è stato nuovamente battuto.

La Germania ha attirato anche migliaia di cause individuali di consumatori di tutta la Ue, soprattutto spagnoli: davanti alla corte di Ingolstadt sono attive le cause relative alle vetture a marchio Audi, mentre a quella di Braunschweig le cause relative ai marchi Volkswagen, Skoda e Seat.

Il gruppo Volkswagen si difende contestando il ricorso al diritto tedesco da parte di consumatori non teutonici, molto più favorevole ai consumatori rispetto a quello di altri paesi, attratti dal fatto che la Germania è l’unico paese europeo in cui il gruppo ha accettato di chiudere cause raggiungendo accordi stragiudiziali con i consumatori. Solo sul mercatoamericano, luogo dove lo scandalo “Dieselgateè emerso per via dei controlli precisi da parte del ministero dell’Ambiente Volkswagen ha erogato risarcimenti volontari ai consumatori truffati.

Sul fronte italiano, finora la Volkswagen è stata condannata dal Tribunale di Venezia lo scorso luglio a pagare chi ha aderitoalla class action promossa da Altroconsumo oltre 200 milioni di euro per risarcire con 3.300 euro più interessi gli 63.037 automobilisti aderenti ammessi.

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